Economia
09.09.2019 - 11:560

C'è poco da stare allegri! I ticinesi non si fidano delle statistiche e faticano a vivere dignitosamente

Un sondaggio di Ticino&Lavoro fa emergere dati preoccupanti: il 57,4% degli interpellati è già stato sottopagato, il 71% non riesce a risparmiare nulla a fine mese. Ecco una serie di proposte

BELLINZONA – La vita in Ticino è reputata decisamente poco soddisfacente: il voto medio è 5, su un massimo di 10. Ma è solo uno dei dati inquietanti che emerge dal sondaggio di Ticino&Lavoro, che mostra come soprattutto il ceto medio-basso fatichi.

Ecco quanto risultato dalle domande online dell’associazione: “Il 57.4% dichiara di essere già stato sottopagato. Il 59.1% di chi ha risposto al nostro sondaggio dichiara di appartenere al ceto medio, mentre il 38.3% a quello basso e un restante 2.6% a quello alto.

Il 68.8% ha risposto che le statistiche SECO – ILO non rispecchiano adeguatamente la situazione della disoccupazione in Ticino.

Il 44.6% dichiara di non riuscire a vivere dignitosamente in Ticino con il proprio stipendio, il 29.5% di riuscirci e il 14.5% solo grazie all’aiuto della propria famiglia.

Il 65.2% dichiara di vivere in una casa – appartamento in affitto, mentre il 32.6% in una casa – appartamento di proprietà.

Il 71% con lo stipendio che percepisce non riesce a risparmiare qualcosa a fine mese una volta pagato tutte le spese.

Il basso tasso di natalità in Ticino, secondo a chi ha risposto al nostro sondaggio, è dovuto a:
- 63.1% insicurezza nel garantire un futuro
- 48.7% stipendi bassi
- 28.4% precarietà

Il 63.4% ha già preso in considerazione l’idea di andare a vivere in Italia.

Il 3.4% è andato a vivere in Italia mantenendo il lavoro in Svizzera, il 4% si sta organizzando per farlo mentre il 31.2% dichiara di starci pensando, il restante 59.1% dichiara di non averci mai pensato. 

Su un voto da 1 a 10 per indicare la soddisfazione della propria vita in Ticino, il risultato del voto medio è stato: 5”.

Insomma, c’è poco da stare allegri. “La maggior parte dei ticinesi che si definisce di ceto medio – basso dichiara di non credere nelle statistiche sulla disoccupazione, non riuscire a vivere dignitosamente in Ticino con lo stipendio che percepisce, non riuscire ad acquistare una casa – appartamento di proprietà, non riuscire a mettere da parte qualche risparmio alla fine del mese, fare meno figli a causa di insicurezza sul futuro e stipendi bassi, tenere in considerazione la possibilità di andare a vivere in Italia per abbassare i costi e essere insoddisfatto della propria vita in Ticino”, è il commento.

Allora, cosa fare? L’associazione lancia una serie di proposte. Per aiutare il ceto medio-basso si vorrebbe “facilitare l’accessibilità ai crediti ipotecari e di sostenibilità adeguandoli alla realtà odierna, introdurre sgravi fiscali mirati ai cittadini del ceto medio che non usufruiscono di sussidi, dare maggiore sostegno e aiuti (mense – pre e doposcuola) ai genitori che lavorano entrambi, riconoscere l’affitto pagato sulla dichiarazione delle imposte e creare una cassa malati pubblica di base con complementari a libero mercato”.

Indubbiamente, i problemi nascono dal mercato del lavoro, e Ticino&Lavoro porta avanti diverse idee anche per esso, dalla “reintroduzione di un tetto massimo di manodopera estera in percentuale sul numero di dipendenti totali di ogni singola azienda – contingenti” all’”accelerazione dell’applicazione del salario minimo dignitoso approvato dal popolo nel 2015”, dal “onitorare maggiormente il mercato del lavoro ticinese, grazie alla notifica dei
posti vacanti agli URC, sensibilizzando e indirizzando maggiormente i giovani e proponendo delle riqualifiche maggiormente mirate agli iscritti in disoccupazione” all’ “obbligo di notifica e retribuzione, da parte del datore di lavoro e della persona fisica che adempie a delle giornate di prova” (di cui abbiamo parlato in un articolo di qualche giorno fa”.

Si vogliono “incentivi maggiori a chi assume personale disoccupato – in assistenza”, “sgravi fiscali per tutti i datori di lavoro che dimostrano di adottare responsabilità sociale. (Presentando dati certi che attestano un minimo di percentuale di personale residente), “sanzioni pesanti per chi pubblica annunci di lavoro discriminanti e facenti dumping salariale”, “divieto di usufruire delle agenzie interinali, se non in caso di comprovato bisogno, a chi si aggiudica un appalto pubblico” e “rafforzamento dei controlli da parti dell’ispettorato del lavoro”.

“Se entro settembre 2020 la politica Ticinese non dovesse aver implementato almeno delle agevolazioni fiscali a favore del ceto medio, la nostra associazione lancerà un’iniziativa popolare e andrà tra la gente a raccogliere firme!!!!!”, è il monito di Giovanni Albertini e Omar Valsangiacomo.

 

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