"Ci si nasconde dietro alla falsa illusione che bastino i sussidi, ma la gente vuole lavorare e vivere dignitosamente, in modo autonomo, con il proprio stipendio"

di Amalia Mirante *
La disoccupazione in Ticino cresce. È vero, non era necessario attendere gli ultimi dati: sarebbe bastato prestare attenzione agli articoli che annunciano, ormai quasi ogni giorno, la chiusura di una nuova azienda. La situazione si fa sempre più complessa e, in un territorio come il nostro, non possiamo limitarci a indicare i conflitti geopolitici e le tensioni internazionali come unica causa. Purtroppo, la situazione economica del Cantone diventa sempre più preoccupante e persino aziende storiche, attive sul territorio da decenni, incontrano difficoltà crescenti.
In questo contesto si inserisce il dato appena pubblicato relativo al tasso di disoccupazione in Ticino nel primo trimestre del 2026. Come spesso accade, anche questa volta il dato calcolato secondo il metodo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), basato su rilevazioni statistiche tramite sondaggi telefonici, parla di un tasso del 7,6%: oltre 14’000 persone in cerca di lavoro. Impressionante la differenza con il dato calcolato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO): in questo caso il tasso sarebbe solo del 3,2%, con 5’500 disoccupati.
Naturalmente conosciamo bene la diversa natura di questi due indicatori. Il dato SECO si basa esclusivamente sulle persone iscritte presso gli uffici regionali di collocamento. Abbiamo sempre detto che questo numero è evidentemente sottostimato, perché ci sono molte persone in cerca di lavoro che, per una ragione o per l’altra, non rientrano nelle statistiche ufficiali.
Ma la questione non è un aspetto secondario, né una problematica che riguarda solo gli economisti. Quando la differenza è così grande, è indispensabile che la politica economica del nostro Cantone ne tenga conto. Il tasso ILO è cresciuto dal 6,7% del quarto trimestre 2025 e dal 6,6% dello stesso periodo dell’anno scorso. Per trovare un dato così alto bisogna risalire al secondo trimestre del 2021, in piena crisi Covid.
Ora è il momento di agire. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche. È il momento che il lavoro, con tutte le sue difficoltà, torni a essere il tema centrale della politica economica e sociale di questo Cantone.
Eppure, mentre la situazione continua a peggiorare, il silenzio diventa sempre più assordante. Possibile che nessuno si preoccupi delle aziende che continuano a chiudere e delle persone che ormai sono disperate? Ci si nasconde dietro alla falsa illusione che bastino i sussidi, ma la gente vuole lavorare e vivere dignitosamente, in modo autonomo, con il proprio stipendio.
* deputata Avanti con Ticino & Lavoro