Il 27 settembre Bellinzona decide sul futuro dei Castelli. Il progetto punta su nuovi musei, più turisti e una gestione affidata a una fondazione. I contrari contestano ticket, costi e controllo democratico

BELLINZONA – Il futuro dei Castelli passa dalle urne. Il 27 settembre i cittadini di Bellinzona saranno chiamati ad approvare o respingere il progetto di valorizzazione della “Fortezza”: un credito d’opera di circa 19 milioni di franchi divisi in due fasi.
Il progetto era stato approvato il 9 marzo dal Consiglio comunale con 46 voti favorevoli, cinque contrari e quattro astensioni. Il referendum promosso dal Noce dell’ex sindaco Brenno Martignoni Polti ha però raccolto 4.650 firme, delle quali 3.738 dichiarate valide, riportando la decisione davanti alla popolazione.
Cosa prevede il progetto
Gli interventi riguardano Castel Grande, Montebello, Sasso Corbaro, la Murata e la Cinta muraria, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2000. Si vogliono rinnovare i musei e l’esperienza di visita, aprire e allestire la galleria sotterranea della Murata, recuperare nuovi spazi a Castel Grande, realizzare percorsi interattivi e migliorare accoglienza, ristorazione e accessibilità.
Il credito di progettazione della seconda fase comprende anche lo studio di un sistema meccanizzato di risalita da viale Stazione a Montebello.
Oggi i visitatori paganti sono poco più di 40 mila all’anno. L’obiettivo è arrivare, progressivamente, ad almeno 100 mila e in seguito a una fascia compresa fra 130 mila e 200 mila.
Il piano di finanziamento prevede otto milioni dal Cantone, otto dalla Città e 3,061 milioni dalla Confederazione e da fondazioni private. Bellinzona intende utilizzare 3,5 milioni di contributi aggregativi, riducendo a 4,5 milioni l’onere diretto per le casse comunali. I contributi federali e privati, tuttavia, devono ancora essere formalmente assicurati.
Branda: “È giusto che i turisti contribuiscano”
Il fronte del Sì riunisce il Municipio, PLR, PS, Centro, Lega e Verdi liberali, oltre agli ambienti turistici, alberghieri e commerciali. Per il sindaco Mario Branda, bocciare il progetto significherebbe rinunciare a un’occasione difficilmente ripetibile. Il patrimonio bellinzonese necessita di investimenti e, a suo giudizio, sarebbe sbagliato affossare l’intera operazione per la questione del nome o del biglietto.
Branda ricorda che i Castelli continueranno a chiamarsi Castelli: “Fortezza” indicherebbe semplicemente l’intero sistema difensivo formato dai tre manieri, dalla Murata e dalla Cinta muraria.
Il sindaco difende anche il ticket previsto per la corte interna di Castel Grande e per la galleria della Murata: “I Castelli hanno costi di gestione e manutenzione importanti. È giusto che anche i turisti contribuiscano”, ha detto in un’intervista al Corriere del Ticino.
Il consigliere nazionale PLR ed ex vicesindaco Simone Gianini sottolinea invece che il progetto è “il risultato di dodici anni di lavoro e permetterebbe di completare gli interventi realizzati negli anni Ottanta e Novanta”. A suo giudizio,” pochi altri territori rinuncerebbero a valorizzare un patrimonio UNESCO di questa portata”.
Il comitato “Facciamoci Belli” stima che, raggiungendo i 200 mila visitatori, l’indotto economico possa salire a 14,2 milioni di franchi all’anno, con benefici per ristoranti, alberghi e commerci. Si tratta, naturalmente, di una proiezione legata al previsto aumento dei flussi turistici.
Martignoni: “La corte deve restare uno spazio libero”
A guidare il No è Brenno Martignoni Polti. Con il Noce si sono schierati UDC, Avanti con Ticino&Lavoro, Partito comunista, HelvEthica e MPS.
L’ex sindaco non si dice contrario alla valorizzazione, ma alle modalità scelte dal Municipio. Il primo bersaglio è il ticket. Secondo Martignoni, la corte interna di Castel Grande è stata concepita con il restauro dell’architetto Aurelio Galfetti come spazio urbano aperto alla comunità e dovrebbe rimanere tale: farla pagare sarebbe come introdurre un biglietto per entrare in piazza del Sole.
Martignoni contesta anche il nome “Fortezza”, considerato un marchio turistico imposto dall’alto, e la futura fondazione incaricata della gestione. Per i referendisti, votare No non significherebbe condannare i Castelli all’immobilismo, ma costringere il Municipio a rivedere il progetto. Contrariamente a quanto sostenuto dai favorevoli, dunque, un piano B ci sarebbe: eliminare gli elementi più controversi e ripartire.
Fra i contrari, il deputato UDC Tuto Rossi giudica il progetto poco chiaro nei contenuti culturali e teme che le previsioni sui visitatori e sull’autofinanziamento non si concretizzino. La sua è anche una critica alle priorità finanziarie: prima di impegnare nuove risorse pubbliche, la Città dovrebbe concentrarsi sulle necessità più urgenti della popolazione.
L’MPS: “Controllo pubblico insufficiente”
Nella presa di posizione inviata alla stampa, l’MPS ricorda di avere votato contro il progetto in Consiglio comunale. Il movimento non ha promosso direttamente il referendum, ma ha invitato a firmarlo affinché una decisione di tale portata fosse sottoposta alla popolazione.
Per l’MPS non è accettabile che i residenti in Ticino possano essere chiamati a pagare per accedere ad alcuni spazi di un patrimonio finanziato anche con risorse cantonali. Le rassicurazioni sulla gratuità riguardano infatti principalmente i domiciliati di Bellinzona, mentre le modalità operative non sono ancora state completamente definite.
Il secondo nodo è la fondazione. Terminata la prima fase, questo organismo dovrebbe occuparsi di finanze, personale, contenuti culturali, manutenzione ordinaria, promozione e attività commerciali. Città e Cantone avrebbero una rappresentanza paritaria nel Consiglio di fondazione, ma per l’MPS mancano garanzie sufficienti sul controllo democratico e sulla possibilità del Legislativo e della collettività di orientarne le decisioni.
Il movimento rimprovera inoltre al Municipio di non avere cercato una mediazione preventiva su accessibilità e gestione, preferendo arrivare a una prova di forza.
Verso il 27 settembre
La votazione non contrappone chi vuole valorizzare i Castelli a chi vorrebbe lasciarli com’erano. Entrambi i fronti riconoscono la necessità di preservare e rilanciare il patrimonio UNESCO.
La differenza riguarda il modo. Per il Sì, senza investimenti, nuovi contenuti e una gestione professionale Bellinzona continuerà a non sfruttare il proprio maggiore richiamo turistico. Per il No, invece, il progetto lega il futuro dei Castelli a previsioni economiche ambiziose, introduce il pagamento in spazi oggi liberi e allontana la gestione dal controllo politico diretto.
Da una parte il rischio di perdere finanziamenti e un’opportunità di sviluppo. Dall’altra quello di approvare un progetto nel quale ticket, governance e risultati ec