Estero
14.07.2016 - 09:450
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Frontalieri in disoccupazione, «la Svizzera ci guadagna». Ma la SECO ha sbagliato le stime iniziali

Nei frontalieri rientrano anche coloro che lavorano in Svizzera per alcuni mesi all'anno poi rientrano in patria. Zürcher della SECO difende il sistema

BERNA - Frontaliere, in teoria, è chi rientra al suo domicilio ogni sera dopo aver lavorato in Svizzera. Eppure, nella categoria rientrano anche dei lavoratori che rimangono stabilmente nel nostro paese per alcuni mesi e poi tornano in patria, dove percepiscono la disoccupazione. Dall'entrata in vigore della libera circolazione, infatti, una nuova ordinanza, per non meglio precisate ragioni tecniche e per evitare eccessive burocratizzazioni nel calcolo delle indennità di disoccupazione, fa rientrare nei frontalieri anche i lavoratori stagionali, ovvero coloro che lavorano in Svizzera solo per alcuni mesi all'anno. La legge dà loro diritto a 3 mesi o 5 mesi di disoccupazione, a seconda di quanto tempo hanno lavorato. Boris Zürcher, capo della direzione lavoro della Segretaria di Stato (SECO), recentemente criticato da molti per i dati sugli effetti della libera circolazione, ha difeso il sistema, che è stato adottato dal Comitato misto Svizzera-UE, senza passare per l’approvazione politica. Lo Stato di residenza comunica alla Svizzera il numero di frontalieri disoccupati sul suo territorio e il nostro paese versa l'importo, che nel 2015 è andato a 23 mila persone che venivano dagli Stati confinanti a 1'680 portoghesi, 244 belgi, 202 polacchi, 106 spagnoli. A livello di cifre, la SECO sottolinea che la Svizzera ci guadagna, poiché oggi vengono versati agli Stati UE in totale circa 200 milioni all’anno, ciò che corrisponde più o meno a quanto veniva riversato ai quattro Stati confinanti fino al 2009. La SECO stessa però pensava che l'applicazione della nuova ordinanza costasse sui 100 milioni annui, invece ne richiede il doppio.
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