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Tribuna
05.12.2016 - 10:460
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Pandamobile WWF sui lupi e sua presenza nelle scuole del Cantone

di Germano Mattei e cofirmatari

La problematica dei Grandi predatori è un argomento di attualità sia nel nostro Cantone quanto a livello Nazionale e nei Paesi confinanti. Orso, lince, sciacallo dorato e in particolare il prolificare del lupo – specie che era scomparsa dalla svizzera da oltre un secolo - sono temi che oramai sono di conoscenza pubblica e che tengono banco sui diversi organi d’informazione e nelle discussioni nell’opinione pubblica. In particolare il lupo, dopo decenni di assoluta protezione, sta perdendo l’atavica paura nei confronti dell’uomo e non di rado si avvicina agli insediamenti. Premessa La problematica è molto controversa e naturalmente vi è una parte della popolazione e alcune Associazioni che sostengono la presenza e il prolificare di queste belve nocive appellandosi alla biodiversità. D’altro canto vi è chi afferma che il nostro territorio non è adatto a ospitare la presenza dei grandi predatori, in quanto causano gravi danni, mettendo in pericolo l’esistenza dell’allevamento e della pastorizia – specialmente di ovini e caprini – e inducono all’abbandono degli alpeggi con l’inselvatichimento e deperimento geo-morfologico di vaste aree montane. Ne consegue pure il latente pericolo della scomparsa dei tanto ricercati prodotti “nostrani” di provenienza a km 0. Ripercussioni negative vi sono poi nel settore del turismo e per l’economia delle regioni di montagna. Quale reazione attiva per contrastare e gestire questa situazione problematica nel corso del 2015 sono state fondate delle Sezioni cantonali per un “Territorio senza grandi predatori” (Grigioni, Ticino, Vallese, San Gallo-Glarona-Appenzello, Friborgo, Vaud e dal 18 novembre la Sezione Svizzera Centrale con i Cantoni di Lucerna, Obwaldo, Nidwaldo, Uri e Svitto). Le Sezioni cantonali si sono poi riunite il 10 settembre 2015 in un’Associazione mantello a livello Nazionale che conta quasi duemila aderenti (www.lr-grt.ch). A livello di Parlamento Nazionale nel 2010 le Camere federali hanno approvato la Mozione del Consigliere agli Stati vallesano Fournier (10.3264), che chiedeva la revisione dell’art 22 della “Convenzione di Berna”. La Convenzione, datata dal 1979, impone a livello internazionale la protezione assoluta di questi predatori, lupo in particolare. In questi ultimi quarant’anni il lupo è passato da specie in via di estinzione a una specie in evidente e inarrestabile espansione in tutto l’arco alpino. In pochi anni in Svizzera si sono formate diverse mute, segnatamente nel Calanda Grigionese, in Val Morobbia, nell’Alto e medio Vallese e sembra anche in alte zone. Oramai la presenza sporadica o costante del lupo e della lince sono segnalate in ogni parte della Svizzera, persino nei centri urbani o nelle loro vicinanze. Sino a tutt’oggi la decisione delle Camere federali di approvare la Mozione Fournier non ha trovato applicazione! Questo atteggiamento del Consiglio federale lascia stupiti, poiché l’Esecutivo federale aveva affermato che doveva essere messa in atto ogni misura necessaria per non rendere più difficile il lavoro degli allevatori e della vita nelle Regioni di montagna. Nel 2015 le Camere federali hanno pure accolto la Mozione del Consigliere agli Stati grigionese Engler (14.3151) denominata “Convivenza tra lupi e comunità montane”, che chiedeva la revisione della Legge federale sulla caccia, per consentire la regolazione della popolazione di lupi nell’ambito della Convenzione di Berna. La consultazione sulla revisione di questa Legge è stata avviata dal Consiglio federale il 24 agosto u.s. e si è conclusa il 30 novembre. Il Canton Vallese, particolarmente toccato dalle predazioni di lupi, ha presentato nel 2014 un’iniziativa cantonale “lupo, la festa è finita” (14.320). Questa iniziativa in particolare chiede che la convenzione di Berna sia rinegoziata come deciso dalle Camere federali, introducendo una riserva che escluda la protezione del lupo. La richiesta vallesana (imparentata con l’atto parlamentare no. 14.3570 Imoberdorf/Rieder) è stata respinta dal Consiglio degli Stati il 9 marzo 2016 con 26 sì e 17 No e poi approvata dal Consiglio Nazionale il 14 settembre u.s. con 101 voti contro 83. Prossimamente l’iniziativa del Canton Vallese sarà ridiscussa in seno al Consiglio degli Stati. In effetti, a livello nazionale si assiste a un confronto tra il Parlamento assai attivo nella gestione della problematica e il Consiglio federale molto titubante e che, eccetto alcune dichiarazioni di buona volontà, non dà poi seguito alle decisioni prese dal legislativo. Situazione imbarazzante e preoccupante. Un altro tema che in questo periodo si pone a livello nazionale e associato alla problematica dei Grandi predatori, si incentra sulla domanda a chiedersi se in Svizzera vi sono solo lupi o se sono anche presenti degli ibridi della stessa specie, ossia l’incrocio cane-lupo, che notoriamente è meno schivo del lupo verso l’uomo e i suoi insediamenti. Il dibattito è in corso e non ha ancora nessuna risposta. Anche a livello cantonale la “problematica lupo” e dei grandi predatori è in questi anni assai dibattuta e oggetto nel paese di vivaci e contrastanti dibattiti e confronti. L’attualità della problematica è dimostrata dai numerosi atti parlamentari presentati negli ultimi quindici anni da diversi Deputati. Quest’attività parlamentare ha impegnato più volte il Consiglio di Stato in argomentazioni e risposte. A titolo orientativo facciamo seguire la lista dei vari interventi presentati dai deputati: Eva Feistmann (84.02), Elena Bacchetta (50.13), Patrizia Ramsauer (IG584/283.13), Regazzi Fabio (22.01/256.07), Norman Gobbi (150.06), Sergio Savoia (47.06/282.13), Fabio Badasci (103.11/83.14), Francesco Maggi (141.08/375/1090/IG404), Cleto Ferrari (476/432/1129), Franco Celio (417/432/134.04/1009/31.06), Germano Mattei (1631), messaggio 6083 sulla mozione 20.2.2006 di Cleto Ferrari/Franco Celio/Norman Gobbi (476), messaggio 6046 sulla mozione 21.06.2005 di Franco Celio/Cleto Ferrari/+6 cofirmatari, messaggio 5901 sulla mozione 10 maggio 2004 di Francesco Maggi/+14 cofirmatari, messaggio 7081 sulla mozione 17.12.2013 di Franco Celio/+11 cofirmatari, messaggio 5894 sulla mozione 18.04.2005 di Franco Celio. Si evince che la problematica della gestione dei grandi predatori ha impegnato a scadenze regolari il Consiglio di Stato e il Parlamento, coinvolgendo parlamentari di diverse sensibilità e provenienza politica. Il tutto evidenzia quanto è sentita la tematica, con le preoccupazioni che solleva, unitamente alle conseguenze psicologiche, di sensibilità ed economiche che coinvolgono i diversi attori presenti nel territorio. In particolare vi è da ricordare la recente decisione del Gran Consiglio del 23 novembre 2015 sulla mozione 17 dicembre 2013 presentata da Franco Celio e cofirmatari (Badaracco-Dominé-Galusero-Garzoli-Gianora-Giudici-Gobbi-Orsi-Pellanda-Schellmann-Vitta): rivedere le norme a protezione dei lupi. Il Gran Consiglio con 61 voti favorevoli 7 contrari e 8 astensioni ha approvato il rapporto della Commissione della legislazione, accogliendo la mozione che chiedeva al Governo di identificare eventuali misure di accompagnamento alla revisione della legge, adottabili anche a livello nazionale. A onor del vero nessuna azione concreta è conosciuta a tutt’oggi da parte del Governo nello spirito della decisione del Gran Consiglio. Come per altro l’Esecutivo non ha ancora dato risposta, tra l’altro più volte promessa, alla decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 in cui si stabiliva: “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. In concreto sul terreno si costata che da parte degli allevatori vi è stata un’accresciuta sensibilità alla protezione delle greggi mediante recinzioni apposite e l’uso di altri metodi di prevenzione (cani di sorveglianza, lama, ecc.). Nonostante questi accorgimenti di prevenzione le predazioni continuano, anche tra l’altro intaccando in modo preoccupante l’habitat della selvaggina (camosci, caprioli e piccoli cervi in particolare). Si deve sempre più costatare che le auspicate misure di protezione non sempre sono all’altezza della scaltrezza di questi animali selvatici che, grazie all’innato istinto alla predazione, facilmente si adattano alle situazioni trovando astuti metodi per aggirarle. L'educazione alla presenza dei grandi predatori L’abbandono che è in atto da decenni di vaste aree alpine, i nuovi orientamenti della politica agricola, legislazioni eccessivamente conservatrici e di protezione, la ricerca di effimere comodità, la globalizzazione sociale ed economica, sono realtà che causano lo spopolamento d’interi villaggi e vuotano le vallate. Si sta disegnando con continuità e senza interruzione un territorio abbandonato e adatto al ritorno e alla diffusione dei grandi predatori. La mancanza della presenza capillare e diffusa dell’uomo nel territorio ci porta a considerare che già da oggi dovremo imparare a convivere con queste nuove realtà. Convivere non vuol tuttavia dire restare a guardare senza far nulla, o come qualcuno vuol far credere, di lasciar fare esclusivamente alla natura, in ragione di una dubbia e discutibile biodiversità a senso unico. Ma di quale biodiversità si parla quando si deve considerare che l’uomo, ma nello stesso modo anche gli animali e la flora, hanno da sempre nei secoli continuato a selezionare le diverse specie! Ribadiamo che l’unica specie in questo momento in via d’estinzione e da proteggere nelle regioni di montagna è quella dell’uomo. Affinché la necessaria presenza umana possa continuare - presenza che nel corso di secoli ha plasmato e curato con un duro e continuato lavoro gli splendidi ambienti alpini che ci sono stati tramandati e che amiamo ammirare sulle cartoline o nei documentari – devono essere adottati tutti i mezzi possibili per gestire la situazione di degrado che non può essere condivisa, anche per le importanti conseguenze di disfacimento ambientale che sono in atto. Sono realtà che non creano solo danni e disagi nelle zone periferiche e di montagna, ma che hanno ripercussioni e conseguenze materiali e finanziarie anche nelle zone di pianura e urbane: eccessivo imboscamento, degrado e scivolamento dei pendii, scoscendimenti, accresciuta incidenza delle valanghe, alluvioni devastanti dalle montagne alla pianura. Esempi concreti, anche tragici, li abbiamo toccati recentemente con la mano anche nel nostro Cantone. Sono notizie di questi giorni i danni causati dalle recenti piogge nella vicina area ovest dell’Italia (Liguria, Cuneo, Piemonte) e anche al sud in Sicilia. L’educazione nelle scuole a queste problematiche ben venga ed è da promuovere senza sosta e in modo generalizzato. Quest’educazione deve comprendere tutti i pro e i contro delle varie situazioni che si possono generare nel territorio e non devono essere a senso unico. In questi giorni è iniziata nel Cantone presso le sedi scolastiche della prima infanzia ed elementari una serie di tappe di un Bus Pandamobile del WWF sui lupi che a parole vuol educare, ma, in effetti, è una smaccata e unilaterale propaganda alla libera diffusione di questo predatore. Parlare di possibile convivenza tra uomo e grandi predatori può essere il tema di una bella fiaba, ma ha nessun riscontro nella cruda realtà del vissuto quotidiano. Basta leggere la cronaca di quanto succede in Francia e nella vicina Italia ove vi sono mamme che accompagnano a scuola i propri figli con il fucile tra i sedili dell’auto, poiché vi sono stati attacchi palesi di mute di lupi. O la paura di famiglie che abitano le vallate attorno al Monviso, che non lasciano più uscire i bambini da soli siccome sovente il lupo si aggira tra le case dei villaggi! Assai illuminante sulla problematica è l’articolo del 21 marzo u.s. di Franco Zunino, Segretario dell’Associazione italiana Wilderness “Lupo e rischio di aggressione all’uomo: verità, bugie e mistificazioni. Come si fomenta la paura (e l’odio) per il lupo nell’illusione di non farla crescere!” (www.iocaccio.it/lupo-e-rischio-di-aggressione). In questo interessante articolo è proposta la statistica (non ufficiale) delle aggressioni in Italia dal 2011 al 2016. Sono citate almeno 12 aggressioni all’uomo! Lo stesso articolo propone pure uno stralcio di uno studio su casi di antropofagia del lupo in Padania nel primo quarto dell’ottocento, citando 58 casi di fanciulli uccisi dai lupi. Sono informazioni utili per portarci a non banalizzare una problematica che come detto non si presenta in nessun modo come una bella fiaba o nelle vesti del “peluche” di turno. La presenza dell’attività di promozione della convivenza con il lupo di questa facoltosa e unilaterale organizzazione mondiale qual è il WWF è stata oggetto di un servizio alla nostra Radiotelevisione nella trasmissione serale del Quotidiano il 28 novembre u.s. (vedi il link: http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/il-quotidiano/Il-Quotidiano-8312929.html), informazione poi ripresa a mezzo di articoli sui quotidiani. La totale mancanza di contradditorio ha suscitato la reazione di numerose concittadine e concittadini che si sono chiesti qual tipo di educazione è proposta nelle nostre Scuole e chi ha autorizzato la presenza di questo Pandabus, unilateralmente tematico, nelle Sedi della Scuola pubblica. Il problema di base sta nel fatto che è fornita agli allievi una visione unilaterale di questo tema assai delicato e importante. Considerata la delicatezza del momento che si sta vivendo, in particolare nel settore dell’allevamento e della pastorizia, ci permettiamo chiedere al Consiglio di Stato quanto segue: 1. Con quale autorizzazione è proposta la presenza del Bus Pandamobile WWF sui lupi nelle scuole del Cantone? 2. In quali Sedi scolastiche è prevista la presenza di questo Bus? 3. Ritiene il Consiglio di Stato conforme a un’educazione equilibrata di bambini in formazione le informazioni che sono date dal Pandamobile del WWF e dei suoi animatori che predicano la possibile convivenza con il lupo? 4. Chiediamo se il WWF riceve finanziamenti dal Cantone, a quale titolo, in che misura e con quali condizioni? 5. Il Dipartimento competente ha dato istruzioni o preso misure mirate all’educazione e informazione equilibrata e completa sulla problematica dei grandi predatori, segnatamente sulla presenza del lupo, che potrebbe avere conseguenze anche drammatiche nel caso di un’ulteriore prolificare della diffusione dei Grandi predatori nel nostro territorio? 6. Considerata la problematica della presenza e diffusione dei Grandi predatori nel Territorio il Consiglio di Sato ha diramato, o intende diramare, direttive all’attenzione della Scuola pubblica per una corretta ed equilibrata informazione degli allievi su queste problematiche? 7. Non intende il Cantone Ticino sostenere con la sua sottoscrizione l’iniziativa del Canton Vallese “lupo, la festa è finita”, iniziativa attualmente in discussione alle Camere federali? 8. Quali sviluppi concreti vi sono stati dopo la decisione del 23 novembre 2015 del Gran Consiglio d’approvazione della Mozione Celio “rivedere le misure di protezione dei lupi”? 9. A che punto sono le decisioni riguardanti gli ulteriori aiuti da accordare agli allevatori colpiti dalle predazioni, in particolare l’applicazione della decisione del Gran Consiglio del marzo 2010 (rapporto 6046 - 6083) in cui si stabiliva che “oltre al risarcimento dei capi predati, vanno risarciti i costi derivanti dalla ricerca e dal ricupero dei resti delle carcasse, nonché dalla perdita del prodotto conseguente”. Germano Mattei, Movimento MontagnaViva, Franco Celio, PLR, Giorgio Pellanda, PLR, Fabio Badasci, Lega, Andrea Zanini, Lega.
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