BELLINZONA - Manuele Bertoli dissente da Marcello Foa, che sul Corriere del Ticino ha definito le soluzioni pensate da Donald Trump originali. In un lungo post su Facebook, il Ministro ha parlato della politica del Tycoon e di perché non gli piace.«Trump certamente non rappresenta una risposta originale ad una crisi, nella fattispecie quella della società moderna occidentale», scrive Bertoli. «Trump è semplicemente un nazionalista, come se ne sono visti a decine e decine nel passato, vicino e lontano. Da sempre i nazionalisti hanno puntato nella loro retorica più o meno convinta al benessere del loro popolo, spesso in contrasto con gli altri. Non di rado il risultato di queste scelte è purtroppo stata la guerra, in nome della patria e dei propri interessi da non coniugare o tentare di coniugare con quelli degli altri. Quella di Trump è una proposta vecchia, vecchissima, e non ha nulla di originale».Il nuovo presidente degli Stati Uniti vorrebbe garantire più benessere a più persone, ma nulla di eccezionale nemmeno qui, per il socialista. «Che poi internamente agli USA egli cerchi di allargare la fascia di popolazione a cui offrire benessere è abbastanza normale, visto che senza questa condizione non sarà rieletto. Ma il fatto che per farlo si affidi a strumenti anch’essi vecchi, già testati da Reagan 30 anni fa con risultati esattamente opposti, non lascia presagire grandi cose. Certamente ha saputo cavalcare lo scontento contro la globalizzazione, che pone problemi molto importanti, ma la risposta nazionalista non è né nuova né adeguata ad affrontarli. Soprattutto se applicata a Paesi più piccoli degli Stati Uniti, magari facendo implodere progetti di riunificazione come quello europeo, che è l’unico modo per il nostro continente di contare qualcosa nel panorama mondiale». Insomma, l'UE è messa in pericolo dal ciclone-Trump.Per quanto concerne il muro col Messico, «Trump avrebbe interesse a risolvere assieme ai messicani i problemi di USA e Messico, perché nessun muro fermerà chi cerca prospettive migliori. Lo stesso dovrebbe fare l’Europa con l’Africa, perché nemmeno il mare, che è un muro assai difficile da superare, sta frenando chi cerca prospettive migliori. E sto parlando qui solo di chi parte da casa propria per mancanza di prospettive, non di chi lo fa per altre ragioni più gravi come la guerra o la violenza. Quello che in un passato lontano, che oggi sembra purtroppo dimenticato, facevano anche molti ticinesi».Insomma, un'invettiva anti-Trump in cui non manca un'allusione alla migrazione e al bisogno di apertura, supportati un accenno al passato migratorio dei ticinesi.