CRONACA
La Svizzera condannata per discriminazione razziale
Accolto il ricorso di un keniota che nel 2015 fu multato per essersi rifiutato di sottoporsi a un controllo di identità. La Confederazione ha riconosciuto il “racial profiling” e dovrà risarcirlo con 23.975 euro

STRASBURGO - La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha condannato la Svizzera per discriminazione razziale, accogliendo il ricorso di un uomo di pelle scura che nel 2015 era stato multato per essersi rifiutato di sottoporsi a un controllo di identità.

Il ricorrente è un keniota che ai tempi fu fermato e perquisito dalla polizia alla stazione di Zurigo; la sua opposizione risiedeva nel fatto che egli ritenesse di essere stato vittima di discriminazione razziale.

Nella sua sentenza, la Cedu ha ritenuto fondate le istanze dell’uomo, date le circostanze del controllo d'identità e il luogo in cui è stato effettuato. Inoltre, il suo ricorso non era stato esaminato dai tribunali amministrativi e penali in Svizzera.

Sempre secondo la Cedu, il ricorrente ha subito violazioni degli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata), 13 (diritto a un ricorso effettivo) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

La Confederazione è stata quindi condannata a corrispondergli la somma di 23.975 euro (22.821 franchi) di spese. L'interessato non ha chiesto il risarcimento dei danni materiali e morali.

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