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Cronaca
05.10.2018 - 10:300

Campione vista dall'Italia, "passaporti italiani, targhe svizzere, Tg1 e cena alle sei"

"Gli svizzeri saranno efficienti ma sono troppo diversi", dice una studentessa, mentre un'impiegata vede il futuro della figlia da noi. Voci da un paese che urla "basta vederci come privilegiati"

CAMPIONE – La battaglia degli impiegati di Campione d’Italia, sia comunali che del Casinò, sta facendo rumore. E sbarca sul settimanale Oggi, a partire dalla voglia di annessione, che il giornale nega: titola infatti “Noi di Campione vogliamo restare italiani”.

E raccoglie qualche parere, qualche divisione, come normale che ci sia. Da “diventare svizzeri? Non scherziamo, Campione è italiana” a “almeno è un paese che funziona” e “farsi annettere è l’unica salvezza”.

Un articolo che sostanzialmente dice poco di nuovo, ma che è interessante per la visione che viene veicolata della Svizzera. Ecco come viene definita l’exclave: “passaporti italiani e targhe svizzere, Tg1 e cena alle sei”. Evviva gli stereotipi, si potrebbe dire. Come una studentessa 20enne del liceo di Como, “poi studierò a Milano, gli svizzeri saranno anche efficienti ma sono troppo diversi. Cambiare passaporto? Non ci penso nemmeno. Su Facebook ci insultano ma Campione è italiana. Come me. Come voi”. 

Eppure un addetto al marketing del Casinò è convinto che “loro il Casinò lo riaprirebbero domattina e lo farebbero funzionare”, mentre un’assistente sociale di Locarno fa notare che “in Ticino, se mandi un’email a un ufficio pubblico, rispondono in cinque minuti” e si dà tempo tre mesi per la riapertura del Casinò (dove lavorava il marito, al bar) poi pensa di venire in Svizzera, “il futuro di mia figlia lo vedo là”.

Il pezzo, a firma di Fiamma Tinelli, ammette che è grazie alla Svizzera che alcuni servizi funzionano ancora, dalla raccolta rifiuti ai pompieri alle ambulanze, a gratis e che senza sarebbe la fine. Il territorio svizzero, si dice, sta 500 metri più in là, e c’è chi manda i figli a scuola a Lugano o ha il medico a Locarno. Ma dunque? Campione, svizzera o italiana?

Parlando con dei campionesi, in questi giorni è emersa in me l’idea che della realtà dell’exclave l’Italia sappia ben poco. Viene definita, in questo articolo, come un luogo che si finanziava coi proventi del Casinò, dove non serviva neppure scrivere un curriculum perché tanto la casa da gioco e il Comune assumevano: “un plotone di giardinieri a curare centro metri di lungolago, 22 vigili per quattro strade, stipendi rinforzati in franchi svizzeri agli impiegati”. E le buste paga? Per un croupier, 2mila euro più 4-5mila in mance. Ma qualcuno si ribella: “anche lei con la storia che siamo dei privilegiati? Guardi che in Italia di noi non si sa nulla, e comunque quei tempi sono finiti da un pezzo. Campione è italiana ma i costi della vita qui sono svizzeri: paghiamo tutto in franchi, un bilocale costa 400mila euro, un sacchetto di spesa al supermercato almeno 80”. Gli stipendi d’oro esistevano sino a sei anni fa, decurtati da sei anni di solidarietà.

E ora? Il presidio continua, e si parla di annessione. Tra chi la vuole e chi no.

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