"Ci sarebbe voluta probabilmente più fiducia in noi stessi, più grinta e determinazione, più creatività e se mi permettete anche più allegria"

di Anna Biscossa (opinione pubblicata su Forum Alternativo) *
Il Ticino non sta bene. I suoi cittadini non stanno bene. Faticano ad arrivare alla fine del mese, in molti faticano a vivere una vita dignitosa, troppi faticano a vedere prospettive positive per il loro futuro.
I salari sono fermi, le spese per le casse malati, gli affitti, la vita di tutti i giorni continuano ad aumentare, i giovani non rientrano in Ticino alla fine dei loro studi o della loro formazione.
Il Ticino oggi non è un paese capace di offrire sufficienti prospettive di sviluppo, benessere, futuro. È un paese difficile e in difficoltà. È un paese che da decenni è governato da maggioranze di destra che hanno sistematicamente svuotato le casse pubbliche e contemporaneamente non hanno promosso, come invece avevano promesso di saper e poter fare, un capitalismo solido e stabile.
Non ci sono proprio riusciti!
Ivo Durisch in un suo recente articolo ha fatto un’ottima analisi in cui sosteneva che un Cantone è forte se riesce ad attirare non soltanto posti di lavoro, ma anche competenze, ricerca, funzioni strategiche e capacità decisionale perché sono questi aspetti a radicare l’economia ad un territorio e ad offrire posti di lavoro ben retribuiti, oltre che buona formazione. Le reazioni a questo articolo da parte della destra, come quella di Alex Farinelli che ha proposto un patto di Paese, si basano però sempre sui soliti schemi e cioè sgravi fiscali, scuole internazionali, ecc. insomma le solite ricette di destra che hanno spinto questo Cantone verso un crescente indebolimento economico certificando un grosso insuccesso della maggioranza di destra anche in un’ottica puramente capitalista.
Che fare allora?
La sinistra è stata per diversi anni in trincea a difendere quanto esisteva già e l’ha fatto senza risparmiarsi e con grande competenza, a volte ottenendo ottimi risultati, più spesso purtroppo perdendo di fronte alla maggioranza di destra. Ha anche fatto molte proposte che hanno avuto però tempi lunghissimi di attuazione, alcune delle quali arrivando solo nell’ultima legislatura ad essere concretizzate con successo (non tutte purtroppo!) e permettendo così di segnare una presenza più definita e netta della sinistra (si pensi alla votazione popolare sul tetto massimo del 10% del reddito sui premi di casse malati e al miglioramento significativo ottenuto per il salario minimo).
Due risultati importanti cuciti con un paziente lavoro di squadra. Ma è sufficiente? La mia risposta è che non è abbastanza. No, perché non siamo riusciti a dimostrare, come avevamo promesso di fare con l’alleanza con i Verdi prima delle ultime elezioni, che la sinistra è l’alternativa capace di trasformare il nostro Cantone in un luogo dove le cittadine e i cittadini possano vivere meglio rispetto ad oggi. In parole povere non siamo riusciti a dimostrare che, oltre a sapere mettere buoni cerotti ai disastri fatti dalla destra, siamo anche capaci di modificare la realtà. Per essere credibili, oltre a quanto concretamente fatto, avremmo dovuto cambiare il linguaggio, la comunicazione e l’approccio nelle istituzioni, diventare, quando necessario, spregiudicati, pronti a rischiare, testimoniare la nostra presenza sul territorio a fianco della cittadinanza quando la stessa si mobilitava. Ci sarebbe voluta probabilmente più fiducia in noi stessi, più grinta e determinazione, più creatività e se mi permettete anche più allegria. Oltre che più persone. Come fatto, mi verrebbe da dire, in passato in diverse occasioni dai socialisti, anche se in contesti diversi da oggi. E la ricetta è una sola: energia, passione e coraggio, pronti a dire di no e a non collaborare quando necessario, a costruire ponti e alleanze quando è possibile. In modo chiaro e netto. Un lavoro corale e complessivo, di tutto il Partito, dentro e fuori le istituzioni, tutte! Recenti esempi concreti, sia a livello nazionale che cantonale, non vanno però nella giusta direzione. Come possiamo essere credibili nel proporre il cambiamento, come PSS, quando diciamo NO all’iniziativa sull’alimentazione solo perché sarebbe troppo breve il tempo concesso per la sua messa in vigore?
Meglio affidarci al mercato? Vergognoso! E ancora: in Ticino perché ci accodiamo agli altri partiti parlando di crisi istituzionale, rinunciando così a sostenere banalmente la semplice realtà e cioè che le istituzioni in sé funzionano ma che stiamo vivendo una importante crisi di legittimità dell’agire di diverse persone e di alcune forze politiche che in queste istituzioni governano, operano, rappresentano interessi, ecc.? E la differenza non è da poco visto che una crisi istituzionale presuppone un intervento di società alle sue radici, mentre una crisi di legittimità sposta l’intervento stesso sull’agire e sulla responsabilità individuale.
Gli esempi non mancano e l’elenco sarebbe purtroppo molto lungo (cominciando dalla vicenda Zali)! Le recenti elezioni in Germania, ma non solo, hanno dimostrato che il rischio di un successo della destra estrema è possibile, direi probabile e comunque pericolosissimo. Ma le stesse elezioni hanno anche dimostrato che la sinistra può vincere se è coraggiosa, diversa e propositiva. Diventiamo allora più propositivi, diversi e coraggiosi, perché è di questo che ha bisogno il Paese! Oggi in molti, anche tra le nostre fila, hanno bisogno di un cambiamento. È una nostra precisa responsabilità dimostrare, come sinistra, che non è solo la destra estrema a saperlo proporre!
* già presidente PS