CRONACA
«Usate parte dei ristorni per opere di interesse comune». Via libera all'accordo sui frontalieri?
Il Consiglio di Stato ha detto sì al versamento dei 70 milioni di franchi a Roma, inviando una lettera a Maurer. Intanto sul fronte dell'accordo sui frontalieri pare si siano fatti passi avanti
BELLINZONA - Ristorni sì, questa volta non vi è stato alcun dubbio da parte del Consiglio di Stato, che però allega una lettera a Berna. E il casellario pare non essere più un ostacolo alla firma dell'accordo fiscale con l'Italia.Via libera dunque al versamento alla Penisola di 70 milioni di franchi per l’imposta alla fonte dei frontalieri, ma viene chiesto a Ueli Maurer di fare pressione a Roma affinché parte di essi vengano usati per finanziare opere di interesse transfrontaliero. In esse potrebbero rientrare, per esempio, provvedimenti nel settore della mobilità, come car pooling, creazione di aree di parcheggio predestinate al confine, potenziamento del trasporto pubblico, oltre a interventi di protezione ambientale, di depurazione delle acque e della sicurezza. «Siamo dell’opinione che il finanziamento condiviso possa rappresentare una soluzione vincente nell’ottimizzazione delle relazioni tra i due Stati», scrivono i cinque Ministri. In realtà, un vincolo che obbliga l'Italia a usare parte di questi soldi per opere che interessino le due parti del confine esiste già nell'accordo, e il Ticino vorrebbe che rimanesse anche in quello nuovo.Già, l'accordo. Uno dei grandi ostacoli era la richiesta di presentare il casellario giudiziale per la concessione e il rinnovo dei permessi B e G. Il Ticino aveva deciso di prolungare la misura di un anno, in attesa di trovare una soluzione conforme ai bilaterali, e Berna ha dato il suo via libera. «Non dovrebbe più essere d’intralcio», ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli. Si procederà dunque alla firma dell'accordo? «Finché non c’è la firma meglio non parlare troppo forte», usa prudenza, dato che il casellario non era l'unico nodo presente, bensì l'Italia (ma non solo) contestava l'albo anti padroncini.
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