TRIBUNA LIBERA
Christian Fini: "Traffico e ritardi, quella tassa invisibile..."
"Per molti cittadini il problema non è soltanto quanto denaro rimane a fine mese, ma anche quanto tempo rimane a fine giornata"
TIPRESS/D.AGOSTA

Christian Fini *

Si parla spesso di premi di cassa malati, costo della vita, imposte e tasse. Temi importanti che incidono direttamente sul benessere delle famiglie e delle imprese. Esiste però un costo di cui si discute molto meno e che, silenziosamente, pesa ogni giorno sulla qualità di vita dei cittadini. Un costo che non compare su alcuna fattura e che non viene contabilizzato in nessun bilancio familiare: una sorta di "tassa invisibile" che paghiamo tutti. La tassa del tempo perso.

Tempo perso nel traffico e negli spostamenti. Tempo perso in attese, ritardi e inefficienze del trasporto pubblico che sottraggono ore preziose alla nostra vita. Per molti cittadini il problema non è soltanto quanto denaro rimane a fine mese, ma anche quanto tempo rimane a fine giornata.

Ogni minuto trascorso inutilmente in coda è un minuto sottratto alla famiglia, al lavoro, alla formazione, allo sport, al volontariato o al semplice diritto di godersi il proprio tempo libero.

Eppure, mentre misuriamo con precisione il Prodotto interno lordo (PIL), l'occupazione, la crescita economica e molti altri indicatori, raramente ci chiediamo quale sia il costo collettivo di questa variabile.

Quante ore vengono sottratte ogni anno ai ticinesi dalla congestione del traffico? Quanto incidono gli spostamenti obbligati sulla vita delle famiglie? Quanto tempo assorbono procedure che potrebbero essere semplificate grazie a una migliore organizzazione dei servizi? Sono tutte domande legittime che meritano una risposta.

Per questo ritengo che il Governo ticinese dovrebbe avviare una riflessione su come monitorare e quantificare il tempo che viene sottratto ai cittadini nella loro quotidianità. Perché ciò che si misura può essere migliorato. Ciò che non si misura rischia invece di essere ignorato.

Non si tratta di creare nuovi uffici o nuova burocrazia. Si tratta di dotarsi di uno strumento capace di valutare l'impatto concreto delle decisioni pubbliche sulla qualità di vita delle persone.

Di conseguenza, un'altra riflessione merita di essere aperta. Se il Cantone non riesce a migliorare in modo significativo le condizioni strutturali che incidono sulla qualità di vita dei cittadini, dovrebbe interrogarsi su come restituire almeno parte di questo costo sopportato quotidianamente dalla popolazione.

Una possibile strada potrebbe essere quella di prevedere, laddove le finanze pubbliche lo consentano, ulteriori misure di alleggerimento fiscale a favore delle famiglie e del ceto medio.

Una politica moderna non dovrebbe limitarsi a chiedersi come far crescere il Ticino, ma anche come restituire tempo ai suoi cittadini. Perché il benessere non dipende soltanto dal reddito.

Il vero indicatore del successo di un territorio non è soltanto quanto produce, ma quanto tempo riesce a restituire alle persone.

Il tempo è la risorsa più preziosa che possediamo. Ed è anche l'unica che non possiamo recuperare.

* Presidente LEA – Associazione d'area del PLRT

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