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15.12.2021 - 14:540

Il Tribunale d'appello: "Consiglio della Magistratura ha mancato di autocritica e si è tutelato troppo"

Ecco le 17 pagine che hanno dato origine alla ricusa dell'intero Consiglio della Magistratura. Tutto parte da una segnalazione ai danni di Marisa Alfier, che, dopo il preavviso negativo sulla sua rielezione, ha fatto istanza di ricusa

di Marco Bazzi e Andrea Leoni

LUGANO – Sono 17 pagine che lasceranno un segno nella storia giudiziaria del Canton Ticino. Parliamo della sentenza data 30 novembre con la quale il Tribunale d’appello in corpore, composto da 25 giudici, ha accolto a maggioranza l’istanza di ricusa del Consiglio della magistratura (CdM) presentata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier il 2 aprile scorso. Quest’ultima figurava tra i 5 procuratori pubblici che lo stesso Consiglio nel settembre del 2020 aveva preavvisato negativamente al Parlamento per la rielezione.

Il 30 marzo scorso l’organo di vigilanza sulla Magistratura ha notificato alla procuratrice una segnalazione formulata la settimana prima nei suoi confronti, chiedendole di prendere posizione. Fin qui nulla di strano.

Ma Marisa Alfier, alla luce del pasticcio emerso nell’ambito dei preavvisi, ha ritenuto che il Consiglio della Magistratura, presieduto dal giudice Werner Walser, fosse prevenuto nei suoi confronti. Da qui, l’istanza di ricusa per tutti i membri che lo compongono. Da parte sua, il CdM ha replicato al Tribunale che nessuno dei propri membri ha riconosciuto i motivi di ricusazione indicati dalla procuratrice.

A questo punto, il Tribunale, presieduto dal giudice Andrea Pedroli, ha chiesto al CdM il dossier relativo al preavviso negativo nei confronti di Alfier. Ma l’organo di vigilanza ha risposto picche. Dopo un’attenta ricostruzione e valutazione del caso che sfociò nelle ben note polemiche, il Tribunale scrive di condividere le critiche e i rilievi mossi al Consiglio della Magistratura sulle procedure che portarono ai preavvisi negativi, in particolare quelle formulate dall’ex giudice federale Claude Rouiller al quale la Commissione Giustizia del Gran Consiglio aveva chiesto un parere giuridico.

Critiche formulate anche dalla Commissione di ricorso sulla Magistratura, alla quale Alfier si era rivolta.

Il Tribunale mette l’accento in primo luogo sulle conseguenze che il preavviso avrebbe potuto avere sulla posizione professionale della procuratrice.

Ma non è tutto. “Un aspetto che induce a far apparire la constatata violazione procedurale tale da suscitare l’apparenza di una prevenzione e a far sorgere un rischio di parzialità, è costituito dall’atteggiamento assunto dal CdM in seguito al rilascio del controverso preavviso”, si legge nella sentenza, che nelle 17 pagine apre di fatto una crisi istituzionale all’interno del Potere giudiziario; 17 pagine che lasciano una sensazione di sfiducia verso il Consiglio.

Il CdM, scrivono i giudici, “ha dimostrato di non voler prendere atto della portata del suo ruolo nella procedura di rielezione dei magistrati e, di conseguenza, della gravità della violazione del diritto di essere sentito, che aveva inficiato la procedura stessa, come pure delle conseguenze che essa poteva avere sulla posizione professionale dell’interessata. Invece di garantire i diritti procedurali (…) ha preferito sminuire il rilievo attribuito dalla legge allo stesso Consiglio, per giustificare la violazione dei diritti in questione”.

L’atteggiamento mostrato dai membri del CdM, si legge ancora nella sentenza, “è suscettibile di destare l’apparenza di una prevenzione nei confronti dell’istante”. Lo stesso atteggiamento, scrivono i giudici, traspare pure dal rifiuto di trasmettere al Tribunale l’incarto relativo al preavviso.

Il Tribunale non manca di sollevare pesanti critiche al CdM anche in merito a un errore statistico, in seguito corretto, relativo alla produttività della procuratrice, dati che facevano parte del dossier pur non essendo citati nelle motivazioni del preavviso negativo. Se Alfier non fosse stata rieletta, osservano i giudici, “l’errore sarebbe potuto rimanere ignorato. In quelle circostanze è difficilmente comprensibile che il CdM possa essersi limitato a scusarsi per quello che ha definito un inconveniente redazionale”.

Segue una bordata: “Il Consiglio della Magistratura ha perlomeno lasciato trasparire una mancanza di autocritica e un’eccessiva propensione alla propria autotutela, senza considerare la delicata posizione in cui si trovava l’istante, che rischiava di non essere rieletta, anche a causa dell’errata trascrizione delle cifre relative alla sua attività”.

Per questi e altri motivi, il Tribunale sentenzia che “ben si può ritenere che l’istante ha allegato sufficienti elementi dai quali poter ragionevolmente dedurre l’apparenza oggettiva di una prevenzione nei suoi confronti da parte del Consiglio della Magistratura, tale da indurre a dubitare della necessaria equidistanza e imparzialità da parte del medesimo nella trattazione della segnalazione” (ndr: quella notificata ad Alfier il 30 marzo).

Una segnalazione che, sostanzialmente, rimprovera alla magistrata inefficienze produttive, lo stesso rimprovero formulato nel preavviso negativo alla sua rielezione.

A seguito di questa storica sentenza, il Gran Consiglio e il plenum dei magistrati dovranno eleggere un Consiglio della Magistratura “ad hoc”, quindi straordinario, per giudicare la segnalazione contro Alfier. Il Parlamento dovrà eleggere quattro membri “laici”, tre invece saranno i “togati” espressi dal potere giudiziario.

L’attuale CdM andrà in scadenza il prossimo anno. Vi è però da chiedersi se arriverà a quella data, alla luce dei pesanti giudizi espressi dal Tribunale, e del rischio di altre procedure di ricusa che potrebbero essere presentate dagli altri 4 procuratori preavvisati negativamente nella procedura di rielezione.

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