CRONACA
Dentro le bande. "Si formano per nazionalità, fattore geografico o passioni". "A volte, spaccare vetrine serve a conquistare la leadership"
Un sociologo e un educatore analizzano il fenomeno che sta trasformando il Ticino in una sorta di zona neutra dove regolare i conti. "Tutto questo accade maggiormente se i giovani, in un'età dove sono fragili, vengono da contesti degradati. Fondamentale dunque il ruolo del genitori"
CRONACA

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CRONACA

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24 OTTOBRE 2017
BELLINZONA – Il Ticino si configura sempre più come un campo neutro per le risse: bande rivali, spesso composte da persone della stessa nazionalità, che si ritrovano per regolare dei conti a suon di pugni e quando va male di coltellate. È successo appena pochi giorni fa, a Lugano.

Perché il Ticino? Queste persone non sarebbero conosciute, e si darebbero appuntamento, certe di trovare i rivali.

Il Caffè si è occupato della criminalità giovanile.

Come si formano, dunque, le bande, se realmente esistono? Secondo il sociologo Luca Betossa, “il minimo comune denominatore può essere geografico certamente, dunque di un paese, un quartiere o una città. Oppure sulla base di interessi, penso ai biker, i gruppi di motociclisti, o i quelli che si legano a movimenti musicali. Oppure quelli che pongono al centro delle loro azioni la squadra del cuore, come i tifosi organizzati che in alcuni casi diventano hooligan”. Insomma, motivi vari, a cui vanno aggiunti quelli nazionali: “. O, ancora, il centro del loro legame sociale possono essere le etnie, ed è il caso delle gang albanesi, balcane o sudamericane": forse sono queste ultime, nell’ultimo periodo, a preoccupare di più.

Se si cresce assieme, sostiene Bertossa, è più semplice stare assieme, anche se non per forza lo si deve fare in modo violento, anzi. C’è una spiegazione, a suo dire, per esempio, anche al fatto che gli albanesi vengono spesso impiegati come buttafuori nei locali ticinesi: "In questo caso la causa è spesso la passione per muscoli e corpo modellato in palestra e l’effetto è trovare una professione adatta alla propria passione, come appunto il lavoro nei night”. Spesso poi si arriva alla droga, che purtroppo gira, e le bande passano al piano della violenza.

Secondo l’educatore Giovanni Casula, bisogna tener conto dell’età dei ragazzi che si uniscono. “Sono persone - spiega Giovanni Casula - che in maggioranza stanno attraversando un momento delicato della loro crescita e sono dunque fragili. Nella mia esperienza ho visto tanti giovani perdersi, ad esempio, per l’alcol. E ho visto che questo accade maggiormente se vivono in un ambiente degradato. In questo senso la struttura familiare, la capacità dei genitori (che vanno aiutati e assistiti se hanno bisogno) di spiegar loro che una sciocchezza come un pugno o uno schiaffo possono cambiargli la vita, c’è un rischio penale, è fondamentale. Gli atti devianti, la rottura delle regole sociali come le botte o andare a spaccare vetrine per lanciare un segnale ai propri pari o acquisire una sorta di leadership sono la segnalazione di un problema evidente e l’intera società deve farsene carico".

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