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Cronaca
03.07.2020 - 08:490

“Chi guiderà la RSI dovrà conoscere il mondo dei media”

Luigi Pedrazzini, presidente della CORSI: "Decisione basata su un lavoro serio e su un’analisi completa delle qualità delle candidature"

COMANO – Italiano, francese, tedesco e inglese. Il nuovo direttore della RSI dovrà sapere tutte e quattro le lingue, ma non solo. Dovrà, chiaramente, vantare una certa esperienza e conoscenza del mondo dei media e delle sfide che lo caratterizzano, oltre a possedere la capacità di mediare e resistere allo stress. Dell'identik del successore di Maurizio Canetta ne ha parlato il presidente della CORSI Luigi Pedrazzini in un'intervista pubblicato sul sito della Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana che vi proponiamo di seguito.

Quali sono i requisiti principali della/del candidata/o ideale?

“La persona che sarà chiamata a dirigere la RSI, dovrà avere una comprovata esperienza nella gestione di un’azienda di grandi dimensioni: la RSI ha oltre mille dipendenti e un budget di decine di milioni di franchi. A questo si dovranno affiancare esperienza e conoscenza del mondo dei media, della sua realtà attuale e delle sfide che lo caratterizzano.  Dovrà conoscere la realtà sociale e culturale svizzera e in particolare quella della Svizzera italiana e parlare, oltre ovviamente all’italiano, anche francese, tedesco e inglese perché come responsabile della RSI opererà nella direzione generale della SSR. Il bando di concorso indica poi altri elementi che verranno attentamente valutati come a esempio la capacità di mediare, la resistenza allo stress, l’attitudine a guidare processi innovativi e di cambiamento, la conoscenza delle tematiche di genere, la propensione all’ascolto, alla valorizzazione delle diversità, delle individualità e dell’alterità. Non da ultimo è richiesta una formazione accademica completa.”

Si punta più su candidati interni o esterni alla RSI?

“Lavoreremo senza pregiudizi, cercando la figura migliore per guidare la RSI nei prossimi anni.”

Quanto “conterà” la politica nella procedura di nomina ?

“Considerato che la politica ha un suo peso nella composizione del comitato della CORSI la domanda è legittima. La mia risposta è molto chiara, anche se qualcuno continuerà ad affermare il contrario: la scelta della direttrice o del direttore della RSI non sarà una scelta politica, ma una decisione basata su un lavoro serio e su un’analisi completa delle qualità delle candidature. Così è sempre stato nel recente passato e così sarà anche questa volta, tanto più che la decisione definitiva spetterà al Consiglio di Amministrazione della SSR e che nella procedura di valutazione il Comitato della CORSI opererà assieme al direttore generale della SSR”.

Quali sono le tappe più importanti della procedura, il calendario per arrivare alla nomina e quali gli attori coinvolti nel processo?

“L’obiettivo è arrivare alla fine dell’anno con la nomina. Ora è stato aperto il concorso, in parallelo è stato dato mandato a una società di consulenza per la ricerca attiva di candidati, in modo da ampliare il più possibile la rosa. La procedura è quella usuale: una delegazione del Comitato della CORSI, in stretta collaborazione con il direttore generale SSR Gilles Marchand e con il consulente, analizzerà le candidature, comporrà una rosa ristretta, disporrà gli assessment, sottoporrà le conclusioni del suo lavoro al Comitato della CORSI che procederà poi alla scelta della candidata/del candidato da sottoporre al Consiglio di Amministrazione”.

C’è qualche differenza sostanziale di contenuto rispetto al bando per la ricerca del direttore RSI pubblicato nel 2012-2013?

“Differenze sostanziali direi di no (il bando è tra l’altro simile a quelli pubblicati in tempi recenti per occupare le funzioni dirigenziali della tedesca SRF, della romancia RTR e della francese RTS). Nella valutazione delle candidature saranno comunque posti accenti parzialmente diversi rispetto al passato,  legati alle nuove e pressanti  sfide presenti nel mondo dei media . Chi dirigerà l’azienda nel futuro dovrà a esempio prestare molta più attenzione alla mediazione fra risorse disponibili  e ambizioni di programma, dovrà dimostrare particolare resistenza alla crescente pressione mediatica e pubblica della funzione e promuovere un rapporto di vicinanza con la società  e di dialogo costante con le collaboratrici e i collaboratori.”

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