CRONACA
Finta espulsione firmata SEM: lettera shock a una giornalista straniera in Svizzera
La missiva, con logo federale e tedesco impeccabile, annunciava la revoca del permesso citando l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”. La Segreteria di Stato della migrazione avverte: "Documenti falsi"

Una lettera apparentemente ufficiale, con il logo della Confederazione, l’intestazione corretta della Segreteria di Stato della migrazione e un tedesco formalmente impeccabile. Ma dentro, un messaggio agghiacciante: “Il suo permesso di soggiorno in Svizzera verrà revocato a partire dal 31 dicembre 2026”. È quanto si è vista recapitare una giornalista di Watson, residente in Svizzera da anni e titolare di un permesso valido fino al 2028. A riportare il caso è il portale svizzero tedesco, ripreso anche dal Corriere del Ticino.

La particolarità, e insieme la gravità, sta nel fatto che la falsa comunicazione richiama esplicitamente l’iniziativa federale “No a una Svizzera da 10 milioni”, come se il voto del 14 giugno avesse già prodotto conseguenze dirette e automatiche sui permessi di soggiorno. Un passaggio costruito apposta per spaventare, colpendo stranieri residenti in Svizzera in un momento politicamente sensibile.

La SEM, dal canto suo, avverte da tempo che sono regolarmente in circolazione false lettere attribuite all’autorità federale e precisa che questi documenti non hanno alcuna attinenza con lo statuto di soggiorno delle persone a cui sono indirizzati. L’Ufficio federale spiega anche che i falsi possono spesso essere individuati da errori nel numero di riferimento personale o da elementi grafici non conformi alla presentazione ufficiale dell’amministrazione.

Il caso arriva in un clima già acceso attorno alla consultazione del 14 giugno e mostra come il tema migratorio possa prestarsi a operazioni di intimidazione o manipolazione. Non è solo una burla di pessimo gusto: è un falso che usa la forma dello Stato per produrre paura politica e personale. E proprio per questo il messaggio che emerge è doppio: da una parte la necessità di verificare con attenzione qualsiasi comunicazione apparentemente ufficiale, dall’altra la conferma che, attorno a certe campagne, il terreno si sta facendo sempre più tossico.

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