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05.02.2021 - 11:390
Aggiornamento: 11:55

Merlani: "Con la variante inglese i bambini trasmettono molto di più il virus. Si riaprono le visite in case anziani"

Il Medico Cantonale: "Non sappiamo ancora se verranno fatti dei test di massa, ne stiamo discutendo. Ecco le condizioni per accorciare le quarantene"

BELLINZONA - Consueto aggiornamento sulla situazione epidemiologica con il Medico Cantonale Giorgio Merlani. 

"Abbiamo 75 nuove persone positive oggi, siamo in una fase di discesa. La seconda ondata è stata lunga, ora stiamo scendendo, notiamo uno stabilizzarsi dei numeri. Mi aspetto che il tasso Rt presto si avvicini all'1. I test effettuato restano un numero importante, con una positività del 6%".

"Facendo un confronto a livello nazionale, dopo aver avuto il primato dei casi siamo scesi. La differenza la sta facendo il comportamento del singolo, che permette di tenere i valori bassi, perchè ricordiamo che le misure sono uguali a livello nazionale".

"Siamo in una fase di appiattimento, che corrisponde anche alla diffusione della variante inglese. Parlo di fortuna: aver avuto un rallentamento con la variante inglese presente ci dà un po' più di agio, in caso di necessità potremmo mettere in gioco altre misure".

"Le analisi fatte fino a inizio dicembre fanno notare come la variante inglese non fosse presente. Essa ha cominciato a farsi vedere tra Natale e Capodanno, ora abbiamo 195 casi in Ticino. Rispetto all'ultimo infopoint sono aumentati di molto, sia in termini assoluti che percentuali. Il numero di casi di variante inglese a livello percentuale aumenta. Ci assestiamo tra un 10% e un 25%, con una tendenza a un ulteriore aumento. Nella stragrande maggioranza dei laboratori tutti i test positivi vengono ricontrollati per capire se ci sono delle varianti, oltre a quella inglese anche quella sudafricana e brasiliana (che in Europa adesso non c'è)".

"All'interno delle scuole c'è una serie di nuovo casi di quarantene, siamo vicini alla situazione di picco della seconda ondata. Si vede un disallineamento tra un numero totale della comunità e delle scuole. In queste ultime è elevato. Per i ragazzi il virus non è grave come per adulti a rischio, e lo stesso vale anche per le varianti. Ma è aumentata la capacità di trasmissione nella popolazione scolastica. È stato dimostrato che, analizzando le fasce d'età, se una persona viene messa in quarantena per essere stato a contatto con una persona con la variante inglese, ha il 50% in più di essere positivo. Se il bambino è positivo, la possibilità che la mamma sia positiva prima era del 6%, ora è del 9%, quindi un 50% in più, addirittura per i più grandicelli si sale al 10%. Servono dunque contromisure più restrittive e attente. Se abbiamo un caso di allievo positivo di una scuola dell'infanzia o elementare l'idea è di mettere in quarantena l'intera classe. In questi ordini di scuola non vi è la mascherina dunque vediamo una diffusione. La prassi è quarantena con possibilità di test. Siamo coscienti che una quarantena per bambini così piccoli è complicato, ma se vogliamo limitare la trasmissione, soprattutto ora con il vaccino, sono sforzi da fare".

"Dalle medie in su, dove c'è l'obbligo della mascherina, e i ragazzi sono diventati molto attenti, la mascherina stessa non impone di mettere tutti in quarantena ma di valutare. Abbiamo classi con un positivo, si testano tutti i compagni e non c'erano altri positivi, invece a Morbio, per esempio, era stato diverso (lì tra l'altro era il primo caso, si conosceva poco). Questa situazione dà un carico di lavoro maggiore per tutti, compreso contact tracing e test".

"Abbiamo dovuto mettere in isolamento attualmente 5 allievi delle scuole dell'infanzia, 30 delle elementari, 14 delle medie, 11 delle medie superiori e 12 nelle professionali. Il problema si sta spostando verso le elementari, con la trasmissibilità presente. Il 31 gennaio abbiamo messo in quarantena una classe del Liceo di Lugano, poi il 1o febbraio una delle medie di Locarno Monti, il 3 febbraio per la scuola dell'infanzia di Bedano, il 4 a Tenero Contra, al Liceo Lugano 1 e al Centro Tecnico di Mendrisio".

"È stata introdotta la possibilità di accorciare la quarantena, sulla base di un test effettuato al settimo giorno, che deve essere pagato dalla persona che lo chiede o dal datore di lavoro che vuole il rientro del suo collaboratore. La variante inglese è particolarmente contagiosa, come sappiamo, così come sappiamo che al settimo giorno la persona potrebbe essere nella fase in cui replica il virus. Con un test non congruo potrebbe sembrare negativo e poi rischia di sviluppare sintomi dopo, entrando dunque in contatto con persone con cui non avrebbe dovuto. Se può accorciare la quarantena deve tornare in società con sicurezza. Se il contatto è avvenuto con la variante inglese non verrà concesso l'accorciamento della quarantena, il test da effettuare non è quello antigenico ma quello PCR al settimo giorno, non prima. Ed è possibile accorciare la quarantena solo per le professioni dove si possono garantire le condizioni di sicurezza. Se uno fa il parrucchiere, l'infermiere, il massaggiatore, dove non sono possibili le distanze, la quarantena può essere accorciata per uscire di casa ma non per lavorare".

"In una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo è giusto cercare nuove soluzioni per semplificare la vita di tutti e dell'economia. Trovo corretto usare i test di massa in situazioni particolari, ma la loro evidenza scientifica è nella migliore delle ipotesi scarsa. Non aspettatevi che da domani si facciano i test di massa ovunque, è importante usare questi strumenti in modo adeguato, senza rischiare di dare falsa sicurezza alle persone. I test antigenici sono affidabili ma se portano a non rispettare le misure di sicurezza rischiamo di peggiorare la situazione. Poi devono essere usati in contesti in cui ci sono rischi particolari, anche di contagi. Bisogna capire dove vale la pena. Nelle scuole abbiamo 55mila studenti, se vogliamo fare 55mila test due volte la settimana è uno sforzo importante. Se fosse l'unica soluzione per tenere aperte le scuole e far funzionare un po' di più l'economia si farà, il Ticino sta facendo delle riflessioni, se ne è parlato ieri nella cellula sanitaria. Non posso dire che da lunedì si faranno i test di massa, stiamo cercando di capire cosa è utile, per contrastare anche con questo mezzo la pandemia".

"I nuovi casi positivi nelle case per anziani sono davvero pochi e si testa comunque al minimo sintomo. I numeri sono molto bassi, probabilmente perchè nella comunità stessa il virus circola poco, dunque è meno probabile che entri in casa per anziani. C'è stata però la misura della chiusura alle visite, il 15 gennaio: sembra aver avuto un impatto. Mi assumo la responsabilità della decisione presa, so che non è stata amata, e ci mancherebbe, ma serviva un ulteriore freno dei casi nelle case per anziani. Abbiamo avuto pochi casi che non ha bloccato la vaccinazione. A fronte del fatto che i valori sono scesi, oggi uscirà la nuova direttiva che permetterà di fare delle visite, come a metà dicembre (ci saranno ordinanze diverse per i vari settori, dallo psichiatrico agli acuti). In alcuni Cantoni viene data libertà alle strutture di decidere, noi abbiamo sempre voluto mettere al primo posto gli ospiti. Sappiamo di violare un diritto fondamentale delle persone non facendo uscire gli anziani, per cui deve essere una direttiva del Medico Cantonale che poggia su leggi e non fa disparità di trattamento fra una casa anziani e l'altra. Anche nelle strutture per disabili ci saranno misure un po' più allentate".

"Non possiamo dire che i casi sono scesi grazie al vaccino, lo potremo semmai dire dopo qualche giorno da quando tutti gli anziani saranno vaccinati".

"Anche negli ospedali acuti ci saranno delle riaperture ma con prudenza. La maggior parte delle ospedalizzazioni durano meno di cinque giorni, mentre quando la degenza è più lunga si farà in modo di dare ai parenti la possibilità di stare vicini ai propri cari".

"Ricordiamoci che il virus aspetta solo che noi ci distraiamo per ripartire, adesso ha messo in campo un altro strumento, la variante inglese: quindi, attenzione!"

"Le province insubriche sono le più contagiate della Lombardia? Bisogna valutare dove ci sono degli hot spot su evidenze epidemiologiche. Se una regione testa molto trova di più il virus, non vuol dire che sia per forza la più colpita. Il numero assoluto è un riflesso della capacità di testare, della volontà di farlo e del numero di persone malate. Io preferirei usare il parametro della sierologia, ovvero valutare sul sangue quante sono positive, per capire quanto è circolato il virus, a quel punto si possono fare delle riflessioni. Per quanto concerne la collaborazione con la Regione Insubrica e le frontiere, lascio il tema in mano alla politica. Certo, la Lombardia è stata colpita molto all'inizio, con un carico sul sitema sanitario maggiore rispetto ad altre zone italiane".

"Pendolarmismo degli acquisti? Tutto quello che porta a una maggior circolazione delle persone aumenta il rischio. Infatti, seppur dolorose, le chiusure di bar e ristoranti oltre che di negozi, hanno avuto effetto. Se la gente comincia a andare al ristorante o a fare spese oltre confine si rischia una maggior possibilità di portare il virus in giro. I movimenti transfrontalieri vanno fatti con attenzione, limitate i contatti, proteggetevi, anche durante le vacanze di Carnevale".

 

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