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15.06.2021 - 12:210
Aggiornamento : 16.06.2021 - 14:21

Artrosi, una nemica fastidiosa. Come sconfiggerla con un intervento mini invasivo e dai tempi di recupero rapidi

Ecco la protesi monocomportartimentale, la soluzione poco invasiva contro l’artrosi al ginocchio che permette un recupero rapido e totale

MILANO - Un metodo innovativo, che permette una ripresa più rapida, grazie a un intervento più semplice che comporta minori rischi e interessa meno parti del ginocchio: il Dottor Federico D’Amario, Medico Chirurgo in Ortopedia, Traumatologia e Chirurgia Protesica di Ginocchio, e FDA Salute, studio medico specializzato in medicina sportiva e traumatologia, con più sedi in Italia, grazie a un’operazione di chirurgia mininvasiva offrono la possibilità a chi soffre di artrosi al ginocchio di poter riprendere totalmente la mobilità senza più avere dolore.

Il Dottor D’Amario ha ampie competenze in chirurgia mini invasiva, chirurgia protesica e medicina rigenerativa. Vanta una laurea con 110 e lode in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Milano e una specializzazione in Ortopedia e Traumatologia presso l’Istituto Gaetano Pini di Milano. Per otto anni è stato medico F.I.S.I. per la squadra nazionale A di sci alpino, seguendo gli atleti nelle competizioni più prestigiose. Nel 2003 è diventato aiuto al Centro di Chirurgia Protesica dell’Istituto Galeazzi diretto dal Dott. Sergio Romagnoli e dal 2014 è primario di Ortopedia e Traumatologia presso Humanitas S.Pio X. Esegue operazioni anche presso la Casa di cura ICLAS Villa Azzurra di Rapallo. Dal 2020 è responsabile del programma di chirurgia robotica del ginocchio per il gruppo Habilita.

Il Dottore (e FDA) propongono un intervento atto a risolvere il problema dell’artrosi quando essa interessa una sola zona del ginocchio: si tratta di una protesi parziale, delle dimensioni di 2 cm sdi spessore, chiamata protesi monocomportartimentale. Il nome deriva dal fatto che essa riveste solamente la parte danneggiata. Il ginocchio infatti è composto da tre compartimenti: il compartimento mediale, il compartimento laterale e il compartimento femoro-rotuleo. Se con una normale protesi si ricopre l’intera articolazione, quella monocompartimentale va invece a rivestire solamente il compartimento danneggiato, permettendo la conservazione della restante componente cartilaginea e legamentosa dell’articolazione.

L’intervento è assolutamente meno invasivo di quello per una protesi totale, il recupero è rapido e i vantaggi sono numerosi. Tra di essi, si enumerano appunto la conservazione dei legamenti crociati del ginocchio, oltre a una ridotta incisione della cute, a una minor perdita ematica durante l’intervento, a meno dolore post-operatorio, a un basso rischio di infezione e a una maggiore mobilità con tolleranza immediata al carico e all’esercizio. E se la situazione clinica lo richiedesse, è possibile una conversione successiva in protesi totale.

L’intervento dura meno di un’ora, viene eseguito con anestesia totale o spinale e permette al paziente di iniziare la riabilitazione pochi giorni dopo essere stato operato. Addirittura in caso di pazienti giovani con un quadro generale di salute buono è possibile eseguire l’intervento in regime di day hospital: si entra in clinica al mattino e si esce in serata, sulle proprie gambe.

Come si svolge l’intervento? Viene praticata un’incisione in sede pararotulea mediale, si rimuove la cartilagine del compartimento danneggiato e le estremità del femore e della tibia vengono ricoperte con rivestimenti protesici di metallo fissati all'osso con del cemento speciale. Un inserto di plastica garantirà che la superficie di scorrimento tra le due componenti di metallo sia liscia.

A differenza di quanto avviene in interventi di protesi totale del ginocchio, la rotula non viene dislocata, il quadricipite viene conservato (e non rescisso) e il canale midollare non viene aperto (passaggio che nelle operazioni di protesti totale allunga i tempi di ripresa). Non è necessario l’uso del laccio emostatico e le perdite di sangue sono minori rispetto ai casi di interventi di protesi totale. La degenza è meno lunga così come i tempi di recupero.

La protesi monocompartimentale non è adatta a casi di artrite reumatoide, condrocalcinosi e artropatia cristallina, a pazienti sopra i 60 anni con una lesione del legamento crociato, a chi ha gravi deformità tibiali o femorali, a chi presenta una contrattura del ginocchio in flessione maggiore di 15 gradi, una deformità in varo superiore a 20 gradi, un valgo maggiore di 20 gradi, una flessione inferiore a 90 gradi, a sportivi di alto livello e grandi obesi. Per chi ha un solo compartimento del ginocchio danneggiato, è invece la soluzione in cui credono molto il Dottor D’Amario e FDA Salute, in grado di garantire un perfetto e rapido recupero.

Essa ha l’enorme vantaggio di poter risolvere il problema dell’artrosi quando essa insorge, prevenendo così problemi futuri.

Il Dottor D’Amario è solito confortare i suoi pazienti dicendo loro che la protesi monocompartimentale è in grado di restituire loro in proprio ginocchio. Ritiene che sia indispensabile un’attività di screening atta a indagare l’insorgenza del problema dell’artrosi prima che esso porti a rinunce forzate e a conseguente frustrazione.

Per quanto concerne le casistiche, il Dottore annovera tra i suoi pazienti sportivi di tutte le discipline e di tutte le fasce. Spesso gli stessi gli inviano, dopo l’intervento, immagini mentre sciano, vanno in rampichino, in bicicletta corrono, ritornando cioè alla loro passione come se non avessero mai avuto problemi al ginocchio. La frase più ricorrente è “Dottore, avrei dovuto farlo molto prima!”

Dunque, in caso di problemi di artrosi, uno screening per una possibile protesi monocompartimentale è la scelta migliore.

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