Cresce la polemica sulle spese sanitarie sostenute dopo il rogo di Capodanno al Constellation di Crans-Montana

Cresce la polemica tra Italia e Svizzera sul tema delle spese sanitarie sostenute dopo il rogo di Capodanno al Constellation di Crans-Montana. Il caso, già esploso nei giorni scorsi dopo l’invio alle famiglie italiane di alcune comunicazioni relative ai costi dei ricoveri, si è infatti aggravato ulteriormente: la richiesta di rimborso all’Italia non arriverebbe più soltanto dal Cantone Vallese, ma anche dalle autorità federali svizzere.
Sul tavolo ci sono, per ora, circa 108 mila euro, vale a dire 100 mila franchi, relativi ai brevi ricoveri di tre ragazzi italiani rimasti ustionati nella tragedia. Ma la cifra è destinata a salire quando verranno conteggiati tutti i casi e non soltanto i primi quattro finora emersi.
A rendere ancora più tesa la vicenda è stato l’incontro tra l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e il presidente del Cantone Vallese, Mathias Reynard. Da quel confronto sarebbe emerso che il Vallese non ritiene di avere margini normativi per farsi carico direttamente delle spese. La linea svizzera, ribadita anche a livello federale, è che gli accordi internazionali sull’assistenza reciproca in materia sanitaria si applichino anche alle vittime del rogo e che quindi il ministero della Salute italiano debba rimborsare i costi sostenuti dagli ospedali svizzeri.
Una posizione che Roma respinge con decisione. Cornado ha richiamato il principio di reciprocità, ricordando che l’Italia si è fatta carico per settimane delle cure prestate a due cittadini svizzeri all’ospedale Niguarda di Milano e che la protezione civile della Valle d’Aosta intervenne nelle prime ore della tragedia con un proprio elicottero. Per il diplomatico italiano, trattare il rogo di Crans-Montana come un normale incidente sanitario da regolare con una fatturazione reciproca significa ridurre un dramma con 41 morti e 115 feriti a un semplice fatto amministrativo.
Proprio questo è il punto politico e morale che sta incendiando lo scontro tra i due Paesi. Le parole attribuite alla parte svizzera — in sostanza: come noi chiediamo a voi di pagare, voi potete chiedere a noi di pagare — sono state vissute da Roma come il segno di un approccio burocratico, freddo e privo di sensibilità rispetto alla portata eccezionale della tragedia.
La polemica era già montata nei giorni scorsi quando ad alcune famiglie italiane erano arrivate quelle che erano state percepite come fatture-monstre. In un caso si parlava di circa 75 mila euro per quindici ore di terapia intensiva; in un altro di decine di migliaia di franchi. Su quei documenti era indicato che si trattava soltanto di comunicazioni informative e che nulla doveva essere pagato dai destinatari, ma il loro invio aveva comunque suscitato indignazione e sconcerto. L’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, aveva poi definito l’accaduto un “disguido”, senza però chiarire definitivamente chi avrebbe assunto il costo finale delle cure.
A rilanciare lo scontro è intervenuta anche Giorgia Meloni. Dopo il primo post durissimo dei giorni scorsi, la presidente del Consiglio è tornata sulla vicenda definendo “ignobile” l’eventuale richiesta svizzera di pagamento all’Italia e annunciando fin d’ora che Roma la respingerebbe al mittente. Una presa di posizione che ha alzato ulteriormente il livello della tensione diplomatica.
Intanto la rabbia cresce anche tra le famiglie delle vittime. Tra le voci più dure c’è quella di Michel Pidoux, padre del diciassettenne Trystan morto nel rogo, che parla apertamente di scandalo e accusa la Svizzera di non avere ancora capito che Crans-Montana non è un fatto locale ma un dramma europeo. Per Pidoux, quel conto presentato dallo Stato è il simbolo di una “fredda burocrazia senza dignità”.
Come se non bastasse, lo stesso Pidoux punta il dito contro presunti ambienti influenti del Vallese che starebbero sostenendo economicamente Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del Constellation e tra gli undici indagati per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni colpose, nel tentativo di favorire la riapertura del loro ristorante a Lens. Un’ipotesi che, se confermata, aggiungerebbe ulteriore veleno a una vicenda già esplosiva.
Sul fronte giudiziario, Jacques Moretti sarà nuovamente interrogato il 5 giugno. Il 10 aprile aveva evitato di presentarsi ai pm inviando un certificato medico per “problemi di salute”, ma proprio quel giorno le telecamere di Porta a Porta lo avevano ripreso mentre svolgeva lavori di muratura al Vieux Chalet.
In sostanza, quello che all’inizio sembrava un incidente burocratico si è trasformato in un caso politico e diplomatico di prima grandezza. E mentre tra Berna e Roma si alza il muro sul pagamento delle cure, la sensazione è che la polemica sia destinata a crescere ancora.
IL MATTINO "SHITSTORM"
Sul Mattino della Domenica di oggi, Lorenzo Quadri torna a tuonare contro Roma, contro Giorgia Meloni e contro l’ambasciatore italiano, accusando apertamente politica e media d’oltreconfine di avere strumentalizzato senza vergogna la vicenda delle copie delle fatture mediche inviate dopo il rogo di Crans-Montana. Per l’esponente leghista, si tratta dell’ennesima “shitstorm” costruita ad arte contro la Svizzera, nel quadro di una campagna ostile mai davvero cessata. Quadri sostiene che le famiglie italiane non dovevano pagare nulla e che la polemica sarebbe stata gonfiata in modo artificiale, con il preciso scopo di alimentare sospetti, rancori e tensioni contro il nostro Paese. Nel suo mirino finisce direttamente anche Giorgia Meloni, rea, a suo giudizio, di avere rilanciato accuse infondate e di essersi prestata a una polemica di bassissimo livello, parlando di “disumana burocrazia” svizzera senza neppure verificare come funzionino realmente i meccanismi di notifica sanitaria. Non meno duro il giudizio riservato all’ambasciatore italiano, la cui utilità viene ironicamente ridimensionata da Quadri, secondo cui senza la tragedia di Crans non avrebbe nemmeno motivo di esistere nel dibattito pubblico. Il senso politico del suo affondo è chiaro: per Quadri, l’Italia continua a non comportarsi come un Paese amico e sfrutta ogni occasione per scaricare sulla Svizzera accuse, veleni e propaganda. Da qui la sua conclusione, netta e polemica: Berna dovrebbe finalmente prendere atto che i rapporti con Roma non possono più essere letti con ingenuità diplomatica.
E in un articolo sulla stessa pagina si chiede di bloccare i ristorni dei frontalieri: "Visto che questi politicanti d'oltreramina si permettono di insultare la Svizzera per una questione, peraltro ancora da definire, dell’ammontare di 100mila franchi, cominciamo a bloccare 120 milioni di ristorni dei frontalieri. Così almeno nella vicina Penisola possono sbroccare per qualcosa. Specialmente in Lombardia."