CRONACA
"Gli offrirono un colloquio, in un ramo che non era il suo. Disse che era disponibile seppur già occupato al 50%, ma nessuno si è più fatto vivo. E la disoccupazione l'ha punito"
Una madre racconta la vicenda del figlio. "Per loro, quell'email di richiesta di colloquio equivaleva a un'offerta di lavoro al 100% e a tempi indeterminato ed era costretto ad accettarla, pur non avendo requisiti. Il risultato sarebbe stato disoccupazione al 100% e non al 50%... Qualche politico mi convinca che abbiamo torto"
BELLINZONA – Un appuntamento equivale a una promessa di impiego a tempo indeterminato e al 100%? È corretto nascondere a chi offre questo colloquio, in un ramo che in fondo non è nemmeno il tuo, che al 50% lavori già per un’altra ditta, esercitando la tua vera professione, quella per cui hai studiato? Sono domande che si pone una mamma, raccontando la vicenda del figlio, sanzionato dalla disoccupazione, in una lettera al Corriere del Ticino.

I fatti risalirebbero allo scorso agosto. Il giovane lavorava al 50%, mentre per l’altro 50% era a beneficio di una rendita di disoccupazione, come progettista. La professione che aveva imparato, quella che vuol fare. Ma il posto, appunto, è solo a metà tempo.

L’anno scorso invia una candidatura a una ditta che cerca un idraulico. Qualcosa di diverso, insomma. Ottiene un appuntamento, però spiega di lavorare già al 50%. Da lì, nessuna risposta.

“Trascorso qualche mese si è visto recapitare una sanzione disciplinare, per colpa grave, dall’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro. Questa sanzione giunge sostanzialmente alle seguenti conclusioni: 1. Avendo meno di 30 anni si è obbligati ad accettare qualsiasi occupazione offerta; 2. Aver comunicato alla ditta che stava già lavorando al 50% è parificabile a un rifiuto di un’occupazione a tempo pieno e di durata indeterminata (cosa si pretendeva comunicasse alla ditta? Il numero di scarpe? Oppure che era subito disponibile e non stava lavorando, come traspare dalla sanzione?); 3. Con questo comportamento ha disatteso l’obbligo di ridurre il danno nei confronti dell’assicurazione disoccupazione”, racconta la madre.

“Imporre a un giovane di lasciare, di punto in bianco, un impiego sicuro presso una ditta di primo piano con mansioni legate alla professione appresa, spedendolo a fare un lavoro per il quale non ha nessun requisito, senza nemmeno chiedersi quali saranno le conseguenze (facile: sicura disoccupazione non più al 50% ma al 100%) lascia stupefatti. Ancor di più se questo implica, a cascata, anche l’esclusione dalla frequentazione della scuola intrapresa onde ottenere un terzo diploma, oltre tutto con costi d’iscrizione già pagati e non proprio indifferenti”, prosegue, indignata. A farla infuriare è una frase contenuta nella sanzione, “nulla impedisce all’assicurato di continuare la ricerca di un’attività lavorativa nella propria professione dovendo però accettare nell’immediato l’impiego offerto”.

La famiglia ha inoltrato ricorso  contro la sanzione al Tribunale Amministrativo, anche se la donna scrive che la sua preoccupazione è far conoscere quanto accaduto all’opinione pubblica.

“Confido tuttavia che qualche politico che avrà modo di leggere questo scritto si ponga alcune domande o mi persuada che il torto è dalla nostra parte. Resto in attesa”, termina.

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