Cronaca
02.05.2019 - 11:280

"Adesso immaginiamo Papa Francesco a passeggio per i Giardini Vaticani col cappellino dell'OCST"

Un gruppo di sindacalisti è stato a Roma per festeggiare il centenario. Fonio e Jelmini: "Il Pontefice è un grande, mette al centro la persona. Gli stessi valori cristiani che animano il nostro lavoro"

ROMA – Quando sentire un simbolo vicino a te ti dà la carica per continuare ad affrontare i tuoi compiti, in gruppo, con energia. È quello che traspare dai sindacalisti dell’OCST di ritorno da Roma, dove hanno visto da vicino Papa Francesco (alcuni di loro, in particolare il presidente e il segretario di OCST, gli hanno anche parlato), che li ha anche salutati pubblicamente, facendo scoppiare una vera ovazione da stadio.

“È stato bello ed emozionante”, ci racconta Giorgio Fonio, che era già stato a un Angelus ma mai aveva visto il Pontefice così da vicino. “Averlo a pochi passi da noi, quando ci ha salutati, omaggiando tutti gli associati, è qualcosa che ha toccato il cuore. La gita è stata organizzata nell’anno del centenario dell’OCST”.

Quando gli chiediamo se Papa Francesco gli piace, non ha dubbi. “È un grande, sicuramente. È uno che dice le cose come devono essere dette, dimostra una grande umanità, soprattutto è vicino alle problematiche degli esseri umani che soffrono. E per chiunque, non solo per i cattolici, è un punto di riferimento. Gli abbiamo dato il nostro cappellino…”. Un episodio simpatico, col Papa che lo ha preso al volo…

Entusiasta anche Lorenzo Jelmini. “È stato un momento molto forte, abbiamo voluto siglare i 100 anni di OCST proprio incontrando il Papa che è il rappresentante del nostro sindacato, che è di ispirazione cristiana e vuole mantenere questo legame. Lui ha un’attenzione verso le persone incredibile, lo abbiamo visto da come si muoveva in Piazza, dal modo di parlare alla gente, come la ascoltava, attento a ciascuno. Il discorso che ha fatto è stato altrettanto importante, perché in occasione del primo maggio ha ricordato sia la figura di San Giuseppe sia l’importanza del lavoro, evidenziando la sua tristezza per i tanti disoccupati e per chi è in cerca di lavoro”.

Come si coniugano i valori cristiani con un mondo del lavoro che è in un certo senso una giungla? Jelmini non ha dubbi: “Nell’attenzione e nell’impegno ancora maggiore da parte nostra, dato che OCST mette la persona al centro, con tutto quanto le ruota attorno, comprese le difficoltà non solo dei disoccupati ma anche di chi vive situazioni lavorative difficile”. La similitudine col Papa è lì: “Non che i suoi predecessori non lo facessero, ma lui ha davvero una capacità di mettere al centro la persona, un’umanità incredibile, per questo lo stimiamo tantissimo. La sua posizione aiuta il lavoro? Certamente sì, si vede da come si muove, da come reagisce, dalla sua presenza, da come parla di queste cose. Pensiamo all’Enciclica sulla terra, la sua posizione sull’ecologia, da cui traspare ancora una volta l’attenzione per le persone, per il mondo del lavoro, la preoccupazione per le risorse energetiche”.

Tutti confermano di tornare più carichi. “È stata una ricarica di energia pazzesca”, commenta Jelmini. “Aver vissuto quel momento tutti assieme è stato quel qualcosa in più, eravamo una squadra, un popolo, che andava a incontrare il suo punto di riferimento. Quando ci ha salutato è stato davvero bello. Ora ci immaginiamo il Papa a passeggio nei Giardini Vaticani col nostro cappellino”, ride infine. Un’immagine che decisamente ci piacerebbe ‘rubare’…

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