TRIBUNA LIBERA
Halloween, altro che americanata! Le radici dimenticate di una festa che arriva da lontano
La storica dell’arte Patrizia Perencin ripercorre le origini della festa, dai riti celtici alle tradizioni contadine europee, fino alle zucche e ai travestimenti di oggi

di Patrizia Perencin *

Quante volte avrete sentito dire ‘Questo Allowéén l’è propri n’americanada’. Ma è davvero cosi?

Il boom odierno è dovuto a suggestioni cinematografiche e letterarie provenienti dagli Stati Uniti ma in realtà questa festa è solo un ritorno, sotto un’altra forma.

La festa di Halloween deriva da Samhain, l’antico capodanno celtico. I Celti, come moltissimi altri popoli, al tempo erano pastori e agricoltori e i ritmi della loro vita erano scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva. Alla fine della stagione estiva (Samhain, dal gaelico antico con significato ‘Summer’s end’, cioè fine dell’estate) i pastori riportavano a valle il loro gregge per prepararasi all’arrivo dell’inverno e quindi alla stagione del freddo e delle tenebre.

Il tema principale della festa era la morte, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura. L’inverno non rappresenta la fine della vita, ma un periodo di rinnovamento nel sottosuolo, dove riposano i defunti. Da questa concezione nasce il legame tra questo periodo e il culto dei morti. Il 1° novembre non era un capodanno in senso moderno, ma un tempo liminale in cui il velo tra i vivi e quello dei morti si faceva sottile: gli spiriti erranti potevano vagare indisturbati sulla Terra. C’era l’allegria dei festeggiamenti unita anche alla paura di certi spiriti: gli Antenanti erano attesi e ben accetti ma circolavano anche delle presenze pericolose e inquietanti, spiriti vendicativi e arrabbiati. Accanto a devozioni domestiche e di accoglienza si mettevano in atto anche rituali difensivi come l’accensione del Fuoco Sacro e il ritorno al villaggio con lanterne costituite da rape, per illuminare la via verso casa.

Si diffuse l’usanza di accendere fiaccole fuori dagli usci e lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari: permettendo loro di rifocillarsi, avrebbero evitato di fare scherzi di cattivo gusto. Da questa tradizione celtica o da una tradizione medievale in cui i mendicanti elemosinavano ’il pane dell’anima’ in cambio di preghiere per i defunti, sarebbe nata l’odierna tradizione di ‘dolcetto o scherzetto’.

Bisognava onorare la morte e il periodo buio che stava per arrivare. Era semplicemente il ciclo della vita, e l’imminente oscurità invernale che poteva sembrare una fine, in realtà era solo una trasformazione stagionale e un rituale di rinascita.

Ma quindi cosa c’entra Halloween in tutto ciò?

Anche le Isole Britanniche furono evangelizzate e la Chiesa tentò di sradicare i culti pagani, senza mai riuscirci veramente. Samhain fu così cristianizzata tramite l’istituzione della festa di Ognissanti il 1° novembre e quella dei morti il 2 novembre.

La festa di Ognissanti romana, fu festeggiata dapprima il 13 maggio 610.

In primavera? Per quale motivo? Papa Bonifacio IV consacrò il Pantheon come Chiesa cristiana e lo dedicò alla Vergine Maria e a tutti i Santi. Un secolo dopo la Chiesa romana spostò la ricorrenza al 1° novembre usando scuse campate su vendemmie, mietiture e pellegrini che potevano trovare più cibo, ma la realtà era quella di sovrapporre una ricorrenza cristiana a una pagana. Il 1° novembre come giorno di Ognissanti a quei tempi si festeggiava solo a Roma e fu Papa Sisto IV a renderla una festa obbligatoria per tutta la Chiesa d’Occidente solamente nel 1475.

La commemorazione dei defunti del 2 novembre fu invece istituita da Odilone da Cluny nel 998 e il rito giunse a Roma nel Trecento. Di conseguenza, se il 1 novembre era diventato il giorno di Ognissanti, il 31 ottobre era ‘la Vigilia di Ognissanti’ e il nome di Halloween deriva proprio dalla forma contratta inglese arcaica ‘All Hallows Eve’, divenuta poi ‘Halloween’, cioè ‘Vigilia di Ognissanti’.

E come si è diffusa questa nostra usanza negli Stati Uniti?

Verso la metà dell’Ottocento, l’Irlanda fu colpita da quella che fu chiamata la Grande Carestia che causò circa un milione di vittime. Cosa fare se non cercare salvezza e ricchezza altrove? Un milione e mezzo di Irlandesi decisero di tentare la fortuna Oltreoceano dove crearono una forte comunità, portando con sè usanze e tradizioni, ma con il passare del tempo le usanze tendono a perdersi già nel Paese d’origine, fenomeno che si accentua ulteriormente quando ci si traferisce in un altro luogo. Le lanterne fatte di rape si sostituirono con le zucche, i giovani continuarono a mascherarsi partecipando a balli e chiedendo doni di casa in casa in cambio di canti e poesie, ma gli scherzi cominciarono a diventare veri e propri atti di vandalismo.

Ben presto la festa si diffuse in tutti gli Stati Uniti e oggi è diventata ormai una festa Nazionale, seconda solo al Natale (o forse al Ringraziamento). Gli americani la trasformarono in una festa consumistica con la vendita di maschere, costumi e decorazioni; i simboli cambiarono con fantasmi, pipistrelli, streghe e gatti neri e a inizio Novecento Halloween faceva parte a pieno titolo dell’élite di Washington, mentre gruppi, scuole e associazioni organizzavano balli trasgressivi legati a questo evento.

Negli anni Trenta-Quaranta del Novecento, per porre fine agli atti vadalici e alle trasgressioni, la si volle trasformare in una festa per bambini, introducendo la formula ‘Trick or Treat?’ e renderla così una festa più innocua. Trasformazione che non fu priva di problematiche a causa di manomissioni dei dolci attraverso l’inserimento di lassativi, lamette o pezzi di vetro. La festa ritornò in auge solo alla fine del Novecento attraverso balli e sfilate in costume.

Si tratta quindi di una festa continuamente reinventata in relazione ai cambiamenti socio-culturali avvenuti tra Otto e Novecento che è tornata in Europa in un modo completamente diverso attraverso il cinema e i fumetti nel secondo dopo guerra: Arsenico e Vecchi merletti, Il Buio oltre la siepe, Paperino e le forze occulte e il famoso Charlie Brown e il Grande Cocomero (traduzione italiana per The Great Pumpkin), Halloween di John Carpenter, il finto travestimento di E.T per passare inosservato tra i bambini mascherati, per poi arrivare al meraviglioso film d’animazione ideato e prodotto da Tim Burton (di cui non è stato il regista, non dimentichiamocelo), The Nightmare before Christmas. Cinema e letteratura hanno portato Halloween nelle scuole, poi nelle discoteche e ora si trova in tutti i negozi già alla fine di agosto.

In realtà molte regioni italiane usavano intagliare rape e altri ortaggi già molti secoli fa in quanto questa festa interessa fin dall’antichità diversi popoli europei, con aSinità di date, forme e contenuti. Nella zona della Padania ad esempio si usava accendere un lume per commemorare i defunti e scacciare gli spiriti: era il rito delle ‘lümere’ e non aveva nulla di americano, ma era una semplice tradizione contadina legata sia alla paura che al rispetto della morte. Una luce di riconoscenza per ricordare il legame con la terra e le anime che ci hanno preceduto. Un rito contadino purtoppo dimenticato da molti.

Quindi è giusto considerare Halloween come un’americanata’?

Politici, letterati, uomini di Chiesa negli anni si sono espressi in un’infinità di modi, chi pro, chi contro e chi è arrivato a dire che si trattasse solo di una festa legata al demonio e ai riti satanici. La realtà è che ognuno è libero di celebrare questa festa secondo le proprie preferenze, ma ciò che conta è conoscerne le origini, comprenderne il significato e tramandarne la storia. La festa di Halloween tornata in Europa non ha più nulla a che vedere con le ‘lümere’ o la Samhain celtica, ma non per questo dev’essere valutata come una festa dalle origini americane. Negli Stati Uniti, con il tempo le tradizioni sono state snaturate e rielaborate, al punto da aver perso completamente il loro significato originale. Ma questo non succede un po’ in tutto il mondo con tutte le feste?

Alla fine anche il Natale non è diventato la stessa identica cosa? Non troviamo già pandori e panettoni a settembre, non abbiamo perso il senso originale della festa e anche questa come tutte è diventata solo qualcosa di commerciale e consumistico?

Cambiano i nomi, cambiano le usanze ma certi bisogni rimangono gli stessi: quello di celebrare il passaggio delle stagioni, di confrontarsi con il mistero della morte, di ricordare i nostri antenati e magari anche quello di esorcizzare le paure attraverso giochi, maschere e divertimento. Non bisogna per forza di cose stabilire quale sia la festa più giusta o quale sia quella più autentica.

Volete mascherarvi, intagliare zucche, ballare, suonare i campanelli e chiedere ‘dolcetto o scherzetto’? Fatelo. Condividete questi momenti con i vostri bambini o amici.

Volete invece accendere una candela, portare fiori al cimitero e ricordare i vostri cari? Prendetevi quel momento di raccoglimento e memoria. Oppure fate entrambe le cose: una non esclude l’altra. Potete festeggiare Halloween senza dimenticare il significato spirituale di Samhain, perché in fondo non conta il nome che diamo a questa festa, né il modo in cui decidiamo di viverla. Ciò che conta è non dimenticare. Non dimenticare le nostre radici e le persone che ci hanno preceduto e che hanno fatto parte della nostra vita. Tutto si trasforma ma la memoria e il ricordo devono rimanere quel filo invisibile che continua a unire passato, presente e futuro.


* storica dell’arte

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