Verrà bandito un concorso per la ricerca di un avvocato svizzero che rappresenti Roma. Il danno sarebbe legato ai costi sanitari

ROMA - L’Italia è pronta a schierarsi formalmente al fianco dei familiari delle vittime del rogo di Capodanno a Crans-Montana. Il governo, stando a quanto scrive il quotidiano Il Messaggero, ha infatti deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale svizzero sulla strage del Constellation, una scelta maturata dopo il confronto con l’Avvocatura dello Stato e destinata ora a tradursi nell’apertura di un bando per individuare un legale svizzero incaricato di seguire il dossier davanti alla procura di Sion. Alla base della decisione vi sarebbe la convinzione di avere subito un danno concreto, legato ai costi sostenuti in Italia per i soccorsi e per l’assistenza sanitaria prestata dopo la tragedia. Ecco dunque che il tema delle fatture ospedaliere si trasforma in una nuova crisi istituzionale, anche se a Berna dormono sonni tranquilli e lasciano incancrenire una diatriba che dura ormai da una settimana.
La mossa segna un ulteriore salto di livello in una vicenda che da mesi intreccia dolore delle famiglie, inchiesta penale e tensioni diplomatiche tra Roma e Berna. Ma a imprimere una svolta ancora più drammatica al caso sono soprattutto i filmati interni del locale, a cui aveva accennato nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche l'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, ora al centro della ricostruzione giudiziaria di quella notte.
Secondo quanto emerso, le immagini delle telecamere di sicurezza del Constellation sono state visionate per la prima volta dagli avvocati delle parti dopo la revoca del segreto sulle registrazioni. Si tratta di 14 telecamere interne, che mostrano la sequenza dei fatti dall’accensione delle candele fino all’esplosione del rogo e alla fuga. E proprio su questo punto il quadro che emerge è pesantissimo.
Le immagini, per quanto non sempre perfettamente nitide, consentirebbero di riconoscere chiaramente Jessica Moretti. La si vedrebbe mentre posa una a una le candele sul collo delle bottiglie di Champagne e le accende, preparando la sala pochi istanti prima che il rogo divampi. È qui, in sostanza, che i video collocherebbero l’origine della tragedia, confermando la dinamica ricostruita dagli inquirenti: dalle prime scintille ai pannelli fonoassorbenti, fino al propagarsi dell’incendio.
Ma non è tutto. Secondo la ricostruzione che emerge dai filmati, e che confermerebbe in larga parte quanto già riferito dai testimoni, Jessica Moretti non solo sarebbe all’origine materiale dell’accensione delle candele, ma si darebbe poi alla fuga mentre nel locale il fumo e le fiamme travolgono i ragazzi. La si vedrebbe avanzare tra i corpi dei giovani a terra, spingendo chi le si para davanti, risalendo le scale per mettersi in salvo senza occuparsi degli altri presenti nel locale. Ricordiamo che la sua versione è sempre stata: sono salita al piano superiore per chiamare i pompieri.
L'articolo odierno del Messaggero è stato rilanciato anche dal Corriere della Sera. Secondo il racconto riportato dal quotidiano milanese, i genitori di Trystan, morto nel rogo, hanno ricevuto dall’avvocato una descrizione sconvolgente della scena: Jessica Moretti che fugge di corsa, spingendo i giovani ammassati tra lo spazio del dj e il bancone, mentre i ragazzi ancora non comprendono fino in fondo che cosa stia accadendo.
Per Michel e Vinciane Pidoux, genitori del ragazzo, questa nuova ricostruzione non fa che alimentare lo sconforto e la rabbia. Da mesi si battono per ottenere verità e giustizia, e quanto emerge ora dai video rende ancora più insopportabile il peso del dramma.
Nello stesso tempo, le immagini sembrerebbero scagionare la figlioccia di Jessica Moretti - Cyane Panine, la ragazza col casco nero che si vede nei video girati con i telefonini morta nel rogo - finita nei mesi scorsi al centro di sospetti e ricostruzioni poi rivelatesi, almeno alla luce dei filmati, non fondate. Il baricentro delle responsabilità, secondo questa nuova lettura, tornerebbe dunque con ancora maggiore forza su Jessica Moretti.
Il materiale video viene descritto come decisivo non solo per la dinamica del rogo, ma anche per valutare i comportamenti tenuti nei secondi e nei minuti cruciali. Il punto non è più soltanto capire come si sia sviluppato l’incendio, ma anche verificare se vi siano state omissioni gravissime, mancate reazioni e una fuga che, sul piano umano prima ancora che penale, appare devastante.
Sul fronte italiano, la decisione di Roma di muoversi come parte civile si inserisce proprio in questo quadro. Non siamo più soltanto di fronte a uno scontro diplomatico sulle fatture ospedaliere o sulle spese di ricovero dei feriti, ma a una precisa volontà politica di entrare nel procedimento svizzero a sostegno dei parenti, accompagnando la loro battaglia per l’accertamento delle responsabilità.
Per le famiglie, però, il prezzo emotivo di questa verità è altissimo. Alcuni parenti non vogliono vedere quei filmati, giudicandoli troppo dolorosi. Altri, pur senza guardarli, ne ricevono dai legali racconti che riaprono ferite ancora insanguinate. E proprio questo è forse l’aspetto più terribile: il fatto che, mesi dopo la strage, la visione delle immagini non stia solo chiarendo la verità giudiziaria - stando almeno alle rivelazioni giornalistiche e al racconto degli avvocati -, ma stia anche riaprendo in tutta la sua violenza la memoria degli ultimi istanti vissuti dai ragazzi intrappolati nel locale.