"Un giovane libero non è quello lasciato solo davanti a ogni scelta, bensì quello che possiede gli strumenti per scegliere davvero"

di Alessandro Speziali *
La direttrice della Michaela Community School di Londra è conosciuta come la preside più severa della Gran Bretagna. Nella sua scuola i pretende puntualità, si studiano i classici, l’insegnante esercita la propria autorità e agli allievi vengono chiesti impegno, disciplina e rispetto. Il risultato è che i suoi studenti ottengono alcuni dei migliori risultati scolastici d’Inghilterra, pur provenendo in larga parte da famiglie immigrate e modeste.
La sua tesi è ruvida: la scuola occidentale ha progressivamente sostituito la responsabilità con la vittimizzazione, l’autorità con l’accompagnamento, la conoscenza con un’idea vaga di creatività. Abbassare le aspettative finisce per danneggiare proprio i giovani che si vorrebbero proteggere. Per non discriminare, si rinuncia a pretendere e si abbassa l’asticella.
Però non possiamo limitarci a rimpiangere la scuola di una volta, con le sue rigidità e ingiustizie che era giusto mettere in discussione. Il Sessantotto ruppe strutture soffocanti e aprì spazi di emancipazione e autonomia personale che sarebbe assurdo voler richiudere. Il problema è che abbiamo demolito le vecchie strutture senza costruirne di nuove. Abbiamo confuso la liberazione dall’autoritarismo con la liberazione da ogni autorità. Abbiamo tolto le balaustre, dimenticando che non tutte limitano il cammino: alcune impediscono di precipitare.
L’ondata woke ha dato l’ultima spallata. Non si è accontentata di correggere discriminazioni reali, ma ha trasformato ogni differenza in un rapporto tra vittima e oppressore, ogni regola in un’imposizione, ogni richiesta di adattamento in una violenza simbolica. E la scuola non ne è uscita indenne. L’allievo rischia di diventare il rappresentante di una categoria da proteggere, anziché una persona chiamata a crescere e assumersi responsabilità. Una forma di paternalismo travestita da progresso.
Anche la creatività, spesso invocata contro la scuola “nozionistica”, non nasce dal nulla. Non si può pensare criticamente o innovare senza conoscere. Le conoscenze non sono il contrario della libertà intellettuale, ma la sua condizione. Un giovane libero non è quello lasciato solo davanti a ogni scelta, bensì quello che possiede gli strumenti per scegliere davvero.
Disciplina, autorità e appartenenza rendono possibile una libertà che non degeneri in arbitrio. L’autorità deve poter essere criticata, ma anche esercitata. La scuola non deve tornare indietro, ma andare avanti, superando l’autoritarismo del passato e il permissivismo del presente. Deve trasmettere conoscenze, riconoscere l’autorevolezza degli insegnanti, esigere impegno e insegnare che non ogni difficoltà è un’ingiustizia.
Il compito dell’educazione non è proteggere i giovani da ogni ostacolo, ma prepararli ad affrontarlo. Perché una società che ama davvero i propri figli non consegna loro un mondo senza limiti. Dà loro le gambe per camminare e rimette qualche solida balaustra lungo il percorso.
* presidente PLR