Cronaca
11.05.2018 - 12:420
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

"Poteva chiamarmi la Polizia e dirmi che mia figlia era morta in una strage a scuola...". Una mamma angosciata, "per me non è un caso isolato, bisogna parlarne. Quanti giovani problematici..."

Il 19enne è stato trasferito in una clinica psichiatrica. Abbiamo raccolto la preoccupazione di una madre, "com'è possibile che tuo figlio abbia un arsenale in casa e non te ne accorgi? Dov'erano i genitori? E chissà quanti la pensano come lui, anche solo per sentirsi grandi e fighi"

BELLINZONA – “Ho passato una notte insonne, a provare a rispondere alle domande di mia figlia. Oggi non voleva nemmeno andare a scuola”. Ci contatta la mamma di una ragazza che frequenta la Scuola di Commercio di Bellinzona, quella dove il 19enne fermato ieri avrebbe voluto compiere una strage. Sin da ieri, il suo nome circola nelle chat degli allievi, comprese le foto dove imbraccia fucili.
Il giovane è stato trasferito in una clinica psichiatrica. A Bellinzona, fuori da scuola c’è una pattuglia della Polizia, nelle aule invece di lezioni e verifiche si parla di quanto accaduto.

E prevale l’angoscia. “Credi che queste cose succedano solo nei film americani, invece… È da stamattina che penso che se non fosse stato per i suoi compagni avrei potuto ricevere una telefonata della Polizia che mi diceva che mia figlia era morta in una strage a scuola. Poteva succedere, abbiamo rischiato davvero grosso. Continuo a pensarci… Lei è lì, è stata vicino a questo giovane che premeditava la strage. Se la compiva a ricreazione, per esempio, poteva restare coinvolta”.

Le domande sono molte. “Dov’erano i genitori di questo ragazzo? Ha un arsenale in casa e non te ne accorgi… Sono cose che ti fanno riflettere. Sul suo profilo Facebook ci sono solo foto con armi, dove impugna un fucile o un kalashnikov. Non capisco, parlo da mamma: se vivi con un ragazzo problematico, come fai a non accorgerti? Se mia figlia entra a casa col muso, lo vedo, e chiedo che cosa succede. Poi magari sono solo cose da poco conto, però lo noto”.

Quel che fa paura a tanti è che si è andati davvero vicini a quella che poteva essere una tragedia, perché le armi erano già pronte, e l’idea pareva covare da un po’. “Alla fine magari si tirava indietro, però era qualcosa di studiato. Devi avere il tempo di procurarti le armi, che chissà dove ha comprato. Era già preparato”, ci dice questa mamma, preoccupata anche degli amici del ragazzo. “Chissà quanti altri la pensano come lui. Non tutti gli avranno detto che è un fallito o un cretino. Magari lo appoggiano, lui si sentirà figo a mettere quelle foto”. “Secondo me c’era qualcuno che lo appoggiava, l’evento non va sottovalutato. Tutti al giorno d’oggi hanno degli amici che stanno dalla tua parte. Magari qualcuno gli aveva anche detto ‘dai facciamolo, che f----a!".

Nella vita di tutti i giorni, lavora a contatto con ragazzini, e quel che vede le fa paura. “Ne vedo di problematici sin da piccoli, coi genitori che se ne lavano le mani pensando che se ne debba occupare la scuola, la scuola che dice che l’educazione passa dalla famiglia, e loro crescono problematici. Sicuramente quel ragazzo avrà tanto, ma tanti problemi… Se mi rendessi conto che qualcosa non va e che non ho la competenza per aiutarle, chiederei certamente aiuto, al giorno d’oggi ce ne sono tanti a disposizione, per fortuna. Noto già i piccoli fare scenate che ti lasciano senza parole, si picchiano. Temo anche l’idea che i ragazzi escano una sera, incontrino una persona come questo giovane, e si lascino trascinare”.

Da mamma, chiede che si” prendano più provvedimenti e si parli di queste cose non solamente oggi. Al giorno d’oggi non interessa sapere quanti distretti ha il Ticino, ma star dietro ai ragazzi, se qualcuno ha bisogno va aiutato. Non credo proprio sia un caso isolato”.

E il futuro? “Mi auguro di non ritrovarmelo fuori, a scuola a fare il galletto. Potrebbe dire che è una bravata, che l’ha fatto solo per sentirsi figo e grande e domani è in giro. Spero proprio di no”. Essendo stato trasferito in una clinica, il problema non dovrebbe porsi. Così come nessuno ha mai parlato di complici, e sicuramente gli inquirenti, che hanno le bocche cucite, seguiranno ogni traccia possibile.

Intanto, l’inquietudine regna sovrana, fra i ragazzi e nelle loro famiglie. Come normale che sia, nonostante le parole rassicuranti e l’intervento tempestivo. Quando ti accorgi che tutto può accadere a pochi minuti da te, a tua figlia, a un tuo amico, al tuo vicino di casa, tutto assume dimensioni diverse.

Paola Bernasconi
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