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14.05.2019 - 09:000

iostoconcasolini. Lezione imparata, ma quegli insulti? Le scuse ci vorrebbero anche da un'altra parte

In POliticamente Scorretto non ho visto nulla di volgare o di eccessivo. Il condittore Nicolò Casolini può piacere o no, ma piuttosto che dargli del leccaculo o dirgli di tornare sui campetti di C, sarebbe meglio cambiare canale

COMANO – Si è scatenata un’autentica bufera contro Politicamente Scorretto. Al centro delle critiche un gioco a cui il neo Consigliere di Stato Raffaele De Rosa e il conduttore Nicolò Casolini, assieme a due gemelle 19enni. I due dovevano, come noto, indicare le parti anatomiche citate.

Ho visto la trasmissione in differita, dopo aver letto delle polemiche. Ho chiesto a persone a me vicine, che invece l’avevano vista in diretta, che cosa ne pensassero. E ho ricevuto come risposta quel che penso pure io: ovvero, che queste polemiche, questa indignazione, sono esagerate. Cosa è successo, a volerla dire tutta? Il corpo delle ragazze è stato usato? Io, che sono una giovane, che voglio la parità, che voglio che le donne siano riconosciute come teste pensanti e non come curve e lati b, non ci ho trovato nulla di scandaloso. 

In molti citano la televisione di berlusconiana memoria. Il pensiero corre allora alle reti Mediaset. Dibattiti su argomenti frivoli, spesso il privato di qualcuno, creati come se fossero sui massimi sistemi, con opinionisti spuntati dal nulla che urlano uno sopra l’altro, ragazze e donne, famose o meno, che sfruttano quel quarto d’ora, loro sì, per mettere in mostra scollature e spacchi, accavallando spesso le gambe e muovendosi in modo da far vedere ciò che desiderano. C’era questo, in Politicamente Scorretto? A me proprio non pare, e in ogni caso la mia opinione è che chi sceglie di esibirsi lo faccia consapevolmente. Le due giovani ragazze della RSI portavano una canotta e dei fuseaux lunghi, un abbigliamento stile palestra.

Dov’è la violenza, qui? Addirittura dire che da scene del genere nascono stupri e violenze! Non capisco il collegamento. Lo stesso conduttore e il produttore hanno detto di aver fatto uno scivolone, di aver messo in imbarazzo le due ragazze: e ci sta. Dire loro stessi di aver mancato di rispetto alle donne, a me pare eccessivo, ma se sono stati loro a riconoscerlo, non sarò io a dir di no. Forse hanno voluto aprirsi a mondi televisivi e modelli, pur depurati (appunto, date un’occhiata ad altre realtà…), sottovalutando che in un certo senso il Ticino è meno trash dell’Italia. Lezione imparata? Sicuramente. 

L’attacco al conduttore, poi, è fuori luogo. È violenza quel che si è visto sullo schermo, ovvero Casolini e De Rosa che cercavano di ricordare (spesso con successo: tra l’altro, qualcuno ha imparato i nomi di parti del corpo che non conosceva? Quello sì che sarebbe stato utile!) dove si trovassero muscoli e ossa, e non distruggere l’immagine di Nicolò Casolini? Claudia Crivelli Barella gli ha dato dello schifo, del leccaculo, ha detto che di persone del genere in tv si può fare a meno, gli ha detto di tornare sui campetti di serie c e che non è bello. Su tutto, dall’estetica alla simpatia di chiunque sia un personaggio pubblico, si può discutere.

Casolini sino a pochi mesi fa lavorava nell’ambito sportivo. Io l’ho conosciuto lì, anni fa, quando ancora lavorava a Radio 3iii ed era poco conosciuto: ci unirono le chiacchiere sul calcio e il tifo. Chi esercita la mia professione sa che le scalate sono difficili, e se lui è arrivato a seguire in pianta stabile la Nazionale di calcio, qualcosa vorrà pur dire. Casolini il calcio lo conosce e molto bene, dai meccanismi alla tecnica, dai giocatori ai fatti. Si è inserito nel mondo della Nazionale, l’ha seguita, ha saputo creare vere amicizie, fattore non sempre facile, è riuscito a diventare, complice l’età e il carattere, amico dei calciatori, separando però il privato dal pubblico. Ha condiviso del tempo con loro, si è accattivato la fiducia, ha raccolto confidenze senza renderle pubbliche. E a bordo campo ha dosato entusiasmo e competenza.

A decretarlo “show-man” è stata la sua simpatia, vista in particolare nelle trasmissioni serali ai tempi di Mondiali e Europei. Nicolò sa stare davanti a una telecamera, mi disse qualcuno: il che vuol dire non essere solo giornalista, perché chi conduce e chi racconta non sono sempre la stessa persona. Se la RSI ha deciso di affidargli Politicamente Scorretto, è perché ha visto in lui qualcosa di diverso, qualcosa di brioso, di fresco, di diverso dal solito conduttore ingessato. Qualcosa di giovane, di informale, forse appunto di politicamente scorretto. Ha puntato su di lui per un tipo di trasmissione tra il serio e il faceto, un nuovo corso. 

Lui ha scelto di abbandonare lo sport per questo nuovo filone, una scelta di vita non semplice. Può piacere o no, ci mancherebbe. Sono certa che Nicolò sapeva di poter andare incontro a critiche. 

Ha ammesso uno scivolone, condividendone, come giusto che sia, la responsabilità col produttore. Oggi si è parlato di rispetto delle donne. Però i termini usati, da viscido a schifo, sono fuori luogo, a mio avviso. Chi non ama Casolini, chi non ama come conduce, come si pone, non deve far altro che cambiar canale. Chiedergli di tornare sui campetti di C, in fondo, offende pure chi su quei campetti ci vive davvero e con orgoglio, da calciatori e tifosi sino ai giornalisti. E questo non è corretto. Le scuse ci vorrebbero, probabilmente, anche qui. 

Insomma, iostoconcasolini.

Paola Bernasconi

 

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