Cronaca
01.07.2020 - 17:310
Aggiornamento : 17:53

"Un caso da far gelare il sangue, fatico a trovarne di simili anche a livello europeo". Chiesti sette anni e mezzo per la mancata strage alla Commercio

Il giovane ora vive in un foyer oltr'Alpe e lavora al 50%, ma l'anno scorso è stato per un mese in una clinica psichiatrica dopo un'ennesima delusione amorosa. Nel suo futuro vede una famiglia. "Tornando indietro, avrei chiesto aiuto prima"

BELLINZONA – Per il giovane che voleva fare una strage alla Commercio di Bellinzona (ora dice di vergognarsi di quanto aveva pensato, ma all’epoca il piano era decisamente ben strutturato) il Procuratore pubblico capo Arturo Garzoni ha chiesto 7 anni e mezzo di carcere.

E ha usato parole pesantissme.  “Si tratta di uno dei casi più inquietanti nella nostra storia giudiziaria. Uno scenario da incubo, da far gelare il sangue. Anche a livello europeo faccio fatica a trovare dei precedenti”. A suo avviso, le vittime potevano essere almeno 20. “Un’escalation mistica ed omicida mai vista alle nostre latitudini. Ha lasciato anche un testamento del male, per spiegare a tutti il suo folle gesto affinché nessuno dimenticasse l’impresa. Per lui, pertanto, nessuna attenuante”, ha rincarato.

Il giovane nella carneficina cercava un riscatto sociale, un modo per restare nella storia. Da quando era stato licenziato per furto, la vita gli è sfuggita di mano, è caduto in depressone e una delusione d’amore si è trasformata in qualcosa di più. Il ragazzo era una sorta di bomba, ma nessuno fra coloro che gli erano a fianco se ne sono resi conto. Voleva uccidere per sfogare l’odio che provava verso sé stesso, il sentimento che lo attanagliava di essere un perdente.

A impressionare Garzoni anche quella sorta di testamento che avrebbe lasciato. Erano pronti comunicati da inviare ai media, non solo locali. Dopo aver fatto esplodere bombe come aveva visto negli attacchi ai campus americani e aver ucciso dei compagni, si sarebbe tolto la vita.

 Dopo la mancata strage è stato portato in un foyer oltr’Alpe, dove lavora come giardiniere al 50%, anche se non gli piace. Prende dei medicamenti e sta un po’ meglio. Ma l’anno scorso c’è stato per lui un nuovo crollo, dopo l’ennesima delusione in amore. Quei pensieri terribili sono ritornati e si è fatto dei tagli. Per un mese è rimasto in una clinica psichiatrica, un’esperienza che l’ha segnato. “Nel mio domani vedo un lavoro e una famiglia. Tornando indietro chiederei aiuto a qualcuno di fidato molto prima. Avrebbe fatto la differenza”, ha comunque detto in aula.

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