Il dato particolare è quello che la situazione di difficoltà spesso, e fortunatamente, non è perenne, ma viene risolta in un anno o due, quando la persona torna a percepire un reddito sufficiente, magari trovando un lavoro. L’economista Christian Marazzi, interpellato da La Regione, preferisce non parlare di povertà ma di una forma di precarietà, non fatta più solo da salari inadeguati. Infatti, ci sono periodi, anche, in un individuo ne riceve uno sopra la media ed esce dalla povertà, e altri dove vi si trova immerso. “Accade per mancanza di occasioni o perché si accettano lavori precari e brevi. Magari pure con salari buoni ma con percentuali basse. Non è più un discorso di emarginazione ma il contrario: si tratta di un’inclusione precaria”.