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14.08.2019 - 10:000

Ha portato il "bastardo" fuori dal cono d'ombra, l'ha mostrato senza vergogna. Ecco perchè Nadia Toffa rappresenta tutti

Il cordoglio per la morte dell'inviata delle Iene è stato unanime e sentito, non di circostanza. Come personaggio pubblico, ha saputo raccontare con positività e col sorriso un calvario comune a molte persone

MILANO – La morte di Nadia Toffa è stata l’argomento del giorno, ieri. Tanto dolore in chi l’ha conosciuta, tanti ricordi. E nessuno che ha detto “Toffa chi?”, segno che la fama dell’inviata delle Iene era davvero universale: difficile trovare un cordoglio così universale, anche nel mondo televisivo.

Viene da chiedersi il perché. Nadia Toffa è divenuta un simbolo di chi lotta contro il tumore, come Bebe Vio o Alex Zanardi per chi ha perso degli arti. Persone come noi, che affrontano prove difficilissime come molta gente comune, e raccontandolo trasmettono forza.

Nadia Toffa era conosciuta e amata quando lavorava a Le Iene, e il suo pubblico non ha mai smesso di seguirla. Altro se ne è aggiunto. E lei ha usato il suo nome, la sua fama, il suo sorriso per portare la sua lotta alla portata di tutti.

L’ha affrontata col sorriso, o almeno questo è quel che si vedeva, perché ha sempre detto che se doveva piangere lo faceva in privato. Ha raccontato frammenti di chemioterapia, ha postato foto di persone conosciute in ospedale o che l’avevano aiutata. Come un diario, come di solito si posta uno scorcio di vita quotidiana. Perché la lotta al tumore era divenuta il suo quotidiano, lo aveva invaso, come succede a chiunque si ritrova con una terribile malattia.

Si dice che in certe situazioni si riscopre il bello della vita, quanto essa sia fragile. Sembrano frasi fatte, Nadia Toffa le ha fatte sue, nell’ormai famosa intervista a Verissimo: probabilmente, una realtà scontata per tutti, reale solo quando davvero si è in quella situazione. 

Disse che andava guardato in faccia e chiamato col suo nome, quel “bastardo”. Spesso delle malattie e del dolore ci si vergogna, si finge che esse non vi siano, che non siano gravi. Invece sono tra noi, e persone come Nadia, che quotidianamente si è mostrata senza nascondersi, mostrano che tutti sono guerrieri, che le battaglie le stanno combattendo in tanti e che non bisogna nascondersi. I social hanno il potere di rendere accessibile la vita quotidiana, e condividerla portando messaggi su temi importanti è certamente un modo utile di utilizzarli.
In molti si sono rivisti probabilmente in Nadia Toffa. Lo ha fatto chi ha avuto un tumore, chi lo sta combattendo, chi ha perso parenti o amici, chi vive quotidianamente le cure di qualcuno di caro. Purtroppo, difficile trovare persone che non ne siano state confrontate. Il “bastardo” l’ha fatta diventare l’amica di tutti, quella che riporta pensieri e sensazioni vissute.

Fece scalpore quando definì il tumore un dono, per poi correggersi spiegando che intendeva che lo aveva trasformato in un dono. A chi contestò che non tutti guariscono, fu lei stessa a ribadire che il cancro lo avrebbe avuto per sempre.

E infatti alla fine, dopo due anni, a soli 40, tra un selfie scattato col suo cagnolino e un saluto al suo pubblico, se l’è portata via. 

Quando qualcuno muore, le parole di cordoglio sono scontate. Ma per Nadia Toffa si è andati oltre, si sono viste una sincerità, una partecipazione raramente osservate. Nessuno l’ha citata tanto per, perché così fan tutti. 

Qualcuno contesta che altri malati di tumore che devono arrendersi quotidianamente non hanno gli strazianti addii scritti per lei. Questa è la differenza tra l’essere personaggio o il non esserlo, ed è lapalissiano come ad andarsene è stata una giovane donna prima che una VIP, ma che ogni morte meriterebbe il dolore collettivo. Invece, Nadia Toffa non ha scavalcato gli altri: è stata gli altri, è stata una di loro, li ha rappresentati. Per questo il suo decesso tutti l’hanno sentito un po’ loro. 

Il tumore da affrontare col sorriso senza arrendersi e senza giri di parole, questa è la sua lezione. Una forza che non ha solo lei, perché nei momento difficili la si trova, ma che da personaggio pubblico ha potuto mostrare al pubblico, facendo uscire la sofferenza dal cono d’ombra cui la releghiamo abitualmente, perché tutto deve essere bello e perfetto. No, ci ha insegnato che non lo è, che si può però cercare di farlo essere.

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