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Cronaca
28.05.2020 - 11:170
Aggiornamento : 11:42

Tutti in coro: "Giusto riaprire, ma insistiamo sull'attenzione!". Dall'8 giugno si potranno rivedere gli anziani nelle strutture

Gobbi: "Una seconda chiusura non sarebbe sopportabile, né economicamente né dal punto di vista umano". Merlani: "Stiamo continuando a testare, i positivi sono attorno all'1%".

BELLINZONA - Dopo gli allentamenti annunciati ieri da Berna, a Bellinzona si è tenuta una conferenza stampa, presenti Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Matteo Cocchi, Capo dello SMCC
e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: "Non tutte le decisioni federali sono lineari"

"Esprimo la  mia soddisfazione in merito ai dati epidemiologico: dopo molti giorni bui, abbiamo un raggio di sole che scalda animo e cuore e ci permette di guardare con più positività all'estate. Dal 4 maggio siamo allineati alla disposizioni federali, che stanno vivendo una rapida evoluzione, pensiamo alle decisioni comunicate ieri. Non tutte sono lineari, pensiamo alla chiusura delle discoteche alle 24. Se nelle chiusure era facile rintracciare i contatti, sottolineiamo che con le aperture è più importante ma più difficile tracciarli. Gli assembramenti passeranno a 30 persone, oltre a 5: chiediamo di garantire comunque misure di sicurezza e di tracciabilità, perché il virus non è svanito".

“Nella fase acuta della crisi avete dato prova, cittadini, di grande responsabilità, dando fiducia alle autorità e rispettando le gravose norme. Ora, nella terza fase della crisi, siamo noi delle autorità a dover dare fiducia ai cittadini, affidandosi al loro comportamento responsabile, individuale e collettivo. L’aspetto di libertà richiama da sempre in Svizzera quello della responsabilità”.

“Da oggi, 28 maggio, sono nuovamente consentite le manifestazione di culto, con piani di protezione, questo a seguito delle richieste delle varie comunità religiose ma anche di Cantoni come il nostro. Il 6 giugno riapriranno i campeggi in maniera anticipata rispetto a quanto programmato. I dubbi nascevano dai piani di protezione, devo dire che in Ticino i campeggi si sono prodigati a dare tutte le risposte necessarie, in particolare per le zone comuni”.
“Fino al 30 giugno resta attivo lo stato di necessità, nella Confederazione invece esso durerà sino al 19 giugno. La situazione particolare permette di mettere delle restrizioni, intervenendo qualora necessario”.

“I dati confermano una diffusione minima del virus e questo ha spinto le autorità federali a accelerare le aperture. Ma il virus è sempre tra noi, andiamo avanti con prudenza e responsabilità. Lo slogan di questa fase diventa ‘Distanti ma vicini, proteggiamoci ancora’”.

“Ieri l’autorità federale ha detto le sue decisioni sulle aperture con l’Italia. Le troviamo adeguate. Per quanto concerne il 15 giugno, il Consiglio Federale vuole coordinarsi coi vicini, sempre che la situazione della pandemia lo permetta, visto che i dati lombardi non sono ancora verso lo zero. È importante rilevare come il nostro Cantone sarà coinvolto, abbiamo già avuto contatti con le autorità federale e con i cantoni. Sarà importante capire come si potranno inserire delle misure di controllo sanitario”.

De Rosa: "Pronti a un nuovo assetto per gli ospedali"

“Le autorità federali ritengono di avere sotto controllo il virus. Preferivo quando Berna si affidava alla cautela, è importante chiedere alla popolazione di continuare a rispettare le misure per proteggere le persone più vulnerabili, soprattutto quando la distanza sociale non può essere garantita. Chiediamo di rispettarle a maggior ragione, ora. Sappiamo che la percezione del rischio si abbassa, lo ha detto anche Berset. Sta anche a noi, come autorità cantonale, chiedere di mantenere la stessa attenzione avuta sin qui. Sarà la responsabilità di ciascuno a fare la differenza nel futuro. Continuiamo a impegnarci, ricordiamoci di quello che abbiamo ritenuto essenziale e di quello che ci è parso superfluo quando abbiamo dovuto rinunciarvi. Possiamo costruire assieme una nuova normalità, dando priorità a quanto conta davvero nella vita”.

“Possiamo organizzare in modo diverso gli ospedali, pronti però a tornare in assetto di emergenza. Si riducono i posti Covid, sia in reparto che in cure intense, a Moncucco e La Carità. Dal 18 giugno, se tutto rimasse stabile, resteranno 15 posti in cure intense, una cinquantina in reparto e alcuni in riabilitazioni, soprattutto a Novaggio e a Brissago. Per mantenere la possibilità di riadattarsi in caso di bisogno, ci sono alcune deroghe necessarie ai pacchetti di prestazione da mantenere. Dal 15 giugno, come comunicato ieri, i centri di primo soccorso di Acquarossa e Faido saranno di nuovo agibili, sino al 31 luglio durante il giorno, e dal 1 luglio anche di notte. neonatologia e ostetrica tornerà a Locarno dal 1 luglio, a Mendrisio il 1 agosto. Se così sarà, festeggeremo con gratitudine la nostra festa nazionale. Vorrebbe dire che i dati epidemiologici sono stabili, condizione indispensabile per tornare alla normalità anche nel settore ospedaliero. Nel Mendrisiotto c’era paura per il non ritorno della neonatologia, ma precisiamo che fa stato la Pianificazione ospedaliera”.

“Il settore socio-sanitario riceverà una direttiva sulle riserve di materiale di protezione da avere in riserva. La direttiva è stata preparata sulla scorta dell’esperienza di questi mese. Avevamo dispositivi in numero ben superiore di quanto raccomandato dalla Confederazione e ciò ha permesso alla Farmacia cantonale di intervenire nella distribuzione di materiale a partire da febbraio. Adesso si chiederà a ciascun servizio sanitario di avere delle riserve. Quelle della Farmacia cantonale sono state ristabilite. Alla popolazione ricordo che si possono acquistare mascherine nei negozi, è importante averne a domicilio e in automobile in vista delle riaperture”.

“Potremo tornare ad abbracciarci, si cercherà il modo di permettere le visite agli anziani nelle case anziani. È ora di tornare ai contatti, protetti, a tu per tu, anche se la tecnologia ci ha aiutato tanto”.

“Vorrei fare un accenno al lavoro di monitoraggio dei pazienti, un progetto abbinato ai check point. Fornisce ad alcuni pazienti a casa ma considerati a rischio di complicazioni, il controllo a remoto della temperatura, della saturazione dell’ossigeno, della frequenza cardiaca e respiratoria. In caso di peggioramento scatta un allarme che permette di intervenire e se caso ospedalizzare la persona. Il Governo ha confermato e prolungato almeno fino al 30 giugno i check point. La telemedicina è un dato positivo che abbiamo conosciuto in questo periodo: non sostituirà mai l’importanza del ruolo del personale sanitario, che ringrazio ancora una volta”.

Cocchi: "Poche sanzioni perchè il dialogo funziona"

“Il cambiamento maggiore per noi è l’aumento delle persone che possono assembrarsi, ora sono 30. Ci sono anche tante attività che ripartono, inoltre si potranno tenere manifestazioni con 300 persone, il che richiede controlli diversi. Ricordiamoci che le attività sportive con contatto fisico per ora restano vietate. Quel che continua a valere è ciò che abbiamo sempre sentito, e che ora è ancora più attuale, è la richiesta di portare mascherine quando la distanza sociale non può essere garantita. Se osserviamo la popolazione a sud della Alpi vediamo che la sensibilità è maggiore rispetto a Nord: i ticinesi hanno capito quali erano le misure importanti da mettere in atto, ora capiranno che questa è fondamentale”.

“Lo Stato maggiore continua i propri lavori di monitoraggio, si sono già attivati diversi gruppi di lavoro. Uno dei più importanti è quello della vigilanza della polizia, con l’attività di prossimità, che sarà un must nell’estate, con la collaborazione con le polizie comunali. L’impostazione sarà sul dialogo e la collaborazione, con la sensibilizzazione, solo in casi particolari si passerà alle sanzioni. Esse non sono elevate e questo perché è stato importante e risolutivo il dialogo. Non mi stancherò mai di ripetere l’importanza della responsabilità individuale. Se ognuno segue le semplici regole di distanza sociale, di igiene accresciuta, aiuteremo la popolazione a non tornare in una situazione di crisi, che porterebbe a un’ulteriore problematica per chi ha svolto il suo lavoro in modo egregio per non dire ottimo durante il momento di crisi”.

Merlani: "Si continua a testare. Dall'8 giugno si visitano gli anziani"

“I casi, a parte quel 14, dovuto a un depistaggio, sono sempre attorno ai 3-4 massimo. Non vuol dire che non facciamo test, ne sono stati effettuati, per esempio, in alcuni giorni, 294, 296, 285, 286, 106, con un 1% di positivi. Il virus gira, noi testiamo e i contagi sono pochi. Ero preoccupato per le aperture in parallelo e vediamo che la situazione non si muove, dobbiamo continuare con prudenza ma possiamo progressivamente allentare. D’altra parte non si può tenere sempre tutto chiuso, sarebbe insostenibile”.

“Parliamo dei test sierologici: 974 hanno detto sì, 260 hanno rinunciato, 264 non hanno risposto nemmeno al secondo sollecito. Abbiamo effettuato più di 480 test, più della metà sono state sottoposte al primo test. Ricordo che lo scopo è seguire anche l’evoluzione a 6, 12 mesi, per capire chi si infetta durante l’anno, se i positivi perdono gli anticorpi. Non posso dare i dati adesso, quando ne avremo di definitivi e significativi li comunicheremo, ma comunque sono in linea con quanto previsto”.

“Il contact tracing è utile. Tranne scivoloni individuali di chi magari ha fatto una cena con 6 persone, i contatti individuali sono pochi. Sono seguite in isolamento 18 persone, quelle in quarantena sono 28. Dall’inizio del contact tracing sono stati isolate 45 persone e messe in quarantena 84. Cosa permette di avere poche persone nel contact tracing? Ribadisco che ho l’impressione che il cittadino ha capito cosa sono i contatti a rischio, qual è la distanza da rispettare e l’uso della mascherina, tutti strumenti che ci aiutano a vivere la nuova normalità. Se riprendiamo la vita di prima il virus ripartirà, se invece stiamo attenti e rispettiamo le misure, usando la mascherina sui mezzi pubblici, a far la spesa, possiamo aprire e si potrà convivere con la nuova realtà. Faccio i complimenti a tutta una serie di negozi, parrucchieri, datori di lavoro che hanno messo in atto dei piani di protezione, hanno capito che se si dovesse riavere un contagio alto le attività economiche sarebbero le prime a essere toccate”.

“Incontrare i propri familiari e i propri cari è inderogabile. Se non apriamo ora non apriremo mai più. Capisco il mal di pancia nella riapertura delle scuole, bisogna riaprire ora, bene, in maniera ponderata, ma va fatto. Ho qui la direttiva datata 27 maggio, non siamo riusciti a finalizzarla ieri, lo faremo tra oggi e domani, che farà mettere in atto un piano di protezione settoriale anche per i centri anziani, dove si potranno riprendere attività di socializzazione, potranno rientrare dei professionisti esterni e riprenderanno anche le visite, inizialmente nelle sale di visite e poi nelle stanze di chi non è in grado di uscirvi (con un camice di stoffa, la mascherina, la disinfezione), con anche contatto fisico. Per chi ha problemi di orientamento e di vista e udito è importante, perché non basta parlarsi. La data fissata sarà l’8 giugno. I residenti potranno anche uscire, con mascherina, evitando locali pubblici, case private e trasporti pubblici, anche vacanze e rientri a domicilio presso parenti. Sapendo che qui il rischio è elevato, chi lascia la struttura poi dovrà affrontare una quarantena. In maniera analoga si agirà con i settori acuti”.

“Il virus tornerà, ci sarà probabilmente una seconda ondata, ma dipende tutto da noi. Convivremo con un ospite che non se ne andrà, cercando di fare in modo che faccia il minor danno possibile su tutti noi. L’indice di mobilità media prima della crisi era sopra la linea zero, durante il lockdown siamo arrivano sino al -70%, ora siamo tornati a un + 20-25%, che è giusta e espressione delle riaperture: mi raccomando, attenzione, igiene, distanza e non c’è la distanza, mascherine!”.

Gobbi: "Una seconda chiusura non sarebbe sopportabile"

"Una seconda chisuura non sarebbe sostenibile neppure dal punto di vista economico, così come da quello umano. L'obiettivo è di evitare una seconda chiusura, proteggiamoci ancora con rispetto del virus, verso di noi e degli altri".

"Ricongiungimenti familiari con l'Italia? Non sappiamo ancora nulla, le regioni del Sud Italia hanno paura del turismo dal Nord e dunque sono in atto le discussioni. Molti cittadini ci hanno detto che attendono di poter riabbracciare i propri cari dall'altra parte del confine. Bisogna capire il timing e l'allineamenti. Se adesso qualcuno va in Italia per un ricongiungimento, che è ammesso, deve stare in quaranta. Dobbiamo aspettare le decisioni italiane per poi capire come ripristinare questi contatti".

Vitta: "Ulteriori aiuti? Valuteremo"

"Ancora misure di aiuto alla popolazione, dopo l'approvazione della riforma sociale di ieri del Gran Consiglio? Valuteremo a seconda di quanto deciderà il Governo Federale".

"I nostri piani per le misure di protezione come mascherine eccetera erano pensati per un'influenza, con tre parametri e tre dispositivi di protezione, ma questa volta il virus intaccava anche ulteriori organi. Ad ogni modo avevamo numeri maggiori a quanto raccomandato, la Farmacia cantonale ha fornito materiale al settore ambulatoriale e per chi era in difficoltà durante la fase acuta quando tutti gli approvvigionamenti erano resi difficoltosi a livello internazionale. Abbiamo visto atti di sciacallaggio in Ticino ma anche tra stati, pensiamo a camion destinati alla Svizzera fermati nell'Est. Anche dei paesi occidentali ricchi si sono rubati uno con l'altro degli aerei di materiale, con pagamenti avvenuti sulle piste degli aeroporti. Questa è comunque una lezione, molti insegnamenti fanno parte di un rapporto: uno è la direttiva emanata a tutte le strutture ospedaliere e sanitarie, ambulatoriali eccetera. Dobbiamo fare in modo di avere prontezza e riserve di materiale, pensiamo anche a noi semplici cittadini. Anche per i cittadini è ora di fare scorta di mascherine".

Merlani

"Il materiale c'era, soprattutto a livello ambulatoriale si era al limite. Nel piano pandemico si parla di quattro mesi, noi ora vogliamo quattro mesi a livello pandemico. Le strutture dovranno avere quantità ben superiori, si fisseranno delle cifre in base all'attività che ogni settore compie. Non ci sono stati problemi, sono cambiate le norme sull'uso delle mascherine per esempio (pensiamo al numero di ore in cui si potevano tenere)".

"Per le case anziani alcuni elementi entrano subito in vigore, altre non possono essere attivate subito. L'8 giugno vale per tutti, altrimenti va a finire che in una casa anziani si fa prima e in una dopo e si crea una gara malsana, è giusto che tutti abbiano le cose allo stesso momento".

Cocchi: "Voi segnalate, noi se caso interverremo"

"Segnalate se ci sono irregolarità. Vi invito a segnalare, sarà poi chi è professionalmente adibito a queste funzioni a decidere cosa fare. È importante che il cittadino si renda conto che il disegno cambia: le 30 persone non sono più le 5. Cinque persone erano facilmente visibili, mentre quelli da 30 meno. Giusto segnalare ma sono convinto che spesso e volentieri non erano così gravi come l'utente segnalava".

Gobbi: "Si potrà andare in Italia, non sappiamo se ci sarà una quarantena al rientro"

"Il 3 giugno, con l'apertura per l'Italia, per noi era difficilmente implementabile, anche data la situazione epidemiologica. La data dell'apertura coi confini è in discussione, anche con la stessa Italia e con Francia, Austria e Germania (che vede in noi e nell'Austria due stati cuscinetto). Le discussioni porterebbero al 15 giugno, con graduali aperture. Ricordiamo che prima si parlava del 6 luglio, per cui si anticiperebbe di un mese. A livello di misure di accompagnamento sono in corso anche le valutazioni di controlli sanitari, di polizia, di motivi di spostamento. Si andrà verso una libera circolazione ma limitata, ristabilita in modo graduale. Si vorrà anche tutelare i nostri artigiani che hanno vissuto un periodo particolare, per cui se riusciamo a non far entrare tanta concorrenza è meglio".

"Il 3 giugno non è comunque una data certa nemmeno per l'italia, che la sta escludendo come termine. Se dovessero aprire loro in maniera coordinata, non possiamo fare un divieto di uscita dai nostri cittadini, che si potrà recare in Italia. Cosa succederà quando rientra non lo sappiamo, dipende da come sarà la situazione, si potrebbe pensare a una quarantena, anche se in ambito federale viene visto con prudenza".

Cocchi: "Per le partite magari si arriverà al biglietto nominale"

"I piani di sicurezza devono essere garantite in tutti i settori, come è stato fatto per esempio con la ristorazione. Essi sono già stati preparati, i gestori e le associazioni mantello dovranno garantire la loro messa in atto. Come abbiamo fatto con le attività commerciali, come abbiamo fatto nei primi giorni coi ristoranti, ci sarà la possibilità di intervento della Polizia, dell'UIL, della SUVA. Una partita, per esempio, con 300 persone, deve garantire la tracciabilità, chissà che non sia l'occasione per decidere di inserire anche il biglietto nominale, che ci risolverebbe un sacco di problemi di polizia".

Merlani: "Non sappiamo se il virus è stagionale"

"L'aspetto della stagionalità, ovvero che col caldo il virus è meno pericoloso, mi lascia perplesso: guardiamo il Brasile. Il virus quando passa all'uomo, si adatta all'uomo, si trasmette ma può essere meno pericoloso. Il Coronavirus è un RNA, ovvero cambia in modo molto rapido. Tutto è speculativo, dobbiamo scambiarci dati a livello mondiale".

Vitta: "Avrei preferito andare un po' più lentamente"

"Avrei preferito andare un po' più lentamente, perchè sarà fondamentale poter aver un tracciamento. Nell'economia vediamo un senso di responsabilità nell'applicare in modo diligente i piani di protezione, nei grandi eventi diventa difficile, anche seguire eventualmente i vari casi. I punti principali sono questi, mi fanno preoccupare, così come gli assembramenti a 30. Anche il tema frontiere ci preoccupa, concordiamo sul fatto di agire in modo coordinato, per evitare un contagio di ritorno".

 

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