CRONACA
Le paure dei frontalieri: dalla Svizzera che "umilia un territorio" al timore dei contagi
Il consigliere provinciale e sindaco di Centro Valle Intelvi, Mario Pozzi attacca per la non riapertura del valico di Arogno, Roberto Cattaneo di UIL ha paura che dai negozi e bar ticinesi il virus si ridiffonda in Lombardia

COMO – Tra chi teme che i frontalieri possano essere contagiati e chi ritiene che essi siano umiliati dalla Svizzera. Tra chi ha paura delle riaperture e chi vorrebbe più valichi per transitare.

Partiamo da questi ultimi: il consigliere provinciale e sindaco di Centro Valle Intelvi, Mario Pozzi, si fa sentire col prefetto Ignazio Coccia e tuona contro la Svizzera, rea di fare come vuole. 

Il motivo? La non riapertura del valico di Arogno e il conseguente traffico che potrebbe aumentare a Gandria. “Non mi dilungo sul fatto che questo territorio sia stato umiliato dalle decisioni di Berna, ma mi preme rimarcare che non siamo disposti a subire ulteriormente questa situazione”, ha detto a La Provincia di Como. “Stiamo vivendo un momento difficile sotto molti punti di vista. E aggiungere tensioni - attraverso 80 e più chilometri da sommare al tragitto quotidiano per raggiungere il posto di lavoro - a quelle già in essere veramente è un qualcosa che si commenta da solo e che provoca rabbia e sconcerto. Dimenticare un intero territorio è un atteggiamento grave e irresponsabile”.

Per contro, ad aver paura è Roberto Cattaneo infatti, del sindacato UIL di Como. Esulta per le riaperture dei valichi, ma sono le riaperture in generale (e non è un gioco di parole) a spaventarlo. Il suo timore è che più lavoratori frontalieri possano contagiarsi e portare il virus in Italia.

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