CRONACA
Crans-Montana, la famiglia di Cyane: "Quella sera non avrebbe nemmeno dovuto servire ai tavoli"
La famiglia della cameriera e il legale: "Una strage che si poteva evitare, se le norme di sicurezza fossero state rispettate e fossero stati effettuati i dovuti controlli"

CRANS-MONTANA – “Su mia figlia ne hanno dette di tutti i colori, ma nessuno ha detto che è una delle vittime del tragico incendio”, scoppiato la notte di capodanno a Le Constellation a Crans-Montana. Piange Jerome Panine, padre di Cyane, la cameriera 24enne chiamata “la ragazza con il casco”.

“Lei – spiega il legale della famiglia – non è mai stata informata della pericolosità del soffitto né ha ricevuto alcuna formazione nel campo della sicurezza”. E aggiunge: “Quando è scoppiato l’incendio voleva aiutare a far scappare i clienti, ma quella maledetta porta era chiusa. Per noi era un raggio di sole che nel 2026 non è sorto e non sorgerà più”.

Anche per la famiglia Panine sono stati, e sono, giorni di dolore senza fine. Per giorni sono rimbalzate le foto della figlia con il casco in testa e le candeline sulle bottiglie. “La nostra vita – aggiunge la madre – non sarà più la stessa. Non festeggerò mai più un ultimo dell’anno”, dice all’emittente francese France 2.

A prendere parola anche Nicole, un’amica della giovane. “Hanno trovato il suo corpo dopo tre giorni. Era completamente ustionato sul piazzale davanti al bar”. Ancora il padre: “In una località sciistica di lusso come la Svizzera non ci si poteva aspettare una tragedia del genere. Quando mia figlia lavorava io mi sentivo tranquillo”.

L’avvocato aggiunge dettagli sulla maledetta sera. “Cyane non avrebbe nemmeno dovuto fare il servizio ai tavoli, ma aveva il compito di ricevere gli ospiti al piano terra”. Poi “la richiesta di Jessica Moretti di andare nel seminterrato ad aiutare gli altri camerieri”. “C’erano 16 bottiglie da consegnare – specifica l’amica – e la consegna avveniva con un piccolo show. A Cyane è toccato un casco nero. È in quel momento che la fiamma attaccata al collo della bottiglia inizia a dare fuoco ai pannelli fonoassorbenti del soffitto”.

Saranno le indagini a chiarire l’esatta dinamica di quanto accaduto quella notte. I genitori della 24enne non si danno pace: “La morte di 40 persone e il ferimento di altre cento avrebbero potuto essere evitati, se le norme di sicurezza fossero state rispettate e fossero stati effettuati i relativi controlli”.

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