Tribuna
31.01.2016 - 11:300
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Licenziamenti RSI: che fa il DFE?

Interrogazione di Matteo Pronzini, granconsigliere MPS

Nel corso della scorsa settimana la RSI ha proceduto ad alcuni licenziamenti. La vicenda è stata oggetto di un ampio dibattito pubblico. Al di là del provvedimento, deprecabile, dei licenziamenti ciò che ha colpito sono stati i metodi violenti adottati da un’azienda pubblica verso i propri collaboratori licenziati. Richiamo a questo proposito alcuni passaggi di una presa di posizione dei sindacati SSM ed Impressum: "Quello a cui si sta assistendo a Comano e Besso in alcuni casi assume modi che rasentano l’epurazione. I colleghi, convocati con un brevissimo preavviso, sono stati informati dai loro superiori della decisione di lasciarli a casa. Seduta stante, hanno dovuto consegnare la tessera aziendale, l’account di posta elettronica è stato immediatamente bloccato. I colleghi sono stati in seguito accompagnati in ufficio dal consulente delle Risorse umane, per ritirare i propri effetti personali, e immediatamente dopo all’uscita. Ci sono stati casi in cui, addirittura, l’azienda ha richiesto l’intervento degli agenti di una società privata di sorveglianza". "Si tratta di una modalità che i sindacati giudicano scandalosa oltre che assolutamente ingiustificata. I nostri colleghi, oltre a patire l’ingiustizia del licenziamento hanno dovuto subire l’umiliazione di essere espulsi come delinquenti dall’azienda che hanno servito per molti anni”. Questo comportamento da parte dell’azienda contraddice palesemente gli obblighi che la Legge sul Lavoro impone al datore di lavoro in materia di protezione della salute, e più in particolare: art.6 cpv 1 LL: “A tutela della salute dei lavoratori, il datore di lavoro deve prendere tutti i provvedimenti, che l'esperienza ha dimostrato necessari, realizzabili secondo lo stato della tecnica e adeguati alle condizioni d'esercizio. Deve inoltre prendere i provvedimenti necessari per la tutela dell’integrità personale dei lavoratori. Appare evidente che la RSI nei modi in cui ha trattato i suoi lavoratori licenziati non ha tutelato la loro integrità personale (dove per integrità personale si intende, da consolidata giurisprudenza, anche la dimensione psicologica). Né tutela l’integrità personale tutti gli altri dipendenti i quali, comprensibilmente, subiscono anche loro le conseguenze del violento atto della loro direzione secondo il motto di infausta memoria: colpirne uno per educarne cento. La RSI è dunque venuta meno al rispetto della Legge sul Lavoro. L’autorità cantonale e specificatamente il Dipartimento Finanze ed Economia è competente per l’applicazione ed il rispetto della Legge sul Lavoro: art. 79 cpv 1 LL “Sempre che l’esecuzione della legge e delle ordinanze non sia riservata alla Confederazione, essa spetta alle autorità cantonali le quali devono in particolare: a) eseguire controlli nelle aziende sull’osservanza delle prescrizioni della legge e delle ordinanze”. Alla luce di quanto esposto chiedo al CdS: 1. Ha già provveduto ad intervenire nei confronti della RSI alfine di verificare il mancato rispetto della LL in materia di tutela dell’integrità personale dei suoi dipendenti (licenziati e non licenziati)? 2. Quali sono le sanzioni previste dalla LL in situazioni analoghe? 3. Quali misure intende mettere in atto la RSI alfine di ristabilire la necessaria serenità per il proprio personale? 4. Rispondendo, lo scorso 28 agosto 2014, ad una mia interrogazione sul dumping presso la RSI il CdS segnalava che la mia denuncia dell’utilizzo di personale precario presso l’ente di radio-televisione sarebbe stata trasmessa alla Commissione Tripartita quale segnalazione. Cosa ha intrapreso la Commissione Tripartita nel frattempo alfine di bloccare l’utilizzo di personale precario? Matteo Pronzini, granconsigliere MPS
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