Tribuna
19.05.2020 - 09:330

"Ogni crisi è un'opportunità"

L'avvocato: "Il periodo di confinamento ci ha dato modo di pensare a come uscire da un mondo imperfetto e usare quest'occasione per creare un mondo migliore"

*Di Rosa Cappa

Ogni crisi è anche un’opportunità, anche se quella odierna è una situazione che non ha precedenti con oltre due miliardi di persone che sono state confinate a casa e con l’economia globale che è stata frenata bruscamente. La società è oppressa dall’incertezza su come sarà l’uscita da questa fase. Il mondo pre-Covid-19 era già sotto pressione e reso fragile da forti livelli di disuguaglianza sociale e pressione forte sui sistemi democratici, senza dimenticare la crisi climatica.

Questo periodo di confinamento ci ha dato però modo di pensare a come uscire da un mondo imperfetto e usare questa opportunità per creare un mondo migliore. Non potremo tornare al mondo di prima, ma disponiamo di risorse economiche immense, che possono essere indirizzate verso investimenti sull’economia del futuro (ad es. nelle energie rinnovabili) invece che tenere in vita il passato con le sue componenti negative. Potremmo approfittare di questa occasione per cambiare il verso, concentrandoci tutti su una direzione più sostenibile dal punto di vista tanto ambientale che sociale.

L’ambiente:

Nel periodo di confinamento abbiamo avuto modo di riflettere su ciò che è davvero essenziale, abbiamo guardato alla vita in modo differente, scorgendo dei lati positivi, quali ad esempio l’assenza di traffico e di affollamento di persone. Possiamo fare tesoro dell’esperienza fatta ad es. grazie al telelavoro parziale e alle riunioni a distanza, entrambi efficaci in termini di performance e di economia di costi. L’alternanza programmata ma flessibile sul luogo di lavoro può contribuire concretamente a diminuire i problemi legati all’inquinamento atmosferico, al traffico, alla penuria dei posti auto. Abbiamo anche scoperto il km zero, passeggiando nel quartiere, scoprendo i vicini di casa e facendo la spesa nel supermercato accanto. In fondo, le cose davvero essenziali sono poche e abbiamo la fortuna di averle a portata di mano. Manterremo uno scenario simile solo se riusciremo ad orientarci verso la riduzione dei consumi e l’aumento della produzione di energie rinnovabili. Ridurre le conseguenze negative della nostra colonizzazione della terra non è solo un dovere etico verso la flora e la fauna che fanno di nuovo timidamente capolino nei loro antichi territori, ma è la chiave per la nostra stessa sopravvivenza.

L’economia e l’occupazione:

Il periodo Covid ci ha insegnato che nei momenti di crisi a pagare sono i lavoratori, specie i lavoratori più fragili, quelli che fanno lavori poco specializzati e con salari inadeguati. Questo periodo ci ha però anche insegnato l’importanza del saper riconvertire la ricerca e la produzione di beni e servizi in base alla domanda contingente. Lo sforzo di adattamento produttivo ai bisogni del periodo Covid-19 non solo ha consentito l’approvvigionamento di beni rivelatisi indispensabili in fase emergenziale e permesso ad alcune aziende di sopravvivere e di mantenere stabile l’occupazione, ma ci ha altresì fatto prendere coscienza della nostra capacità di orientare le attività di ricerca e le scelte produttive in base alle esigenze espresse dalla collettività. In questo campo fanno la differenza la creatività e la mentalità innovatrice che sapranno dimostrare la classe imprenditrice e la comunità scientifica (notizia recente è che l’ETH di Zurigo ha messo a punto un respiratore di facile utilizzo e a basso costo, quindi esportabile nei Paesi con sistemi sanitari che hanno scarse risorse). Simmetricamente, i lavori che durante il periodo Covid si sono dimostrati di importanza vitale andranno sostenuti ed implementati. Penso al settore socio-sanitario, alla tele-medicina, al settore informatico, alla logistica, ai servizi di consegna a domicilio. In questo campo, sarà lo Stato a doversi fare carico di creare le condizioni fertili per lo sviluppo di tali attività. Non possiamo negare di esserci accorti grazie al Covid-19 che il fatto di poter attingere da Paesi lontani parti essenziali delle nostre catene di produzione ha fatto assopire nel tempo la nostra creatività e la nostra competitività in alcuni settori. Questo sistema interdipendente delle catene di produzione si è rivelato fragile nel momento in cui i trasporti delle merci e delle persone hanno subito una battuta d’arresto o quantomeno un rallentamento. Credo che dobbiamo fare tesoro delle indicazioni che il periodo di pandemia ci ha dato in modo da implementare il know-how e conseguentemente orientare la produzione verso queisettori nei quali abbiamo delle lacune facilmente colmabili.

L’informazione:

In questo periodo abbiamo sperimentato la pericolosità delle fake news: un male che impatta negativamente l’economia e la libertà dei popoli e che, influenzando le elezioni in modo massiccio, si rivela essere tra i principali nemici delle democrazie moderne. Durante questo periodo di immobilità forzata la dipendenza dalle notizie online è aumentato e notizie false e contraddittorie ci hanno scosso e disorientato, minando fra l’altro la fiducia verso chi ha il compito di traghettare la collettività verso il futuro del dopo pandemia. Se vogliamo costruire un futuro di libertà e di coscienza collettiva dobbiamo a mio avviso assumere un atteggiamento critico verso le notizie che circolano sul web valutandone ad esempio l’attendibilità in base alla loro fonte. Abbiamo, credo, infine compreso che dalle difficoltà nascono delle opportunità non in modo automatico, ma solo se mettiamo in discussione alcune posizioni di principio, dalle quali difficilmente in tempi normali avremmo pensato di poterci distaccare. Sotto questo profilo, ciascuno di noi può dare il suo contributo a quella che viene definita non a caso una “rinascita collettiva”.

*Avvocato

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