Estero
18.08.2016 - 12:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Bühler, «con o senza canone, la SSR dovrà cambiare radicalmente»

Il democentrista commenta la presa di posizione del Consiglio Federale sull'abolizione della Billag e guarda al futuro. Ma se si votasse adesso, pronostica che...

BELLINZONA - Il Consiglio Federale ha preso posizione sull'iniziativa popolare "Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Abolizione del canone Billag)" respingendola: una sua accettazione indebolirebbe il panorama mediatico svizzero, ridurrebbe la pluralità e causerebbe difficoltà soprattutto ai media della Svizzera romanda, italiana e romancia. Del parere del Governo, e indirettamente anche della tv del futuro, abbiamo parlato con uno dei promotori dell'iniziativa, il democentrista Alain Bühler. La sovvenzione pubblica rende possibile la pluralità dell'informazione, sostiene il Consiglio Federale. «Non c'è nulla di più falso! Se un'emittente pubblica riceve i soldi dal canone, che tra l'altro è deciso dal Consiglio Federale, deve stare agli umori del proprio Governo. Le emittenti di stato e anche quelle private sono sovvenzionate, ci sono un settore mediatico tecnicamente gonfiato ed una sorta di monopolio della SSR, dal punto di vista mediatico, pubblicitario e informativo. La SSR si sente libera di portare avanti le sue idee, e per quanto riguarda la RSI lo fa in un modo che non riflette la pluralità delle sensibilità che vi sono qui da noi. Per un'emittente finanziata dallo Stato per noi è sbagliato agire così, calcolando che quello svizzero è uno dei canoni più alti d'Europa». Come cambierebbe la qualità della tv svizzera senza la Billag? «La SSR, avendo garantito il finanziamento, può fare tv senza preoccuparsi dello share. La qualità? Dipende da che cosa si intende con essa, non penso alle trasmissioni di nicchia che in pochi guardano. Il popolo svizzero è un popolo che si informa, che è attivo politicamente, e se la tv diventa privata di certo non vuol vedere solo il trash: sarebbe un insulto agli svizzeri! Faccio l'esempio di Miss Svizzera, che è sempre a rischio perché non interessa a nessuno. Una tv scevra da soldi pubblici deve cercare i suoi finanziamenti liberamente. Ma gli svizzeri non amano vedere troppa pubblicità, e se la introducessero di sicuro non piacerebbe. E la tv sta cambiando radicalmente...La mia generazione, addirittura chi è più giovane di me, sfrutta tantissimo i contenuti streaming online e la tv on demand. La televisione in tempo reale è destinata a sparire o a restare di nicchia. La SSR e la RSI dovrebbero essere molto più proattive, mentre l'azienda di Comano dorme sul tema». Riuscirebbe a sopravvivere senza canone, la RSI in particolare? «La maggior parte dei dirigenti dice che in un fazzoletto di terra come il Ticino non ci riuscirebbero. Ma la SSR ha un interesse a mantenere il canale italofono, pensando non solo al nostro cantone bensì a tutta la comunità italofona. È un mercato pubblicitario importante, se vogliono lasciarlo sfruttare ad altri è una scelta loro. Se sono abbastanza furbi si impegneranno per gli italofoni. La RSI deve comunque cambiare, e sarà meno doloroso se inizia sin d'ora». Cosa propone? «Prima di tutti di non sostituire chi va in pensione e di bloccare le assunzioni. Billag o no, in futuro servirà meno personale. Con la tecnologia non serve più allestire un vero studio, ora basta una persona davanti alla telecamera... Ci vorranno più tecnologia e meno personale: siamo davanti a un cambiamento epocale e radicale, con la gente che sceglie dove e quando vedere i contenuti. Essi possono essere fatti pagare, o singolarmente o con un abbonamento. Adesso in fondo se qualcuno non fruisce dei servizi della SSR deve comunque pagare il canone, perché?» Il Consiglio Federale sostiene che a farne le spese sarebbero le tv romande, italiane e romance, cosa risponde? «Assolutamente no. Se vogliono rimanere comodi e seduti a ricevere denaro pubblico e a non far niente, facendo trasmissioni televisive congeniali alla dirigenza e non al pubblico, si andrà incontro al fallimento, con o senza canone. Ma senza di esso sarà il caso di cominciare a lavorare seriamente sullo share, su cosa interessa. Pensiamo ai telegiornali che sono ancora seguiti, è il punto di vista dell'informazione a dover cambiare». Se dovesse scommettere ora sul risultato, cosa direbbe? «In Ticino avremmo una grossa probabilità di vincere, in Romandia non so, in Svizzera tedesca sarebbe risicato. Non penso passerebbe l'iniziativa, dipende poi dalla campagna. Ricordiamoci che noi non vogliamo eleminare la SSR ma il canone, essa può continuare a finanziarsi liberamente. E ad avere ricadute positive sarebbero gli altri media, a cui pesano i soldi che la SSR riesce ad attrarre. La concorrenza diverrebbe più giusta, in un panorama dove tutti potrebbero giocarsela». Come potrebbe essere il controprogetto del Parlamento? «Vedremo se seguirà le indicazioni del Governo, il che sarebbe un azzardo secondo me. Il controprogetto potrebbe essere una riduzione della Billag, oppure un venire incontro alle concessioni delle frequenze. Se ne arrivasse uno che per noi può andar bene potremmo anche ritirare l'iniziativa».
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