Ghiringhelli torna sul nostro articolo e precisa che "non si hanno notizie di stupri di donne velate. "I testi sacri dell'Islam considerano chi non porta il velo come prostitute e bottino di guerra"

BELLINZONA – “Ecco, care femministe, una preoccupante realtà dell’Islam che tutti cercano di nascondere o negare ma che dovrebbe farvi riflettere, perché tutto il territorio non ancora islamico – e dunque anche il continente europeo - è considerato dall’Islam “dar al-harb” , ossia terreno di guerra, terra da conquistare . E voi , donne europee miscredenti di sinistra o di destra , che non vi velate e che siete considerate “carne scoperta” che attira i predatori, siete il bottino di questa guerra silenziosa di conquista, che fra l’indifferenza generale è già in corso da qualche decennio”.
Le allarmanti parole giungono da Giorgio Ghiringhelli, che vuole replicare a un nostro articolo di metà ottobre in cui riportavamo la teoria dell’’ayatollah Ali Khamenei per evitare che le donne sia molestate, e cioè quella di indossare il velo islamico.
“Ebbene per quanto assurda possa sembrare questa soluzione a voi, a me e a tutte le persone normali, essa corrisponde a una realtà dell’Islam che la stampa politicamente corretta si guarda bene dal mettere in evidenza. Anzi, se qualcuno dice che l’immigrazione incontrollata di matrice soprattutto islamica ha contribuito a far crescere in modo esponenziale lo stupro di donne nelle strade, si trova sempre qualche femminista di sinistra pronta a obiettare che “le violenze sessuali e le uccisioni di donne sono in maggioranza perpetrate da parenti e amici delle vittime , e che tre uccisioni su quattro avvengono in famiglia”, e che “non è il colore della pelle che fa l’uomo cattivo e violento”, ha dichiarato.
“E in questo modo – creando confusione fra quanto avviene nelle mure domestiche e quanto avviene in strada - si mette la testa sotto terra come gli struzzi, e queste femministe imbevute dell’ideologia buonista , per non essere accusate di razzismo, non vogliono ammettere un’evidente realtà testimoniata da libri e statistiche. E così gli stupri per motivi religiosi e razzisti delle donne europee che si avventurano senza veli in testa nelle strade, nelle piazze, nei boschi, nei giardini pubblici di Europa continuerà a crescere a dismisura”.
“Prima o poi , grazie all’omertà sul tema, le donne si troveranno davvero a dover indossare il velo anche se non sono musulmane per mettersi al riparo dagli stupri dei maschi musulmani, che applicano semplicemente i testi sacri che consentono di stuprare le donne infedeli, considerate alla stregua di prostitute e di bottino di guerra (il jihad)”. E ci invia un articolo, un po’ datato., sull’argomento, scritto da lui.
“Nell’Islam i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sono proibiti, anche se questa proibizione viene facilmente aggirata grazie alla possibilità di contrarre matrimonio e divorziare nel giro di qualche ora, il tempo di far sesso. L’Islam è però l’unica religione a permettere di avere delle schiave sessuali : sta scritto nel Corano. E anche Maometto, ossia il “magnifico modello” che ogni buon musulmano dovrebbe seguire, ne aveva”, vi si legge. “Pochi hanno il coraggio di dire una scomoda verità, e cioè che nell’Islam lo stupro di donne considerate miscredenti, e “bottino” di guerra, è legittimato dai testi sacri, e fa parte della strategia di conquista islamica. Insomma, si violenta in nome di Allah, e a farne le spese sono soprattutto le donne che non indossano il velo (considerate delle prostitute nel mondo islamico) e che se ne vanno in giro vestite in modo “provocatorio” (cioè senza essere avvolte da capo a piedi in vestiti informi)!”.
Il Ghiro, che nel lungo pezzo riporta citazioni di articoli e dal Corano, accusa chi non vuole diffondere questa che è a suo dire la verità e le femministe. “Le vittime delle molestie sessuali e degli stupri basati su motivazioni etnico-religiose sono soprattutto le ragazze e le donne che non indossano il velo , o perché non sono musulmane o perché sono musulmane non praticanti. Non ci é noto alcun caso, in Europa, di donna con il velo che sia stata molestata sessualmente da qualche maschio musulmano : quindi è chiaro che il velo , più che un significato religioso, costituisce un segno identitario di riconoscimento al limite del razzismo, che garantisce sicurezza a chi lo porta ed espone alle molestie e alle “punizioni” sessuali chi non lo indossa”.