CRONACA
L'ultima lettera di Sabrina: "Mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio”
Durante il sit-in davanti al Ministero pubblico sono state lette le parole scritte dalla donna morta nel lago a Melide
TIPRESS/FRANCESCA AGOSTA

LUGANO - Un presidio davanti al Palazzo di giustizia di Lugano per ricordare la donna trovata morta il 18 agosto nelle acque del Ceresio a Melide e per chiedere “verità” e “giustizia”, ma anche perché nessuna donna venga lasciata sola quando denuncia una violenza. Diverse associazioni e collettivi si sono riuniti nel tardo pomeriggio di oggi davanti alla sede del Ministero pubblico.

Durante il sit-in è stata letta pubblicamente, per la prima volta, una lettera scritta da Sabrina (il suo pseudonimo), la donna che nelle settimane precedenti aveva pubblicato su Instagram gli audio che coinvolgevano il consigliere di Stato Claudio Zali. La lettera era stata inviata il 25 luglio al collettivo “io l’8 ogni giorno”, con l’intenzione che venisse letta durante il presidio organizzato a Bellinzona il 29 luglio per chiedere le dimissioni del direttore del Dipartimento del territorio. In quell’occasione, però, non era stata resa pubblica.

Poche settimane dopo, l’8 agosto, la donna avrebbe denunciato un’aggressione. Dieci giorni più tardi, il 18 agosto, è stata trovata senza vita nelle acque del lago a Melide.

Questa sera, davanti al Palazzo di giustizia, la sua lettera è stata letta integralmente. Un passaggio, alla luce di quanto accaduto successivamente, assume inevitabilmente un peso particolare: “Per motivi di sicurezza non posso partecipare personalmente alla manifestazione, in quanto mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio”.

Di seguito il testo integrale della lettera:

Buongiorno a tutte e a tutti e vi ringrazio di essere qui oggi a sostenere non solo me, ma tutte le donne che come me hanno subito la violenza di genere, in tutte le sue forme.

Per motivi di sicurezza non posso partecipare personalmente alla manifestazione, in quanto mi ritengo in pericolo dopo la pubblicazione su Instagram degli audio che ormai – immagino – tutte e tutti avete ascoltato.

Molti mi hanno chiesto perché ho pubblicato. E perché proprio ora. Ecco, più di tutto, ci tengo a fare una precisazione importante sulle tempistiche di questa pubblicazione. Dai vari interventi e commenti che ho letto si insinua che dietro ci sia una fantomatica regia politica: posso dirlo con la mano sul cuore, non c'è niente di più falso. La decisione di pubblicarli sono legate a vicende personali accadute negli ultimi mesi, inoltre sono riuscita a uscire allo scoperto anche grazie a una vera presa a carico psicologica che mi portato a fare dei cambiamenti e che mi ha reso maggiormente consapevole di quello che stava accadendo e ho avuto più coraggio.

Quando si vive in una situazione di violenza, che sia verbale o fisica oppure di ogni altra specie, è difficile reagire per tempo, prevalgono i sensi di colpa, il sentirsi inadeguati e perfino il credere di meritarselo.

Nessuno mi ha chiesto di farlo, pubblicare gli audio (commettendo tra l'altro un potenziale reato del quale molto probabilmente dovrò pagarne le conseguenze) è stata una scelta personale e difficile. Nemmeno i miei più cari amici lo sapevano. Ho riflettuto a lungo, dentro di me, con il passare del tempo, montava sempre di più un grandissimo senso di ingiustizia che non riuscivo a sanare. E allora ho agito.

Ho corso dei rischi, e li sto correndo tutt'ora, tant'è vero che sono qui solo per lettera e non in presenza, ma ho deciso consciamente di farlo e non me ne pento. Sono più importanti le mie parole che il mio volto. Non cerco notorietà, ma solo giustizia.

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