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Cronaca
14.03.2018 - 15:170
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

"Ho costruito la mia vita come una casetta, pezzo per pezzo". La quotidianità e i sogni di Bewar Omar, "per favore, decidete sulla base di quello che ho fatto"

Per il 31enne iracheno si sono mobilitate più di 4'000 persone, che hanno firmato a suo favore. "Ho una ragazza qui, sogno dei bambini, di aprire un mio salone. Ho sempre voluto fare il parrucchiere. Quando sono arrivato in Svizzera, ho pensato 'finalmente la pace'. Amo Bellinzona, mi sono dato da fare"

BELLINZONA – “Sei arrivato fino a qui, non mollare proprio ora”, recita una frase utilizzata come foto copertina sul profilo Facebook di Bewar Omar. Il 31enne parrucchiere curdo è al centro di un caso: deve lasciare la Svizzera poiché gli è stato negati il permesso di dimora. Più di 4'000 persone, mobilitate da colleghi e amici, hanno consegnato delle firme alla Cancelleria Cantonale, chiedendo di ridare una risposta positiva alla SEM come due anni fa.

Al di là dell’aspetto giuridico, Bewar sta vivendo un dramma. Qui ha tutto, la sua vita è a Bellinzona, i suoi sogni sono qui. Con molta umanità, ce li racconta e ci parla di sé. “Mi chiedono come faccio a essere forte, ma per forza. Cosa posso fare? Certo, sto male, ma la situazione è così. Mi trovo in un periodo davvero molto difficile per me. Da un mese e qualche mese non posso lavorare, non è un momento semplice. Senza lavoro non posso mantenermi, non posso pagare le mie spese, e la mia paura è dove posso andare se devo lasciare il mio appartamento. Cosa mi capiterà?”

La possibilità di dover tornare nel tuo paese natale, l’Iraq, ti spaventa?
“Non ci voglio nemmeno pensare, sto pensando che se perdo il mio appartamento potrei finire in un centro rifugiati. Di dover tornare in Iraq, ho assolutamente paura, non me lo posso nemmeno immaginare. Io lì non ho praticamente nessuno (solo una sorella con cui non ha un legame stretto, ndr).

Come è nata l’idea di fuggire dal tuo paese? Cosa ricordi?
“Avevo in testa solamente di poter scappare. Quando sono partito il mio pensiero era quello, di andarmene via da lì, e piano piano è nato tutto, durante il viaggio. L’unica idea che avevo era salvarmi. Quando sono arrivato in Svizzera mi sono detto ‘finalmente ho trovato la pace’. Sono stato a Chiasso per tre settimane, la mia vita è iniziata lì. Sono stato mandato in un centro della Croce Rossa a Lugano-Paradiso e il mio percorso è partito da qui. Mi è stato dato un appartamento a Biasca con altri due rifugiati e mi sono dato subito da fare, non mi piaceva stare a casa senza far nulla. Sono partito con un corso di italiano di nove mesi, poi dopo un paio d’anni che ero qui, con la mia forza di volontà, ho trovato un posto di lavoro come parrucchiere, prima con l’apprendistato. Ho realizzato il mio sogno nel cassetto, volevo diventare un parrucchiere e ce l’ho fatta!”

Era il tuo sogno da sempre, anche prima di arrivare in Svizzera?
“Ho sempre voluto fare questo! Del mio lavoro mi piace tutto, è la mia passione. Mi sveglio tutte le mattine felice di andare a lavorare. Amo la professione e il posto dove lavoro, parlare con la gente, l’ambiente. Ho solo quello dentro”.

La tua datrice di lavoro è fondamentale per te, vero? Ha attivato la raccolta firme.
“Sì, è molto, molto, molto importante per me. Non mi ha abbandonato, non mi ha detto che non c’è nulla da fare. Non perdo le speranze, provo, perché bisogna sempre sperare finchè si è in vita. Poi il destino deciderà. La mia sfortuna è stata avere quella vita in Iraq, poi sono stato fortunato per aver conosciuto tutta la bella gente che mi circonda”.

Cosa hai pensato quando ti hanno detto che avresti dovuto lasciare la Svizzera?
“Mi è caduto il mondo addosso”.

Ti aspettavi così tante persone che firmavano a tuo favore?
“Quando ho trovato il mio posto mi sono sentito fortunato, adesso è stata una sorpresa. Più di 4000 persone mi hanno sostenuto, mi hanno dato la forza di andare avanti, di provare”.

Che persona è Bewar Omar, al di là del lavoro?
“A parte il mio lavoro, mi piace lo sport. Sono tre anni che frequento una palestra a Bellinzona. Amo uscire, andare a camminare nel verde, in montagna, il contatto con la gente. Soprattutto, adoro Bellinzona, spesso esco per fare delle passeggiate”.

Chi sono i tuoi amici?
“Il 95% è ticinese. Mi sono detto che se avevo a che fare solo con i miei paesani non avrei imparato la lingua e non avrei trovato niente, mi sono sempre dato da fare. Razzismo? Non mi è mai successo di vivere episodi. Qui in Svizzera mi sento a casa, soprattutto a Bellinzona. Ho tutto qui, la mia vita è qui: l’ho creata come una casetta, pezzo dopo pezzo. Mi sono impegnato, davvero”.

Quali sono i tuoi sogni, se ti lasciassero rimanere qui. Se non sbaglio hai anche una ragazza ticinese.
“Sì, esatto, ho una ragazza che è parrucchiera come me. Vorrei crearmi una vita, avere dei bambini, aprire il mio salone. Anche per lei non è stato facile. Cerchiamo di essere positivi, soprattutto io”.

Vuoi lanciare un appello a chi dovrà decidere sul tuo caso?
“Decidete sulla base di quello che ho fatto, sono qua e mi sono integrato. Per esempio, quando ho fatto l’apprendistato sono stato uno dei migliori di tutto il Cantone. Mentre frequentavo la scuola, non ho potuto fare uno stage all’estero perché non ero a posto coi documenti, sono andato a Zurigo per tre settimane e dormivo presso una famiglia a Uster. Anche lì mi hanno offerto un posto di lavoro. Veramente, ho dato tutto, ho provato qualsiasi cosa per integrarmi. Decidete sulla base di questo”.

Nella foto: Bewar Omar con le sue colleghe di lavoro del salone Fantasy

Paola Bernasconi

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