CRONACA
"Sono convinto di aver ragione, per cui mi autodenuncio per caporalato". Per l'OCST il finanziamento della scuola di giornalismo di Cheda è illegale
Il fondatore della scuola si è autodenunciato. "Chi lavora a titolo volontario finanzia il salario e la formazione di altri allievi, un po' come nelle casse malati".
BELLINZONA – Il giornalista Matteo Cheda da anni forma giovani giornalisti tramite la sua scuola. Ora, accusato dall’OCST per il metodo con cui finanzia i corsi, convinto di aver ragione, si è autodenunciato per caporalato, che secondo la legge svizzera corrisponde ai reati di usura e concorrenza sleale.

È lo stesso Cheda a renderlo noto tramite uno scritto inviato in redazione.

Come funziona la sua scuola dal punto di vista finanziario? “Ogni allievo riceve una piccola retribuzione per 12 mesi più l’abbonamento ai mezzi pubblici. L’importo è identico, indipendentemente se l’allievo va a scuola o se lavora a titolo volontario. I datori di lavoro versano alla scuola il valore della prestazione fornita dagli allievi”, spiega il giornalista. “Gli allievi che durante i 12 mesi lavorano a titolo volontario finanziano quindi il salario e la formazione agli altri allievi”. Per aiutare a capire, aggiunge che si tratta di “un sistema simile a quello della cassa malati dove i sani pagano di più di quello che ricevono mentre per i malati vale l’opposto”.

Ma per OCST il metodo è illegale, ed è equivalente al caporalato.

Cheda, convinto delle sue ragioni, “ritiene di non aver commesso alcun reato ma di aver agito nell’interesse pubblico allo scopo di aiutare giovani disoccupati a formarsi gratuitamente e a trovare lavoro in poco tempo”.

Secondo l’articolo 157 del codice penale, se il colpevole fa mestiere dell’usura è punibile con una pena detentiva fino a dieci anni. L’inchiesta è condotta dalla procuratrice Raffaella Rigamonti.

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