Auto in panne e dubbi sui risarcimenti: Laurent Pignot, portavoce del TCS, spiega i rischi del carburante contaminato e come tutelarsi, anche oltreconfine

CHIASSO – Oltre 165 tonnellate di carburante non conforme sequestrate nel Lazio nel corso del 2026, con un aumento superiore al 350% rispetto al 2025. I numeri, riferiti il 7 agosto all’Adnkronos dalla Guardia di Finanza, arrivano dall’Italia. Ma gli interrogativi interessano anche chi dal Ticino varca il confine per una vacanza, un viaggio di lavoro o un rifornimento: che cosa succede se nel serbatoio finisce carburante contaminato? E chi paga quando l’auto si ferma?
Il dato riguarda le quantità di prodotti non conformi sequestrate, non esclusivamente la presenza d’acqua né il numero di veicoli danneggiati. Dalle officine romane arrivano però anche segnalazioni di un aumento dei guasti legati a carburanti contaminati. Uno degli autoriparatori intervistati dall’agenzia indica una crescita del 25–30% dei casi riscontrati nella propria attività.
È successo anche a chi scrive. Fine agosto, piena notte, una stazione di servizio a Fabro, in Umbria. L’auto ferma, l’attesa dei soccorsi, la necessità di trovare una sistemazione in albergo. Poi la diagnosi del meccanico, che riscontra e documenta la presenza di acqua nel carburante. Da quel momento, al problema del veicolo si aggiungono le domande. Quali danni possono essere risarciti? Chi deve farsene carico? Come si dimostra l’origine della contaminazione? E che cosa copre l’assicurazione? Per chi scrive, quest’ultimo interrogativo resta aperto: a due settimane dall’accaduto, una risposta è ancora attesa.
Da qui il confronto con Laurent Pignot, portavoce del TCS, per capire come comportarsi e quali elementi raccogliere. Partendo da una distinzione: le segnalazioni italiane non bastano, da sole, a descrivere la situazione svizzera.
Pignot richiama le verifiche effettuate dall’associazione: “Nei test sulla qualità dei carburanti effettuati nel 2010, 2011 e 2013, nessun campione di diesel presentava un tenore d’acqua troppo elevato. Tutti i campioni di diesel, compresi quelli prelevati all’estero, presentavano un tenore d’acqua inferiore alla metà del limite massimo consentito di 200 mg/kg”.
Sono controlli risalenti nel tempo, che non permettono di misurare l’andamento attuale del fenomeno. La valutazione del TCS rimane comunque rassicurante: “Riteniamo che la situazione non sia cambiata e che le stazioni di servizio continuino a non vendere carburante con un tenore d’acqua eccessivo”.
Per la benzina, precisa Pignot, “non esiste invece un valore limite relativo al tenore d’acqua. Un aspetto torbido della benzina può indicare la presenza di acqua o di altre impurità”. Nel test del 2013, tutti i trenta campioni esaminati erano limpidi.
Quando l’acqua viene trovata, resta però da capire come sia arrivata nel serbatoio. Il primo pensiero corre inevitabilmente all’ultimo rifornimento. Un sospetto che deve essere verificato, perché le possibili spiegazioni sono diverse.
“In caso di piogge molto intense, può accadere che dell’acqua penetri nei serbatoi di una stazione di servizio. Se la causa è riconducibile alla stazione di servizio, di norma si riscontrano più automobilisti interessati dallo stesso problema”, spiega il portavoce del TCS.
L’origine può trovarsi anche nel veicolo: “Nel serbatoio di un veicolo è sempre presente una certa quantità d’aria. In caso di variazioni di temperatura – tra giorno e notte oppure tra estate e inverno – l’umidità presente nell’aria può condensarsi sulle pareti interne del serbatoio”.
Tra le altre possibili cause, Pignot indica le infiltrazioni attraverso un tappo o un bocchettone non perfettamente stagni, ad esempio durante forti piogge o lavaggi; l’impiego di carburante contaminato conservato in una tanica; la formazione di condensa dopo lunghi periodi di fermo o per l’abitudine di circolare spesso con il serbatoio quasi vuoto. Nei diesel va considerata anche la manutenzione del filtro, da eseguire secondo le prescrizioni del costruttore. Non è esclusa una contaminazione intenzionale da parte di terzi, anche se, in presenza di un tappo chiuso, questa comporta generalmente un danneggiamento.
Le conseguenze possono tradursi in un conto pesante, soprattutto per i motori diesel. “Nel caso del diesel, la presenza di acqua ‘diluisce’ il carburante e ne riduce la capacità lubrificante. Di conseguenza, la pompa d’iniezione o la pompa ad alta pressione dei motori Common Rail possono grippare. Questo può comportare costi di riparazione di diverse migliaia di franchi”.
Nemmeno un motore a benzina è al riparo: “Nei motori a benzina i danni sono generalmente meno gravi, ma anche in questo caso l’acqua favorisce la corrosione, può ridurre la durata della pompa del carburante oppure provocare malfunzionamenti degli iniettori, che dispongono di aperture d’iniezione molto sottili”.
Anche la reazione dell’automobilista può fare la differenza. Insistere con l’accensione, sperando che il motore riparta, rischia di aggravare il danno.
“In questo caso valgono le stesse precauzioni previste in caso di rifornimento con il carburante sbagliato. Se si sospetta che il carburante sia di cattiva qualità, bisogna evitare di tentare ripetutamente di avviare il motore e chiamare invece il servizio di soccorso stradale. Se il motore è ancora in funzione, è consigliabile fermarsi in un luogo sicuro il prima possibile”.
Superata l’emergenza, occorre ricostruire l’accaduto. E uno scontrino, magari dimenticato nel vano portaoggetti o gettato via dopo il pieno, può diventare un documento importante.
“Consigliamo di conservare per un certo periodo le ricevute dei rifornimenti”, sottolinea Pignot. Permettono di documentare quando e dove è stato acquistato il carburante, di quale tipo e in quale quantità. È utile annotare anche i sintomi manifestati dal veicolo e le circostanze precedenti al guasto, comprese eventuali piogge intense, lavaggi o lunghi periodi di inutilizzo.
La ricevuta dimostra l’acquisto, mentre per accertare la contaminazione possono servire analisi. Il TCS indica la possibilità di contattare il laboratorio Intertek Switzerland e di incaricare l’officina del prelievo di un campione dal veicolo. “Per il prelievo sono necessari contenitori metallici adeguati, che possono essere messi a disposizione dal laboratorio”. A seconda del sospetto, può essere utile anche “prelevare un campione presso la stazione di servizio, dalla stessa pompa utilizzata per l’ultimo rifornimento”.
Sul versante assicurativo, Pignot richiama espressamente il caso degli atti dolosi: “In generale, una buona assicurazione casco parziale copre i danni causati da atti dolosi, compresa in particolare l’introduzione di sostanze dannose nel serbatoio del carburante. Consigliamo comunque di verificare le condizioni generali della propria assicurazione”.
Il riferimento al dolo è importante: non significa che qualsiasi contaminazione sia automaticamente coperta. Per capire come verrà trattato il caso, restano determinanti la causa del danno e le condizioni della polizza.
Quanto ai controlli in Svizzera, Pignot ricorda che “i serbatoi delle stazioni di servizio sono controllati principalmente nell’ambito dell’autocontrollo”. Il sospetto di infiltrazioni nei serbatoi sotterranei può inoltre sollevare una questione ambientale: alla penetrazione dell’acqua potrebbe accompagnarsi una fuoriuscita di carburante o acqua contaminata. In quel caso è competente l’ufficio cantonale responsabile dell’ambiente o della protezione delle acque. “Se invece si tratta di un singolo caso relativo a un danno subito da un veicolo, la questione è generalmente di natura civile”.
Resta infine il tema della convenienza, particolarmente concreto per chi dal Ticino sceglie di fare il pieno oltreconfine. Un prezzo più basso può essere considerato un campanello d’allarme sulla qualità?
I risultati richiamati dal TCS non sostengono questa conclusione. “Nel test sul diesel effettuato nel 2011 presso 202 stazioni di servizio in diversi Paesi europei, il tenore d’acqua di tutti i campioni era nettamente inferiore al limite previsto dalla norma”, spiega Pignot. “Il test sui carburanti del 2013, incentrato in particolare sulle stazioni di servizio indipendenti, ha inoltre mostrato che la qualità del diesel non dipende dal prezzo praticato alla pompa”.
La conclusione riguarda chiunque si fermi a un distributore, in Ticino come all’estero: “Poiché il consumatore non ha la possibilità di verificare personalmente la qualità del carburante prima dell’acquisto, deve poter contare su una qualità costante e garantita”.