Cronaca
19.01.2016 - 17:480
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Parla Harry Herber, il primo candidato di Lugano: «ho un sogno e proverò a realizzarlo così»

Tra politica («entrare nella Lega, un grande errore») e voglia di ritorno al passato, il candidato di "Non5Ma500" racconta i suoi progetti, «non voglio né poltrone né gloria»

LUGANO - È l'uomo del giorno a Lugano. Harry Herber, giardiniere, classe 1943, è il primo ad aver presentato la propria lista per le comunali a Lugano, un movimento neonato e chiamato "Non5Ma500". Osteggiato da Bertoli, Giudici e Borradori, con grande entusiasmo ci parla di quello che definisce un sogno. «Il progetto e lo scopo li ho in mente da molti anni. Il lampo è stata un'intervista di Bertoli della scorsa estate in cui diceva che in Ticino ci vorrebbero cinque Comuni. Mi è salita l'adrenalina! Raccolti i proponenti, la lista è stata consegnata, il 13 gennaio alle ore 10.30. Sono in pole position!». Come mai è così contrario alle aggregazioni da farne un cavallo di battaglia? «Per principio sono contrario, perché il paese perde l'identità. Poi è un fattore storico: ogni Comune ha la sua storia, fin dal Medioevo, quando si chiamavano Vicinati con una notevole autorità, sia ai tempi dei Visconti e degli Sforza sia quando vi erano i 12 cantoni. Nel 1972 ho vissuto sulla mia pelle la prima fusione a Castagnola, che era uno dei Comuni più fiorenti e meglio organizzati. Pensi che c'era tutto, dalla polizia alle scuole, dalla squadra giardinieri all'asilo. E per una questione politica Lugano, che era il pezzettino vicino al lago sino allo stadio, aveva una maggioranza liberale che stava perdendo consensi, si è rivolto a Castagnola, dove c'erano diversi municipali liberali. Non c'era informazione, non c'erano dibattiti, si votò dicendo che il moltiplicatore sarebbe salito. Dopo trent'anni, Lugano ha cominciato a sedurre altri Comuni, offrendo il paradiso terrestre. Ci sono però malcontenti, lo vedo facendo il giardiniere, si dice "una volta si stava meglio"». E per questo ha scelto di creare "Non5Ma500"... . «Cercherò di chiedere a chi è stato contrario alle fusioni negli ultimi 15 anni di votarmi, non offro il paradiso ma almeno il purgatorio, con qualche speranza che in un domani, non so se a medio o a lungo termine, si potrebbe tornare indietro. Ovviamente, ci vorrebbero i dovuti paletti, delle condizioni. Facciamo un esempio: Viganello vuol tornare un Comune unico. Chi abita nel comprensorio deve raccogliere delle firme. Se ne vengono raccolte il 60%, il Municipio di Lugano deve organizzare una votazione, e votano solo a Viganello. Prima del voto, però, i cittadini di Viganello dovranno pagare una cauzione e presentare cinque possibili municipali. Per i consiglieri comunali, si potrebbe anche fare un'assemblea popolare». Servirebbe, però, una legge per poter fare tutto ciò. Come pensa di muoversi? «Se riuscissi a essere eletto in Consiglio comunale, avrei quattro anni per cercare la collaborazione degli altri partiti. Nessuno è toccato nella sua anima, non la socialità dei socialisti, non i progetti della Lega, non il meno Stato dei liberali: è qualcosa di democratico, va bene per tutti. Penso di poter trovare alleati ovunque, non tolgo i loro voti. Anzi il Municipio farebbe una gran bella figura, mostrando di essere aperto alla popolazione e di non volersi tenere solo la poltrona. Se la cosa nascesse bene a Lugano, ci sarebbe la possibilità di arrivare al Consiglio di Stato e al Parlamento, e sarebbe più semplice ottenere una raccolta firme». Un progetto ambizioso. Lei, signor Herber, non è nuovo in politica: ha fatto parte di Lega e liberali. «Quello della Lega è stato uno dei miei grandi errori. Ero municipale a Carabbia, abbastanza popolare. Non avevo idea di che cosa fosse il movimento, ma in pochi mesi ho visto cose che mi hanno fatto passare la voglia di far politica. C'erano prese di posizioni, attacchi interni, tutti volevano parlare male di altri, dopo pochi mesi ho dato le dimissioni. Un altro errore, per inesperienza, l'ho commesso accettando il ballottaggio per divenire sindaco a Pazzallo nel 1980. I liberali volevano togliere la poltrona ai socialisti, ci fu una partecipazione di più del 90%: persi ma senza sfigurare, in un clima incandescente. Lì qualcosa si è guastato». E dopo quelli che definisce due grandi errori, questa sarà la volta buona? «Magari sarà il terzo errore... . Io semino, è il mio lavoro: non voglio la gloria. Se penseranno che sono un utopista, almeno avrò tentato. Mi sono sempre detto che quando si ha un sogno si deve cercare di realizzarlo. Qui non chiedo l'impossibile, non è illecito e non voglio la poltrona, è un'idea che ho nel cuore. Nella mia vita ho sempre dato retta al cuore».
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