CRONACA
Posta per l'imperatore Claudio. «Abbia pazienza, eravamo abituati a far uso del discernimento»
Zali chiamò Lugano "villaggio Gallico", e il PPD risponde ironicamente. «Ci pare non vada neppure d'accordo coi capi del nostro villaggio. Sa, l'autonomia ha fatto grande questo impero»
LUGANO - A volte, un po' di sana ironia non fa male, anche in un mondo serio e spesso litigioso come quello della politica. È la forma, senz'altro originale, che ha scelto la sezione del PPD di Lugano per rivolgersi a Claudio Zali in merito alla tassa sul sacco, e a rendergli pan per focaccia, denominandolo "imperatore Claudio", dopo che egli li aveva chiamati "villaggio gallico sulle rive del Ceneri".Così i PPDinix Asterix e Obelix e dal fedele Idefix hanno scritto una lettera all'imperatore, giunta in redazione sotto forma di email... probabilmente, visto il clima "anticheggiante" del contenuto, la pergamena sarebbe stata più adatta, ma non si possono fare miracoli.«Caro imperatore Claudio, dobbiamo ammetterlo, abbiamo apprezzato la sua simpatica battuta sul villaggio gallico restio ad accettare l'ennesima imposizione che arriva da Roma SPQR, pardon, Bellinzona - Palazzo delle Orsoline, centro dell’impero. Tuttavia non riusciamo a capire come sia possibile che lei, dopo gli anni di imbarazzante silenzio del suo predecessore, ci rimproveri ora per quella ritrosia al fetido balzello che ha fatto le fortune sue e del movimento che la sostiene. Qualcuno dei nostri – incapace di cogliere la straordinaria utilità di queste continue contraddizioni per il miglioramento della vita di nos gent – si è lasciato addirittura scappare di bocca la parola "ipocrisia": lo abbiamo subito messo a tacere», parte subito l'attacco.Ma i problemi interni alla Lega non sfuggono alla moderna rievocazione di Asterix e Obelix. «Invero siamo anche molto preoccupati perché ci sembra quasi di avvertire che i rapporti che la legano (in tutti i sensi…) ai capi del nostro umile villaggio si siano incrinati e che, nonostante apparteniate alla medesima famiglia, sembra che vogliate farvi la guerra o almeno darvele di santa ragione, magari semplicemente far parlare di voi». Lugano, per contro, non è l'unico comune a fare da sé, per quanto concerne la tassa sul sacco. «Ci rincresce tuttavia doverle segnalare che sono molteplici i villaggi gallici di questo impero che si permettono di tenere un comportamento inappropriato in diverse situazioni. Purtroppo i precedenti imperatori hanno consentito a ogni realtà locale di vivere e gestirsi con una certa libertà: la chiamavano autonomia comunale. È vero: Lugano, questo nostro piccolo villaggio di appena 68'000 abitanti, non ha sempre dimostrato negli ultimi anni di volersi aprire al resto del mondo. Un po' di supponenza e una situazione economica che sembrava inesauribile, l'hanno condotta a percorre una strada a sé stante. La crisi, che ha di colpo esaurito la pozione magica (alimentata dagli introiti del settore bancario), ha riportato tutti a più miti consigli e la disponibilità a dialogare è stata assunta con convinzione anche dai nostri capi. Peccato che lei non se ne sia accorto e che non riesca nemmeno a intendersi con il suo parentato politico: certamente per colpa loro. Siamo veramente affranti che lei debba perdere tempo ad occuparsi di questi rissosi Galli come pure dei numerosi altri villaggi che, fieri del proprio territorio e forti di un’autonomia comunale che ha sorprendentemente fatto grande questo impero, non accettano volentieri imposizioni dall’alto e l’assenza di condivisioni».Poi prosegue l'ironia verso Zali. «Certo, ora che in Ticino abbiamo la fortuna di poter godere della sua illuminata saggezza, le cose cambieranno. Ma dovrà avere molta pazienza con noi che eravamo stati educati a fare uso del nostro discernimento e che ci vediamo ora trattati alla stregua d'inquisiti, da giudicare e condannare (come era abituato a fare nella sua precedente attività), e non come comunità con le quali discutere e condividere strategie e soluzioni. Se infine ci è permesso un suggerimento, vorremmo chiederle di provare ad avere rispetto e sensibilità per i suoi sudditi: non le farà del male e, soprattutto, non farà male agli abitanti e ai villaggi di questo suo impero che alcuni si ostinano ancora a chiamare Repubblica del Cantone Ticino».
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