"In questo quadro si inserisce anche il tema dei ristorni ai Comuni italiani di confine. Anche qui serve precisione, non slogan"

di Simona Genini *
Nel settembre del 2025, la cittadinanza ticinese ha approvato in modo chiaro due iniziative popolari, affidando un mandato preciso a Parlamento e Governo.
Il punto di partenza, a mio giudizio, deve essere uno solo: la volontà popolare va rispettata.
Rispettarla, tuttavia, non significa rinunciare alla serietà istituzionale. Significa evitare il paradosso per cui un’iniziativa accolta sul piano politico finisca poi per arenarsi perché manca una costruzione finanziaria sostenibile.
È proprio per evitare, in futuro, situazioni di impasse come quella vissuta in queste settimane che, a nome del Partito liberale radicale, ho promosso un’iniziativa parlamentare generica che pone una questione semplice: quando si sottopongono al popolo iniziative con un impatto finanziario rilevante, occorre indicare con maggiore chiarezza anche il metodo di finanziamento. Non per limitare i diritti popolari, ma per proteggerli.
Gli sviluppi annunciati dalla Commissione della gestione vanno letti in questa prospettiva. Dopo settimane di tensioni e confusione politica, è stato finalmente trovato un punto di equilibrio: entrambe le iniziative andranno in Gran Consiglio già a giugno e per entrambe verrà fissata una data di entrata in vigore.
Anche lo spacchettamento non va letto come una fuga, ma come una scelta di chiarezza. Le due iniziative non sono identiche. Quella della Lega ha natura fiscale ed è tecnicamente più immediatamente applicabile. Quella socialista del 10% rappresenta invece una riforma strutturale più complessa. Il vero nodo non è solo quanto spendere, ma come costruire un sistema sostenibile nel tempo, armonizzato con quanto già esiste.
In questo quadro si inserisce anche il tema dei ristorni ai Comuni italiani di confine. Anche qui servono serietà e precisione, non slogan.
I ristorni sono parte di un equilibrio negoziato tra Svizzera e Italia. L’articolo 9 del nuovo Accordo sui frontalieri stabilisce chiaramente che, per i cosiddetti vecchi frontalieri, i salari restano imponibili esclusivamente in Svizzera.
Se misure come la cosiddetta tassa sanitaria dovessero concretamente alterare questo equilibrio, sarebbe legittimo interrogarsi su misure adeguate e proporzionate a tutela degli interessi ticinesi e del rispetto degli accordi.
Non sarebbe nemmeno una discussione del tutto nuova: già nel 2011, in un contesto di stallo negoziale con l’Italia, il tema del blocco dei ristorni era stato utilizzato come leva politica per sbloccare una situazione giudicata non più sostenibile.
La Svizzera, del resto, ha già privilegiato la via istituzionale in altri dossier, penso al caso delle Sagl unipersonali, senza che finora si sia giunti a soluzioni concrete.
Difendere gli interessi del Ticino non significa reagire di pancia. Significa muoversi in modo serio, credibile e giuridicamente sostenibile.
Perché la politica responsabile non è quella degli slogan.
È quella che sa rispettare la volontà popolare e, allo stesso tempo, costruire soluzioni che reggano nel tempo.
* deputata PLR