TRIBUNA LIBERA
Oliviero Pesenti: "Evian, 7 leader, risultati 0"
"Ora che le delegazioni sono ripartite, le telecamere si sono spente e le fotografie ufficiali sono finite negli archivi, una domanda sorge spontanea: che cosa ha realmente prodotto questo G7?"

di Oliviero Pesenti *

Si è concluso anche il G7 di Evian. Per alcuni giorni le rive del Lemano sono state al centro dell'attenzione mondiale. Migliaia di agenti mobilitati, misure di sicurezza eccezionali, limitazioni alla mobilità, controlli straordinari e costi considerevoli. Ancora una volta, un intero territorio è stato messo al servizio di uno dei più importanti appuntamenti della diplomazia internazionale.

Gli effetti si sono fatti sentire ben oltre il confine francese. In particolare a Ginevra, dove restrizioni e dispositivi di sicurezza hanno inciso pesantemente sulla vita quotidiana e sull'attività economica. Molte aziende hanno dovuto ricorrere al telelavoro, rinviare incontri o ridurre temporaneamente la propria operatività. Non sono mancati nemmeno gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con vetrine danneggiate, veicoli incendiati e ulteriori costi per la collettività. Un conto salato che, ancora una volta, finisce per ricadere sui contribuenti.

Ora che le delegazioni sono ripartite, le telecamere si sono spente e le fotografie ufficiali sono finite negli archivi, una domanda sorge spontanea: che cosa ha realmente prodotto questo G7?

Se si giudica l'incontro dai risultati concreti, la risposta appare deludente. Le guerre continuano a insanguinare il mondo, le tensioni geopolitiche aumentano, le crisi migratorie restano irrisolte e l'instabilità economica persiste. Famiglie e imprese continuano a confrontarsi con crescenti incertezze. Eppure, una volta terminato il summit, il mondo sembra ripartire esattamente dal punto in cui si trovava prima.

Non si tratta di mettere in discussione l'importanza del dialogo tra le nazioni. Tuttavia, nel XXI secolo è legittimo chiedersi se sia ancora necessario organizzare eventi giganteschi e costosissimi per ottenere risultati che spesso si limitano a dichiarazioni di principio prive di conseguenze concrete.

I sostenitori del G7 affermano che il valore di questi incontri risiede nel confronto diretto tra i leader. Una tesi che forse aveva una sua logica decenni fa. Oggi, però, i capi di Stato possono comunicare in qualsiasi momento attraverso videoconferenze sicure e strumenti tecnologici avanzati. Possono confrontarsi ogni giorno senza paralizzare interi territori e senza spendere decine di milioni di denaro pubblico.

La tecnologia ha eliminato le distanze. Ciò che continua a mancare non è la possibilità di parlarsi, ma la capacità di decidere.

Del resto, lo stesso G7 di Evian sembra confermare questa realtà. Il vertice si è concluso riaffermando il sostegno all'Ucraina, la volontà di mantenere la pressione sulla Russia attraverso nuove sanzioni e il sostegno a iniziative diplomatiche già in corso su altri dossier internazionali. Persino l'annunciata firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran prevista al Bürgenstock dimostra come i negoziati e le intese più importanti seguano spesso percorsi diplomatici autonomi rispetto alle grandi messe in scena dei summit internazionali.

Viene quindi spontaneo chiedersi se fosse davvero necessario mobilitare un apparato così imponente per giungere a conclusioni largamente prevedibili. Per coordinare posizioni già note sarebbe probabilmente bastato ricorrere ai normali canali diplomatici, a una videoconferenza o a una serie di contatti diretti tra governi.

Il G7 nacque in un mondo molto diverso da quello attuale. Oggi gli equilibri economici e politici globali sono profondamente cambiati e nuove potenze influenzano sempre più il destino del pianeta. Pensare che un gruppo ristretto di Paesi possa continuare a rappresentare il principale centro decisionale del mondo appare sempre meno convincente.

I cittadini chiedono sicurezza, crescita economica e prospettive per il futuro. Non hanno bisogno di vertici spettacolari che si concludono con comunicati destinati a essere dimenticati nel giro di pochi giorni.

La credibilità della politica internazionale si misura dalla capacità di risolvere problemi concreti. Ed è proprio su questo terreno che il G7 mostra tutti i suoi limiti.

Se i costi aumentano, se i disagi si moltiplicano e se i risultati continuano a non vedersi, è legittimo domandarsi se questa formula non abbia ormai esaurito la propria funzione storica.

Il dialogo tra le nazioni deve continuare. Ma il mondo ha bisogno di decisioni e risultati, non di costosi rituali diplomatici. Perché senza risultati, anche il vertice più prestigioso rischia di trasformarsi in una costosa celebrazione della propria inutilità.

* imprenditore

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