Cronaca
18.03.2016 - 12:090
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Del Don scende in campo, «è l'occasione della mia vita». E la sezione è con lui

Duro comunicato della sezione bellinzonese dell'UDC contro Ambrosini e Minotti. Sodisfatto, Del Don lancia la campagna elettorale. «Pensiamo ai temi seri: abbiamo già quattro candidature»

BELLINZONA - «La sezione di Bellinzona si distanzia dalle farneticazioni di due esponenti che non hanno mai portato nulla di buono al partito e a loro stessi», si conclude così il comunicato dell'UDC Bellinzonese, firmato dal vicepresidente Faton Durmishi. Un duro attacco ad Athos Ambrosini e Paolo Camillo Minotti e un netto sostegno a Orlando Del Don, dunque. Che è soddisfatto e annuncia la sua candidatura per le prossime comunali. Signor Del Don, un comunicato inviato dal vicepresidente vuol già dire qualcosa... «Il gruppo è coeso ed ha deciso di muoversi e di non attendere più. Mi fa piacere, non devo sempre agire io ed è una bella cosa che ci sia voglia di portare avanti con me la sezione. È qualcosa che viene spontaneamente. La loro voglia, a dire il vero, era di fare un comunicato più duro, di reagire in maniera più muscolosa, ma non vale la pena. Ciò che è interessante è che ci siamo occupati di quello che conta, ovvero le comunali. Ci siamo concentrati su quello, altrimenti si va a finire che per un ping pong inutile si perda lo scopo per cui siamo chiamati, cioè fare politica e non gossip o le primedonne». Dalla nota emerge la preoccupazione per la Grande Bellinzona, vero? «Sono stufo di certi litigi e voglio occuparmi di questioni più serie. La campagna fra un attimo comincia, se non è già cominciata, e ieri abbiamo tirato fuori dei temi importanti sulla Grande Bellinzona: si intravvedono delle grandi manovre e noi vogliamo dire la nostra. Abbiamo cominciato a pensare a come dovrà svilupparsi il nuovo comune, quali sono le tematiche di fondo che non vengono attualmente affrontate. La gente ha voglia di dire la sua, è molto attente e preoccupata del fatto che Bellinzona sta perdendo l'occasione di diventare la capitale del Ticino e il grande comune non solo amministrativo, ma anche come occasione di rilancio economico, turistico, dell'impiego, dell'innovazione. Deve essere la vera capitale, non solo quella amministrativa, purtroppo da come ho visto non è cambiato molto, e noi vogliamo puntare su questo aspetto per la campagna». Del Don ci sarà? «Io mi candiderò per il Municipio, questa polemica con Ambrosini e Minotti era dettata dalla paura che io potessi scendere in campo ma non mi fermo. È la mia città, a cui tengo, non voglio far difetto a loro però se credevano di tagliarmi fuori sbagliano: io ho delle cose da dire, la Grande Bellinzona è l'occasione della mia vita. Finalmente c'è qualcosa da fare e si figuri se ho voglia di rimanere qui a litigare con questi due ometti! Abbiamo, compresa la mia, quattro candidature. Hanno voluto che ci fossi anch'io per tirare la campagna. Per ora terrei i nomi come novità: non sono personaggi già conosciuti, fra cui una donna. Magari si aggiungerà qualcun altro». Possiamo vedere la riunione di ieri sera come un nuovo corso: temi e non polemiche? «Esatto, secondo me il nuovo corso è questo ed è ciò che sto cercando di far passare al partito cantonale. Ogni anno ce n'è una, polemiche interne che portano via risorse e energie e demotivano, cerchiamo di andare non sulle persone bensì sulle idee. Lo porto avanti da un po', eppure sembra che ciò che faccio è solo per mettermi in evidenza: no, ribatto, facciamolo tutti!» Non pensa che Ambrosini in qualche modo reagirà? «L'occasione per stare zitto non la coglie mai, vuole fare sempre il galletto e poi gli tagliano la cresta. Se vuole continuare a giocare così va bene, ma sarebbe ora di cominciare a fare le persone serie, accettando che le cose seguono il loro destino naturale senza contestare tutto. Desidera mettersi contro tutti? È un suo diritto, basta che non mi tocchi e non cerchi di insinuarsi nella mia testa e di mettersi di traverso con me, e non inventi baggianate perché dà fastidio la mia candidatura. Chi siete per non volermi? Se desiderano mettersi in lista loro (lui e Minotti, ndr), in caso non siano espulsi dal partito, che lo facciano! La sparata di Minotti era contro la mia candidatura, si ergono a giudici, però in politica è il popolo a decidere». Le accuse di Minotti, in effetti, erano gravi. «Non è più un gioco politico perché mi attaccano personalmente e c'è in ballo un'azione legale, qui la questione diventa seria. Da una parte è vero che mi fanno ridere queste pagliacciate, dall'altro lato non deve passare impunemente il mettere in dubbio la mia professionalità. Essa non va toccata da questi ometti».
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