Dura critica alla proposta cantonale: “Lo spezzamento della regione è la peggior cosa che si possa immaginare: due realtà minori e senza avvenire, destinate più a farsi la guerra tra loro che a guardare al futuro. Uno stallo permanente"

di Bruno Cereghetti
Nel 1990, in occasione del mio insediamento come Presidente del Consiglio comunale cittadino, avevo incentrato il discorso sulla Grande Locarno, come insieme di tutti i Comuni, idealmente da Brissago a Gordola, quale unica possibilità per il Locarnese tutto di avere il necessario peso specifico nel Cantone. Non ho mai cambiato idea e posizione.
Nei miei 12 anni di Municipio mi appellavano “Granfusionista”. Non ho avuto molta simpatia, anche se non ero contrario, all’allora costituito Convivio dei Sindaci della regione. Proprio perché ne vedevo il freno temporeggiatore verso la grande aggregazione.
In Gran Consiglio sono stato relatore a favore dell’Iniziativa Ghiringhelli, che voleva portare il tema dell’aggregazione del Locarnese (e anche Bellinzonese, all’epoca), davanti al voto di tutto il Cantone, considerati gli attendismi acritici e passatisti a livello regionale. Ho avuto una parte attiva anche nel ricorso al Tribunale federale contro la decisione del Gran Consiglio di non approvare l’Iniziativa Ghiringhelli. Ricorso evaso dal TF in seduta pubblica, con una risicata maggioranza che ha respinto il ricorso (tre Giudici a due).
Correva l’anno 2016. Da allora il Bellinzonese ha fatto progressi nella giusta direzione. Mentre nel Locarnese ha imperato il vuoto assoluto. Rotto qua e là da qualche goffaggine scaduta anche nel ridicolo. Nella campagna elettorale per le ultime Comunali tutti i partiti di governo (PLRT, Centro, Lega e PS) hanno blaterato che con Losone era praticamente cosa fatta. E da lì sarebbe iniziato il galoppo verso una maxi-aggregazione.
Personalmente ho avversato similare dabbenaggine. E i fatti mi hanno dato ragione. Ora sembra muoversi qualcosa. Ma nella direzione sbagliata che più sbagliata non si può. Il Cantone ha formulato la proposta di due poli locali: quello Urbano (Locarno, Minusio, Losone, Brione s/Minusio, Orselina) e quello Periurbano (Tenero-Contra, Mergoscia). Con i grandi rifiuti di Ascona e Muralto. Ora, che nei discorsi aggregativi appaiano posizioni di “villaggi gallici” è cosa nota. E dobbiamo convivere. Anche se preoccupa la chiusura mentale di Ascona, che in un quadro di grande aggregazione avrebbe solo da guadagnare, considerata la sua importanza nella regione.
Intanto bisogna cominciare col sottolineare che, Locarno a parte – a cui fa però difetto il carisma di leadership -, i partner dell’Urbano hanno più l’atteggiamento di Fabio Massimo il Temporeggiatore che non lo slancio di chi crede nel progresso. E la prova è emersa anche nella giornata di studio organizzata a livello locale, dove il decadimento nel ludico – esercizietti da scuola elementare – ha nettamente prevalso su discorsi seri di impostazione operativa. Ma al di là di questo, lo spezzamento della regione è la peggior cosa che si possa immaginare, perché creerà organismi comunque deboli, che passeranno più tempo a farsi la guerra tra loro per il primato che non a rivolgere lo sguardo responsabile verso l’avvenire. E poi perché conglomererà per sempre due realtà minori e senza avvenire. Uno stallo permanente, in buona sostanza.
Orbene, se è destino che il Locarnese affondi – e sicuramente affonderà se non saprà costruire un polo unico -, almeno lo faccia con dignità. Ovvero, resti tale e quale in attesa del pessimo destino. Senza surrogati privi di sostrato.
Per tutto questo mi troverete tra gli oppositori alla prospettiva dei due poli.