Economia
21.02.2019 - 10:000
Aggiornamento : 11:11

Artioli ne ha per tutti. "Croisette, ci sarei. Diamo fiducia ai giovani e basta clientelismo. La disoccupazione salirà"

L'imprenditore di Artisa Immobiliare: "A Lugano il 2% dello sfitto è per immobili di lusso. Servono affitti accessibili vicino a parchi". E spiega cosa non gli piace del nuovo stadio e del polo congressuale

LUGANO – Stefano Artioli, in una lunghissima intervista a liberatv.ch, ne ha per tutti. Da Lugano ai suoi progetti, dallo sfitto di lusso ai quartieri che non decollano. Con la sua Artisa Immobiliare già da tempo guarda oltre Gottardo, perché il Ticino a modo suo è arretrato.

“Non sappiamo creare economia. Nei prossimi tre anni potrebbe salire la disoccupazione. Una contrazione del settore immobiliare e una crisi della filiera porterebbero ad una significativa diminuzione del gettito fiscale con pesanti ricadute trasversali su tutto il Cantone. Questo nonostante in Ticino ci siano delle enormi potenzialità”, spiega.

Il 2% dello sfitto che tanto preoccupa secondo lui è dato dal settore di lusso. “Quello che offre il mercato – stiamo parlando di 2 appartamenti su 100 – si concentra soprattutto tra Paradiso, Castagnola, Montagnola e si tratta essenzialmente di appartamenti di lusso realizzati da chi voleva investire capitale: appartamenti dal costo elevato, dai 2 ai 4 milioni, che non hanno più mercato e se li affitti devi chiedere almeno 5'000 franchi al mese”. Ma nel Luganese la gente vuole i due o tre locali, con affitti sostenibili e un parco vicino: i suoi progetti vanno in quella direzione.

A proposito di grandi cantieri, non vede di buon occhio né il futuro dello stadio di Cornaredo né quello del polo congressuale. Infatti non ha partecipato ai concorsi, pur avendo un forte legame con la Città. “Innanzitutto molti progetti hanno subito una battuta d’arresto e quelli che – me lo auguro per il bene della Città – dovessero andare in porto – lo faranno tra molte peripezie e difficoltà”, sostiene. “Quando per esempio ho letto il bando di concorso del centro espositivo, mi sono detto: ‘Non si può fare un partenariato tra pubblico e privato a queste condizioni’. La Città chiede agli imprenditori di assumersi rischi e costi con una contropartita di ricavi incerti. E sapete perché certi bandi di concorso finiscono malamente? Perché coloro che li preparano non sono mai stati imprenditori. In politica, d’altronde, di imprenditori ce ne sono pochissimi”.

Per lo stadio, gli imprenditori locali non hanno visto la sostenibilità dell’idea. “Allo scadere dei termini del concorso, solo due investitori hanno presentato la loro candidatura: un consorzio ticinese e una società immobiliare svizzero-tedesca. Corriamo il rischio che anche questa impresa venga realizzata da un appaltatore estero, mentre noi dobbiamo credere negli imprenditori locali. È giusto che ci sia concorrenza, ma quale concorrenza vogliamo? L’imprenditore locale è più vicino alle aziende del territorio, e cercherà di favorire l’economia, di creare indotto in Ticino”, prosegue Stefano Artisa.

E il lungolago? “Lugano non ha bisogno di una spiaggia, ma di una piazza. Perché Piazza Riforma non è una vera piazza: sono pochi tavolini e qualche bar. Lugano deve vendere immagine, deve avere un prodotto da vendere ai turisti stranieri”. Ma l’idea Croisette non gli dispiace. “C’è una tipologia di palificazione sviluppata in Svizzera che consentirebbe di creare una corsia sotto il livello del lago e realizzarci sopra una piazza per tutta quella lunghezza. Così crei un lungolago largo 30/40 metri per la lunghezza di un chilometro. Sarei anche disposto a investire su un progetto del genere. Facciamo un fondo con tre o quattro imprenditori di quelli giusti e andiamo avanti. Io ci sono”.

Il ritardi del Ticino a suo avviso è di 30 anni. E per realizzare ogni cosa ci vogliono tempi lunghi sismi. “Dobbiamo impegnarci ad essere positivi, credere di più in noi, investire e rischiare di più. Dobbiamo avere il coraggio di entrare in competizione con il resto della Svizzera. Siamo in una posizione geografica e strategica interessantissima, con un buon clima, a pochi chilometri dalla Lombardia, che è sempre stato un polo a livello europeo di industria, capacità e intelligenza. Dobbiamo convincerci di essere vincenti, di essere quelli del fare e non appiattirci sul ‘non si può fare’ o ‘non va bene. Abbiamo un dovere morale verso le future generazioni e non vedo segnali che si stia pensando a loro”, esorta.

Che politica vorrebbe? “Vorrei una classe politica più eterogenea magari con meno avvocati. Mi piacerebbe che si potessero mettere delle quote e portare in politica contadini, imprenditori, artisti. La politica dev’essere lo specchio della società, non un sistema elitario e autoreferenziale. Non amo il nepotismo ancora piuttosto diffuso, che vive di raccomandazioni e conoscenze, mortificando il merito e la capacità. È un sistema clientelare che è destinato ad aumentare se la situazione economica dovesse peggiorare: di fronte alla difficoltà di trovare un impiego stabile, molti sono tentati di chiedere un favore ad un politico o ad un personaggio influente affinché ci aiuti a risolvere i nostri problemi”. E chiede di credere nei giovani: i suoi collaboratori, con un’età media di 32 anni, sono più bravi dei 50enni, sostiene. 

 

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