"Le parole di un congresso possono accentuare le distanze; quelle di un confronto possono renderle comprensibili"

di Roberto Caruso *
Ringrazio Alain Bühler per aver aperto un confronto che considero interessante.
Nel mio precedente articolo, dedicato al congresso UDC di Ascona, mi ero soffermato su alcune dichiarazioni che valorizzavano chi lavora, paga le imposte e contribuisce al progresso del Paese. Richiamavo l'attenzione sull'immagine della società che quelle parole potevano trasmettere e sul posto che, in tale rappresentazione, occupano le persone che non possono lavorare o che, pur svolgendo attività essenziali, non ricevono una retribuzione.
Nella sua replica, Bühler precisa che riconoscere il contributo di chi lavora non significa «misurare il valore degli altri da ciò che producono, né escluderli dalla comunità». Bene. È una distinzione importante, assente nelle dichiarazioni iniziali. Nel farlo, il capogruppo UDC rende esplicita una posizione più articolata di quella che traspariva dai resoconti del congresso.
Il contrasto emerge dalle parole. Al congresso di Ascona si sono usate parole forti: «nemico», «peste», «cancro» e «torpore intellettuale». Solo dopo, Bühler esplicita come il riconoscimento del lavoro possa convivere con la solidarietà, entrando nel merito di problemi concreti. Non necessariamente posizioni incompatibili, ma modi diversi di rappresentarle.
È un fenomeno diffuso. Nel dibattito politico incontriamo spesso un linguaggio costruito per contrapposizioni: noi e quelli là, vincitori e sconfitti, avversari e nemici. Un linguaggio che può trasformare il confronto in una competizione tra tifoserie, dove conta più chi sostiene un'idea dell'idea stessa. Il rischio è che la difesa del proprio schieramento prevalga sulla ricerca del bene comune e che, dietro le contrapposizioni, si perdano di vista anche le preoccupazioni condivise.
Forse è qui la differenza più significativa: le parole di un congresso possono accentuare le distanze; quelle di un confronto possono renderle comprensibili.
* docente