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23.01.2023 - 11:330
Aggiornamento: 24.01.2023 - 11:19

"Svizzera membro dell'ONU, la nostra neutralità perde ancora un pezzo"

La consigliera comunale a Locarno e candidata per l'UDC per il Gran Consiglio Mariana Ballanti: "Mi chiedo che politica la Svizzera voglia portare avanti. Siamo sempre stati famosi per la nostra neutralità"

di Mariana Ballanti*

La Confederazione entra formalmente a far parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU fino alla fine del 2024. Si tratta di un incarico che, sommato alla recente adesione di Berna alle sanzioni decise dall’UE contro Mosca, mette la Svizzera in una posizione difficile rispetto alla neutralità per cui è famosa e che è sempre stata una caratteristica del nostro paese. Ci si chiede se a questo punto ci si possa ancora dichiarare paese neutrale o se si possa in qualche modo riacquistare la fama e il prestigio dell’esserlo che ci ha sempre contraddistinto. Oppure siamo diventati una pedina in un meccanismo molto complesso ed inceppato, costretta a accettare ed eseguire tutto quello che viene deciso e imposto dall’alto? Si può continuare a parlare di sovranità popolare, se a decidere sono altre organizzazioni sovranazionali? Non è il popolo a decidere!

Da quando è entrato a far parte delle Nazioni Unite nel 2002, il Paese ha dovuto rispettare le sanzioni decise dalla stessa ONU. Con le pressioni internazionali e le regole da rispettare la Svizzera non può di fatto più decidere se rimanere neutrale o no. Allora ci si domanda: vale la pena  seguire altri paesi e diventare un esecutore oppure noi, come cittadini, vogliamo ritornare quello che si era prima? Ovvero, un attore principale, una Svizzera neutrale, indipendente, luogo di accoglienza e mediazione, dato che chi non prende posizioni nette pro o contro può agire in modo credibile come costruttore di ponti e mediatore di pace.

La neutralità è difficilmente compatibile con l'adesione alle Nazioni Unite e ancor meno lo è con quella all'UE o agli accordi spesso imposti. A mio avviso è inutile che si inventino neologismi del tipo “neutralità cooperativa”, come proclamato dall’ex presidente della confederazione Ignazio Cassis in occasione del Forum economico di Davos lo scorso anno. Pochi giorni fa il presidente Alain Berset si è giustificato davanti ai grandi poteri che gli chiedevano perché la Svizzera non esporta armi con la neutralità. Si tratta però della tecnica del salame: prima abbiamo subito pressioni per aderire alle sanzioni, il prossimo passo sarà farci inviare armi in Ucraina. Ma non si può stare con il piede in due scarpe, dunque o si è neutrali oppure non lo si è.

Gli svizzeri sono famosi per essere seri, sinceri e coretti. Con l’inizio della guerra in Ucraina purtroppo il Consiglio Federale ha preso decisioni che non si sono rivelate benefiche per il paese, con la conseguenza di minare la nostra immagine e la nostra credibilità a livello internazionale.

Con preoccupazione mi chiedo che tipo di politica la Svizzera voglia portare avanti. Abbiamo sentito sulla nostra pelle il risultato delle sanzioni alla Russia decretate dalla Svizzera, seguendo l’UE e introdotte dopo essersi schierati apertamente con l’Ucraina. Ci si chiede, quindi, quanto sia stata una decisione libera. Che cosa ne è della sovranità popolare, se la situazione è questa?

La decisione di aderire alle sanzioni ha portato solo a un peggioramento delle condizioni di vita per la popolazione, con inflazione e un rincaro dei prezzi su tutti prodotti. Se allarghiamo la visione agli ultimi 10-15 anni possiamo vedere anche che cosa hanno portato tutti gli accordi bilaterali e la pressione da parte del UE a conformarsi a loro e rispettare le imposizioni e le loro regole, verso un paese come il nostro che comunque non è membro. Le statistiche infatti mostrano un peggioramento della situazione economica in tutti i settori.

A fronte di tutto ciò, dobbiamo vedere la realtà per quella che è. Indossare occhiali rosa non aiuta di sicuro a far raddrizzare i conti e la situazione sociale ed economica del paese. 

La popolazione dà la colpa ai politici per il malessere sociale, accusandoli di non fare il loro interesse. La mia opinione è che abbiano ragione e che si stia andando verso quella direzione. Ritengo che si possa affermare che l’adesione a organizzazioni con l’ONU e i rapporti con l’UE siano una sorta di trappola. Una volta entrativi, come in una magia i nostri politici tendono a scordare chi sono, e il popolo che li ha eletti, con una amnesia degli interessi che devono servire: cioè del popolo di una nazione neutrale e sovrana. Almeno sulla carta.    

 *consigliera comunale Locarno, candidata UDC - Gran Consiglio elezioni 2023

 

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