“Il mito della satira, della lama che taglia la gola ai tiranni e ai bigotti, sta affogando in una pozzanghera di cinismo a buon mercato. La vignetta sulla tragedia di Crans-Montana è un rantolo"

di Elisa Garfagna *
(dalla sua pagina Facebook)
C’è qualcosa di profondamente patetico nel veder morire un mito. E il mito di Charlie Hebdo, quello della satira, della lama che taglia la gola ai tiranni e ai bigotti, sta affogando in una pozzanghera di cinismo a buon mercato. La vignetta sulla tragedia di Crans-Montana è un rantolo. Il problema non è che "hanno esagerato". Il problema è che sono diventati pigri.
Fare satira su una strage mentre i corpi sono ancora caldi non è un atto di coraggio civile, è bullismo grafico. È la scorciatoia di chi non ha più un’idea originale e allora punta dritto allo stomaco, cercando lo sdegno per nascondere il fatto di non avere più nulla da dire. La vera satira richiede talento: devi sapere dove incidere per far uscire il pus dell’ipocrisia. Qui, invece, hanno usato la matita come un machete arrugginito, colpendoti a caso solo per vedere se sanguini.
Difendere il loro diritto di pubblicare è un dovere democratico, certo. Ma non confondiamo la libertà di espressione con l’obbligo di farsi piacere lo squallore. Dire che questa roba è "satira" è un insulto a chi la satira la fa davvero, rischiando la pelle contro i potenti, non contro le famiglie delle vittime.
Hanno scambiato il nichilismo per libertà. Sono diventati dei ragazzini viziati che bestemmiano al funerale solo perché nessuno li guarda più. Pessimi, non perché offensivi, ma perché irrilevanti. E per un vignettista, l’irrilevanza è l’unica condanna a morte che conta davvero.
* esperta di comunicazione