"Anch’io qualche volta mi sono arrabbiato di fronte al televisore o ascoltando la radio, ma non mi ha mai sfiorato l’idea di mettere in ginocchio la RSI, perché è un’istituzione troppo importante per la Svizzera italiana!"

di Luigi Pedrazzini *
“In temp da guera, püsée ball che tera!” Così riassumeva un vecchio adagio popolare la propensione dei contendenti a diffondere mezze verità, o evidenti esagerazioni, nelle campagne per le votazioni popolari. Anche la discussione sull’iniziativa “200 franchi bastano” non mi sembra priva di tentativi continui di confondere le idee mettendo in campo affermazioni tutte da verificare, a partire dalla denominazione stessa dell’iniziativa e cioè che un canone di 200 fr è sufficiente per finanziare una radiotelevisione pubblica nazionale capace, come lo è oggi la SSR, di essere presente con una sua azienda in tutte le regioni linguistiche del Paese e capace di offrire programmi equivalenti alla comunità maggioritaria composta dagli svizzero tedeschi, alla importante minoranza francofona e alla più piccola componente italofona.
Spero che al momento di esprimere il proprio voto le cittadine e i cittadini della Svizzera italiana si rendano conto che in nessun altro paese al mondo una piccola comunità come lo è la nostra ha il privilegio di avere una radiotelevisione d’importanza nazionale che dà lavori qualificati a un migliaio di persone, che porta l’italiano oltre Gottardo (anche a beneficio degli italofoni che vivono e lavorano nella Svizzera tedesca e romanda), che fa conoscere usi e costumi delle nostre comunità, delle nostre città ma anche delle nostre valli, che sostiene e promuove le tradizioni, i progetti culturali importanti (OSI, Locarno Film Festival), che fa conoscere le attività delle associazioni culturali, ricreative, sportive, che dà voce a tutti i politici, anche a quelli che la criticano!
Spero che si sappia andare oltre gli stereotipi, i luoghi comuni: che alla RSI lavorano troppi frontalieri perché non è vero, che gli stipendi della RSI sono fuori mercato perché non è vero, che “sono tutti di sinistra” perché, al di là del diritto dei dipendenti RSI di avere un’opinione personale, analisi approfondite e serie hanno dimostrato che l’informazione dell’azienda è equilibrata, completa e verificata. Alla RSI lavorano professionisti seri!
Spero, poi, che non ci si fermi alle impressioni: 200 franchi non bastano se vogliamo che la nostra radiotelevisione, la RSI, sia in grado di continuare a garantire un’offerta completa (generalista), di qualità, rivolta a tutte le telespettatrici e a tutti i telespettatori: a chi chiede eventi culturali, a chi ha sete di conoscenze documentaristiche, a chi vuole essere informato di ciò che accade nel mondo, in Svizzera, in Ticino, nelle Valli, a chi vuole informarsi in modo completo sulle elezioni e le votazioni, a chi si interroga come consumatore e, da ultimo, a chi ama lo sport. E se la risposta è che la RSI deve occuparsi solo dell’essenziale, si dica apertamente quanto costerà alle famiglie acquistare i pacchetti di programmi che la RSI non potrà più produrre. Certamente più di 100 franchi l’anno!
Spero infine che non ci si lasci guidare da impressioni soggettive, legittime, forse anche giustificate ma oggettivamente non determinanti quando si tratta di decidere del futuro di un’azienda molto importante per fare sentire la nostra voce sul piano nazionale e per garantire a tutti noi un’informazione seria, approfondita, verificata. Anch’io qualche volta mi sono arrabbiato di fronte al televisore o ascoltando la radio, ma non mi ha mai sfiorato l’idea di mettere in ginocchio la RSI, perché è un’istituzione troppo importante per la Svizzera italiana!
Ho contatti oltre Gottardo e mi trovo spesso confrontato con la domanda: ma è possibile che il Canton Ticino accolga l’iniziativa “200 franchi bastano”? Sapendo come l’attuale sistema di ripartizione del canone ci favorisce, conoscendo e rispettando le legittime aspettative delle minoranze e credendo nella solidarietà fra Confederati, fanno molta fatica a capire il sostegno ticinese all’iniziativa. E io mi trovo in difficoltà a dare spiegazioni, perché non riesco a togliermi dalla testa la convinzione che, al di là di tutto quello che ho letto e ascoltato, votando sì ci facciamo male, ci tiriamo la zappa sui piedi!
Qualcuno ha scritto che il “sistema SSR”, che dà alle minoranze i mezzi necessari per disporre di un servizio pubblico radiotelevisivo d’importanza nazionale, è una forma di assistenzialismo. In realtà è una straordinaria espressione di un federalismo solidale che è pilastro fondamentale della Svizzera. I nostri nonni hanno visto lontano, hanno creato l’azienda radiotelevisiva nazionale su basi regionali perché consapevoli di quanto ciò fosse importante per tutelare le minoranze linguistiche. Erano certamente consapevoli che così facendo avrebbero richiesto a tutti gli Svizzeri un canone elevato: per avere la radiotelevisione ancorata nel territorio, per offrire programmi in quattro lingue, per assicurare un’informazione capillare, per promuovere le identità, le culture, le specificità di tutte le regioni svizzere, grandi e piccole, per portare gli accadimenti del mondo (politici, sociali, ricreativi, sportivi) in tutte le case, con medesima qualità giornalistica e tecnica.
L’iniziativa popolare – come ha spesso detto il Consigliere Federale UDC Rösti, che la sta combattendo con forza e convinzione – non si limita a contenere i costi del servizio pubblico, ma ne dimezza le risorse, imponendo smantellamenti che colpiranno tutta la Svizzera e in primo luogo le minoranze!
200 franchi non bastano!
* già presidente CORSI